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Mouratoglou lancia il sasso per i più deboli: la lettera aperta

Il francese, allenatore di Serena Williams e titolare di una famosa accademia, si rivolge alle istituzioni del tennis denunciando la pesante situazione economica dei giocatori fuori dai “top 100” che normalmente faticano a chiudere la stagione in pari e ora non avranno entrate per mesi. “E’ vergognoso che il n.100 del mondo faccia fatica a vivere col tennis”

di | 08 aprile 2020

Patrick Mouratoglou lancia il sasso e non nasconde la mano. Si schiera con i giocatori più deboli sul piano economico. Dice che il tennis è organizzato male, che è vergognoso che il n.100 del mondo guadagni così poco e che le istituzioni devono dire “basta” e cambiare tutto. Durante dopo il coronavirus.

Famoso per essere il coach di Serena Williams e il titolare-fondatore di una delle Accademie di tennis oggi più quotate al mondo a Biot, entroterra della Costa Azzurra (ci si allena, tra gli altri Stefanos Tsitsipas), il franco-greco spezza la sua lancia a favore dei tennisti di seconda fascia, i peones del circuito, i più penalizzati dalla crisi creata dall’esplosione della pandemia del coronavirus.

Lo fa con una lettera aperta alla comunità del tennis, postata sul suo profilo Instagram.

Il nostro sport è bellissimo – esordisce – ma il periodo di difficoltà che stiamo attraversando non fa che enfatizzarne tutti gli aspetti che non funzionano.

I giocatori classificati oltre il n.100 del mondo fanno fatica a chiudere l’anno in pareggio. La maggior parte di loro deve trovare degli sponsor per poter competere a livello professionistico. Le loro vite sono una continua battaglia sul piano economico.

A differenza dei giocatori di basket o di calcio, i tennisti non godono di uno stipendio annuale. Sono dei liberi professionisti. Si pagano i viaggi. Pagano stipendi fissi ai membri del loro staff mentre il loro guadagno dipende da quante partite vincono. E’ un sistema meritocratico, che peraltro ritengo giusto. I top players si meritano al 100% tutto quello che guadagnano.

Detto ciò, io trovo vergognoso che il n.100 in uno degli sport più popolari al mondo, seguito da un miliardo di fans, faccia fatica a portare a casa ogni anno una cifra che gli permetta di vivere di questo lavoro.

Secondo Tim Mayotte, uno che è stato tra i top 10, “bisogna arrivare ad almeno 200mila dollari l’anno di premi e/o sponsorizzazioni per tirarci fuori uno stipendio decente”.

Secondo l’attuale n.225 del mondo, Noah Rubin “chi è fuori dai primi 50 o dai primi 100 non ha grandi sponsorizzazioni fuori dal campo. Se guadagni poco non puoi vivere senza sponsor. E se non lavori, non vieni pagato”.

Dunque che cosa succede quando i giocatori restano senza lavoro per un periodo indefinito? Non vengono pagati. Qualcuno sta dicendo addio ai suoi sogni, alle prospettive di carriera.

E’ troppo tempo che le cose vanno così. Anche se abbiamo abolito la supremazia degli uomini sulle donne sul piano economico, il tennis è uno degli sport con i più gravi problemi di iniquità sul piano economico in assoluto.

Il fatto è che il tennis, tra l’altro, ha l’assoluta necessità che questi giocatori sopravvivano. Il tennis non può vivere solo con le elité. Il tour si atrofizzerebbe.

La riforma dell’ITF dello scorso anno, che per fortuna è stata abbandonata dopo pochi mesi, rendeva la situazione dei giocatori fuori dai primi 100 assolutamente ingestibile. Molti hanno deciso di smettere perché non avevano altra scelta.

Adesso stanno affrontando una nuova sfida: siccome il Tour è fermo per i motivi che tutti sappiamo questo giocatori non hanno introito alcuno e, a differenza dei Top 100 non hanno potuto mettere nulla da parte e non hanno sponsorizzazioni di cui vivere.

E’ arrivato il momento di pensare a questi giocatori, di aiutarli, in primo luogo nell’immediato, poi a lungo termine.

Per questo motivo mi piacerebbe vedere l’Atp, la Wta. L’ITF e gli organizzatori dei tornei del Grande Slam sedersi tutti attorno a un tavolo (virtualmente almeno) per cercare e trovare insieme una soluzione sostenibile. Tutti noi facciamo riferimento a queste organizzazioni, che hanno la forza di difendere l’economia del tennis professionistico e di assumersi responsabilità sul piano sociale.

Mi piacerebbe che queste istituzioni dicessero: BASTA. Non possiamo lasciare ancora indietro i giocatori di classifica più bassa. Non è giusto. Il tennis deve cambiare. Usiamo questo momento di pausa delle gare per cominciare a discuterne”.

Fin qui la lettera di Patrick Mouratoglou. Che si può aggiungere? Il tecnico, che iniziò la sua carriera di coach con il cipriota Marcos Baghdatis, ha ragioni da vendere. Non si può ignorare il fatto che anche lui, con la sua Academy, vive di riflesso il problema e dunque è per forza molto sensibile alla questione: se i giocatori hanno poche entrate, come lui stesso ha sottolineato, non possono a pagare lo staff tecnico.

E’ però altrettanto vero che l’attuale n.100 del mondo, il nostro Salvatore Caruso, ha incassato in 10 anni di carriera 877.118 dollari lordi. Vale a dire meno della metà di quello che il citato Tim Mayotte, una carriera in campo legale dopo quella tennistica, ritiene necessario per “stare in piedi” economicamente facendo il tennista.

C’è da riflettere: quanto guadagna il calciatore n.100 del mondo? Quanto il giocatore di basket n.100 del mondo? Tra l’altro questi atleti incassano lo stipendio anche se non vincono la partita o il campionato. Vogliamo fare qualche paragone? Pensiamo di non sbagliare se diciamo che Medel del Bologna (stipendio 2019/2020: 1.500.000 euro), Destro del Genoa (1.200.000 euro), Pazzini del Verona (1.300.000 euro) o Petagna della Spal (1.200.000 euro) sono degli ottimi calciatori ma non entrerebbero tra i top 100 in una classica dei calciatori a livello mondiale.

Calcolando che tutti i club di prestigio assoluto (Real Madrid, Barcellona, Juventus, Manchester United, Bayern Monaco, Paris St Germain ecc. ecc.) hanno rose ad alto livello di almeno 20 giocatori ciascuna non è difficile immaginare che ci siano più di 1000 calciatori al mondo che incassano più di un milione di euro all’anno. Caruso, n.100, non ci è ancora riuscito a raggiungere quella quota in 10 anni di tornei, durante i quali ha avuto spese a non finire. E va anche considerato che i tennisti (le loro famiglie) spendono un sacco di soldi per finanziare tutta l’attività di crescita e costruzione a livello “under”, mentre le società di calcio si fanno carico di tutto, sin dall’inizio del percorso giovanile.

Mouratoglou ha messo in gioco la palla, vediamo se (e come) qualcuno risponderà.

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