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27 aprile: tanti auguri Nick, 25 anni controcorrente

Oggi è il compleanno di Kyrgios il più grande talento ancora inespresso del tennis contemporaneo. Un mago con la racchetta, un “non allineato” negli atteggiamenti, spesso fuori dalle righe che però tradiscono intelligenza e sensibilità non comuni

di | 27 aprile 2020

COMPLEANNI

Nick Kyrgios: 25. Una carriera in direzione ostinata e contraria, quella dell’australiano nato a Canberra nel 1995 da Giorgios, greco, e Norlaila, ingegnere informatico di nobile famiglia malese. Ha un talento smisurato ma un carattere particolare. Fino ai 14 anni gioca a tennis ma anche a basket, che è la sua vera passione. Poi sceglie la racchetta e nel 2013 vince gli Australian Open juniores.

Con quella racchetta fa meraviglie assolute perché nel fisico ha una potenza che spacca la palla in due ma nella mano una dolcezza che può accarezzare il feltro della pallina come pochi altri.

Ha il piglio del bullo, strafottente e questo gli permette di reggere subito un palcoscenico come quello di Wimbledon: a soli 18 anni, da n.144 Atp, riceve una wild card e fa un buco nel tabellone, battendo Richard Gasquet, allora n. 14, al secondo turno e un certo Rafael Nadal, n.1 del mondo, negli ottavi. E non è una giornata nera dello spagnolo, il punteggio lo testimonia: 7-6 5-7 7-6 6-3. Lo ferma solo, nei quarti, la superpotenza del gigante canadese Raonic.

Da quel giorno tutti sanno che cosa è in grado di fare Nick, cioè battere chiunque, dovunque ma anche litigare col mondo, lanciare una sedia in campo (come ha fatto recentemente a Roma) o chiudere di uscire dal campo per una pausa toilet e spaccare tre racchette negli spogliatoi senza farsi vedere dall’arbitro (che lo sanziona ugualmente).

Oggi è n.40 del mondo, classifica che gli sta strettissima, ma è stato n.13 nel 2016, quando vinse 3 dei suoi 6 titoli Atp, tutti a livello di Atp 250 o 500.

Finalista nel Masters 1000 di Cincinnati nel 2017 (perse con il bulgaro Dimitrov), i suoi risultati slam migliori restano quei quarti a Wimbledon, doppiati a Melbourne l’anno dopo.

Dunque gli manca la vera grande esplosione, che tanti sono convinti debba arrivare a un certo punto, grazie al suo tennis superbo. Anche perché ormai è chiaro che dietro ai modi da “bad boy” c’è una testa pensante molto fina. E anche sensibile.

Quest’anno è stato il primo a impegnarsi per raccogliere fondi a favore delle popolazioni colpite dagli incendi in Australia, offrendo 200 dollari per ogni ace che avesse messo a segno agli Open di Melbourne. E ora, in tempi di coronavirus, si è proposto per portare la spesa a casa di chi ha bisogno. Pagandola di tasca sua.

Quando tutti i suoi pianeti si allineeranno, nessuno riuscirà a fermarlo. E nemmeno di fargli smettere di dire “no”, anche da solo e controcorrente. Come ha appena fatto di fronte alla proposta di Roger Federer di unire Atp e Wta in un unico ente.

Tanti auguri Nick, irascibile, carissimo….bastian contrario.

Horacio Zeballos: 35. Argentino nato a Mar del Plata nel 1985, è stato n.39 del mondo in singolare (il 4 marzo del 2013) ma si è distinto soprattutto come doppista. Se a livello individuale ha conquistato un solo titolo, a Vina del mar nel 2013, nel gioco di coppia ne vanta ben 15, tra cui due Atp Masters 1000, entrambi centrati nel 2019: a Indian Wells (con il croato Nicola Mektic) e all’Open del Canada ( con lo spagnolo Marcel Granollers). E’ l’attuale n.4 del mondo, in virtù anche della finale raggiunta agli Us Open 2019, sempre con Granollers.

ACCADDE OGGI

 

Il 27 aprile 2008 lo spagnolo Rafael Nadal, 21 anni, superò nella finale del Monte-Carlo Open lo svizzero Roger Federer, 26 anni, conquistando il suo quarto titolo consecutivo nel prestigioso Atp Masters 1000 monegasco.

Un’impresa che era riuscita solo al neozelandese Antony Wilding quasi 100 anni prima, tra il 1911 e il 1914.Quel titolo era il 24esimo nella carriera di Nadal, il 19esimo sulla terra battuta.

La sfida in finale tra Rafa e Roger era anche la terza consecutiva a Monte-Carlo.

Nella prima, quella del 2006, si giocava ancora sulla distanza dei cinque set e lo spagnolo si era imposto in quattro partite 6-2 6-7 6-3 7-6.

Più agevole il suo successo nel 2007: un doppio 6-4.

Il 7-5 7-5 del 2008 non deve trarre in inganno: fu un match tiratissimo. Federer era andato a servire sul 4-3 nel primo set ed era partito in vantaggio addirittura 4-0 nel secondo. Ma quello del Principato di Monaco sarebbe stato uno dei domini assoluti dello spagnolo che vinse quel giorno e altre quattro volte consecutive, fino al 2012 compreso. E poi, dopo una pausa di tre anni, tornò a regnare per raggiungere un record di ben 11 titoli.

Prima di lui il primatista era l’inglese Reggie Doherty, che si impose sei volte tra il 1897 e il 1904.

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