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Coronavirus, come cambia la vita nelle Tennis Academy

Il coronavirus costringe anche le accademie private a forti restrizioni. "Da noi ci sono ragazzi di 42 nazioni diverse" ha scritto Nadal in una lettera aperta, "molti sono rimasti a vivere qui: dobbiamo occuparci di loro". Accessi regolati anche alla Sanchez-Casal

di | 20 marzo 2020

"Qui da noi ci sono giovani tennisti di 42 nazioni diverse. Molti di loro, per ragioni familiari e logistiche, sono rimasti qui, ed è nostro dovere, oltre che nostra responsabilità, occuparci di loro".
Rafa Nadal racconta così, in una lettera aperta, le conseguenze del coronavirus sulla sua Academy. In queste realtà, sempre più centrali nel tennis moderno, la gestione di un periodo così complesso non è certo facile. Il rischio di contagio richiede risposte eccezionali e massima attenzione.

"Siamo rimasti in contatto con il Consiglio Superiore dello Sport e il Ministro della Salute della regione delle Isole Baleari in modo da adottare le idonee misure in linea con le leggi correnti" ha scritto Nadal. "Come risultato, un gruppo di allenatori, di componenti del personale di supporto e del servizio di pulizia, che si sono offerti volontari per questo, restano confinati all'interno della struttura per occuparsi di questi giocatori".

L'Accademia, spiega ancora lo spagnolo, "è chiusa al pubblico, che non può accedere alla palestra, al museo, al ristorante, al negozio. Giocatori e staff sono gli unici a frequentare la struttura, per ridurre il più possibile il rischio di contagio dall'esterno".

E' una problematica comune alle accademie private, in cui giovani giocatori vivono e si allenano insieme. Per i tennisti, la difficoltà di trovare dove allenarsi effettivamente c'è.
Per quanto vada messa in prospettiva nel contesto di un'emergenza sanitaria che racconta di drammi come le bare portate via sui convogli militari a Bergamo, la situazione delle accademie tennistiche illumina sul presente e sul possibile futuro del tennis nelle prime settimane dopo la ripresa dell'attività.
Le conseguenze del coronavirus, infatti, non sono destinate a sparire per magia dalla mattina dell'8 giugno, se sarà questa la data definitiva del ritorno alla normalità tennistica.
Anche la Sanchez-Casal, una delle accademie più grandi e più importanti al mondo, creata nel 1998 da Emilio Sánchez Vicario e Sergio Casal, ha preso misure eccezionalmente restrittive. Fino al 29 marzo, al campus possono accedere solo impiegati, studenti-atleti annuali, membri della scuola.

Chi vive all'interno dell'accademia tutto l'anno, può allenarsi ma solo in un'area limitata e solo la mattina, si legge in un documento sul sito dell'accademia.
Chi ha la borsa di studio annuale, ma non vive all'interno del campus, non può mescolarsi ai residenti: può allenarsi dentro, ma solo rispettando una schedule fornita individualmente.
A chiunque entri dall'esterno, viene controllata la temperatura e consentito l'accesso ai bagni, ma non alle residenze, agli edifici della scuola, alla palestra o al ristorante.
I fornitori di beni essenziali possono entrare solo da un'ingresso specifico e non hanno accesso al campus. Infine, la scuola prosegue con lezioni online.
 
A tutti i residenti, atleti compresi, viene controllata la temperatura ogni giorno. Chiunque mostri sintomi che possono far sospettare al coronavirus, verrà isolato nel campus. Verranno a quel punto seguite le procedure previste dalle autorità locali.

Il tennis in una stagione di pandemia è anche questo. Una parentesi di difesa della normalità, rigidamente regolata.

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