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OFF SEASON – A spasso nonostante i divieti? Imparate dal pubblico del tennis

Domenica scorsa sono state fermate 50 persone positive al Covid-19 che erano in giro, facendosi un baffo dei divieti, mettendo a rischio la vita degli altri. Alle Next Gen Atp Finals, dove in tribuna ci si potrebbe muovere liberamente durante il gioco, tutti fermi: per rispetto di chi gioca

di | 31 marzo 2020

E poi dicono che il tennis non è una scuola di vita. Scuola, vita: parole importanti. Eppure è il caso di adoperarle. La questione è questa: abbiamo letto tutti che nella giornata di domenica in un luogo X del nostro amato Paese sono state fermate 50 persone POSITIVE al Covid-19 che approfittando della giornata primaverile e magari pure del fatto che l’avvento dell’ora legale le giornate la ha allungate, se ne andavano a spasso noncuranti della loro condizione, del pericolo che stavano arrecando ad altri e, the last but not the least, della regola, Che è: stiamocene a casa e se ci viene la tentazione di uscire pensiamo a quei dottori e quegli infermieri che stanno vivendo dell’inferno da settimana per salvare delle vite. Anche di quelli che magari, delle regole se ne sono fatti un baffo.

Dopo la crisi di furia mi è venuto in mente perché il tennis è una scuola di vita e non sono ammattito. Tre anni fa, a Milano, andò in scena la prima edizione di Next Gen. Tra le regole di quell’evento di cui allora si parlò approfonditamente, c’era quella del “liberi tutti”. Ovvero: ci si può muovere all’interno dello stadio anche se l’incontro è in corso.  Vuoi raggiungere il tuo posto anche se X sta giocando il punto della vita? Puoi. Ci fu chi pensò che si trattava di un’altra violazione dei sacri crismi dello sport dei gesti bianchi: e ci fu chi, invece, sostenne la tesi che sei hai acquistato un biglietto per uno spettacolo e te lo vuoi gustare come ti aggrada devi poterlo fare.

Morale? Costruiti da anni e anni in cui al tennis non ci si muove durante il gioco ma solo ai cambi campo, nello stadio di Next Gen mentre il gioco era in corso non si mosse nessuno. Non un’anima. Pur potendolo fare. Mi piace pensare che non sia stato per abitudine; ma per una interiorizzazione profonda del desiderio di non arrecare danno a chi stava dando vita allo spettacolo e, in ultima sintesi, stava lavorando.

In quel caso c’era coscienza; fors’anche eccessiva, chi lo sa, ma c’era. In quelli che domenica se ne sono andati bellamente a spasso c’era e c’è grave scemenza. Un sonoro “warning” a loro. Anche se la tentazione sarebbe di indirizzare loro un’altra espressione, ben più corposa e non utilizzabile da un qualunque giudice di sedia. Indovinate quale.

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