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La psicologa ti aiuta a resistere/5: vite interrotte come le partite

Come il maltempo o l’oscurità fanno con le partite di tennis, il Covid-19 ha interrotto le nostre esistenze. Dobbiamo mantenere delle routine, degli orari, programmare le nostre giornate per non farci trovare scarichi quando il match riprenderà…

di | 22 aprile 2020

A differenza di molti altri sport nel tennis non è raro che un match venga interrotto. Può capitare per mancanza di visibilità, se si gioca all’aperto oltre l’ora del tramonto, o per le cattive condizioni climatiche. La più frequente è la pioggia, che può causare anche varie interruzioni, come capitò a Wimbledon nel 2008, quando prima permise a Federer di rimontare, ma poi a Nadal di interrompere il sorpasso di Roger, a quel momento probabile. Ma anche l’eccessivo calore, come si verificò a Melbourne per gli Open d’Australia del 2009.

Al momento dell’interruzione il giocatore che stava vincendo è il più penalizzato perché le sensazioni di arousal, concentrazione, flow con cui stava giocando spesso si affievoliscono, e non è detto che ricompaiano, soprattutto se la pausa si prolunga.

Diversa la situazione per chi ‘era sotto’: il break può servire per rifiatare, focalizzarsi su quanto stava avvenendo, elaborare a mente più fredda una strategia che può rivelarsi vincente quando si torna in campo. Ci sono molti esempi di questa situazione: significativo quello del Nadal di inizio carriera, che considerò l’arrivo della pioggia un miracolo compiuto da zio Tony per fargli sospendere un match avviato a sicura sconfitta. Il riposo della pausa e le indicazioni tecniche che pareva aver dimenticato in campo gli permisero di capovolgere il risultato.

La difficoltà di vivere l’interruzione consiste nel non sapere quanto durerà, dunque nel non poter programmare il tempo prima di rientrare in campo: fare o no la doccia? mangiare? riposare o mantenersi attivi?

Come il maltempo o il buio, il Covid-19 ha interrotto le nostre vite: in modo drammatico come è capitato a chi non ce l’ha fatta, o a chi negli ospedali combatte la battaglia contro la malattia, sia come paziente che come operatore sanitario.

Ma anche a tutti noi che siamo stati privati della nostra quotidianità e non sappiamo né per quanto tempo, né cosa avverrà dopo. Oltre alla paura di ammalarci la maggiore difficoltà che incontriamo riguarda proprio la perdita di controllo sulla nostra vita, sulle nostre giornate in cui il tempo era scandito da impegni incastrati con meticolosa precisione.

Ora questo tempo sospeso, dilatato, spesso annichilisce, mette di fronte alla difficoltà di riorganizzarsi quotidianamente in uno schema diverso da quello a cui eravamo abituati.

Dunque diventa fondamentale per resistere e per tornare a essere efficienti, non appena se ne avrà la possibilità, mantenere delle routine, degli orari, programmare le nostre giornate senza trascurare una quotidiana attività fisica

Riuscire a impegnare la propria mente su attività concrete di qualsiasi tipo, in base agli interessi e alle possibilità di ognuno, aiuta ad allontanarla da scenari angoscianti la cui anticipazione non fa altro che succhiare energie, come una partita interrotta, giocata mille, inutili volte durante una notte insonne... che porta poi in campo un giocatore esausto e scarico, incapace di vincerla.

 

*già campionessa d’Italia e nazionale azzurra nel tennistavolo, Marcella Marcone è psicoanalista e psicoterapeuta. Ha scritto, con Marco Mazzoni, i libri: “Racchette & abitudini, aspetti pscicologici di rituali e scaramanzie” e “Tennis sul divano”

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