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Navigare nella tempesta: come i pro gestiscono l'emergenza

Anche il mondo del tennis naviga a vista e si rimbocca le maniche in attesa che passi la tempesta. Lo stop dovuto al diffondersi del virus Covid-19 sta obbligando atleti e addetti ai lavori a rivedere i piani, senza mai perdere di vista l’obiettivo principale: il rispetto per la salute

di | 16 marzo 2020

Tirare il fiato, osservare e capire. Anche il mondo del tennis naviga a vista e si rimbocca le maniche in attesa che passi la tempesta. Lo stop dovuto al diffondersi del virus Covid-19 sta obbligando atleti e addetti ai lavori a rivedere i propri piani, senza mai perdere di vista l’obiettivo principale: il rispetto per la salute. Le testimonianze raccolte dimostrano che il bicchiere può essere mezzo pieno e che l’amore verso il proprio lavoro non può fare altro che crescere.

“Ho avuto la sensazione che stesse per accadere qualcosa di grave, e nonostante avessi già il biglietto in mano ho scelto di non partire per la California”. Queste le prime parole di Simone Vagnozzi, coach di Stefano Travaglia, anche lui costretto a restare in casa in virtù delle ultime limitazioni. “Dopo la Coppa Davis ‘Steto’ è volato subito ad Indian Wells e questa situazione improvvisa ci ha imposto di rivedere i piani. Dobbiamo restare attivi e lo facciamo via telefono, giorno dopo giorno. Al momento è presto per tirare le somme, bisogna scindere tennis e rispetto per la salute. Nostra e degli altri”.

Equilibrio e senso civico caratterizzano il pensiero del giovane allenatore marchigiano. “Organizzare un lavoro mirato non è affatto semplice. Uno stop contenuto implica determinate conseguenze, fermarsi senza sapere quando si tornerà a giocare ne implica altre. Il blocco dei voli, poi, influisce inevitabilmente sulla programmazione, sulla scelta di andare a giocare questo o quel torneo. In Italia sembra che tutti abbiano ormai capito la gravità della cosa e si respira aria di solidarietà. La sensazione, però, è che all’estero sia chiaro quali sono i nostri problemi e non che presto ci si possa trovare a parlarne da diretti interessati. Abbiamo il dovere morale di vedere il bicchiere mezzo pieno, darci da fare e sapere che quando tutto questo sarà finito torneremo a goderci lo sport che amiamo in un modo ancor più speciale”.

La salute prima di tutto

Sulla stessa linea di pensiero Stefano Cobolli, padre e allenatore di Flavio (già top-10 nel ranking juniores). “Nulla di simile era mai capitato prima d’ora”, dice l’ex numero 236 del ranking ATP. “Appena tornati da Casablanca, l’ultimo torneo che abbiamo disputato, ho parlato subito con il preparatore atletico tentando di pianificare qualcosa in vista delle prossime competizioni. Tutto deve essere svolto mettendo al primo posto la salute, nel rispetto delle direttive e delle indicazioni fornite dagli organi competenti. È dura ma si può fare".

"L’idea - continua - è quella di affrontare questo strano periodo tornando a lavorare sulla forza e su tutti quegli aspetti sui quali solitamente ci si focalizza durante la preparazione invernale, anche a livello tecnico. Per i ragazzi che vivono un anno di transizione tra il circuito under 18 e quello ‘pro’, la classifica e i punti in scadenza sono un problema secondario. Devono crescere e capire che si diventa uomini anche attraversando momenti del genere”.

Il tempo da far fruttare

Condivisibile anche il pensiero di Stefano Baraldo, ex preparatore atletico, fra i tanti, di Flavia Pennetta. “Vivo il Tour da oltre quindici anni – racconta Baraldo – e ho avuto l’occasione di girare per il mondo. In questo momento non posso che riscontrare confusione e mi accorgo, anche grazie al dialogo con alcuni colleghi, che giocatori di alto livello stanno comunque riuscendo a lavorare attenendosi al protocollo. Ho letto almeno venti volte tutti i decreti emanati dal Presidente del Consiglio dei Ministri e ricevuto diverse telefonate al fine di un confronto utile tra noi del settore. L’importante è rispettare le linee guida, lasciando poco spazio all’interpretazione. Questo tempo va fatto fruttare. Come? Studiando, approfondendo le ultime novità e mettendo ordine ai dati di allenamento”.

Una situazione limite, nella quale tramite un forte impegno sociale è possibile comunque continuare a lavorare. “Nel breve periodo non è facile dare e ricevere le giuste indicazioni – prosegue l’esperto preparatore atletico –, ecco perché ne faccio anche un discorso di etica professionale. Chi si trova in Italia non può fare altro che rispettare le regole. Occorre restare calmi e capire bene come si evolveranno le cose. Lavorare una o due settimane in meno non cambia molto dal punto di vista pratico. È il momento di investire sulla nostra salute a 360 gradi. Quando si è nel mondo del tennis gira tutto intorno al campo, alle palestre e ai centri riabilitativi. Ora le abitudini devono mutare, è nostro compito adattarle caso per caso alle singole esigenze. Si può stare a casa e continuare a prenderci cura del nostro corpo, da sportivi o meno. Lavorare con gli elastici, la corda, fare stretching e piegamenti: basta non mollare”.

Pronti per il ritorno

Gli fa eco il preparatore e nutrizionista Fabio Buzzanca, fresco di collaborazione con la kazaka Elena Rybakina. “Interruzioni improvvise costringono a rimodulare tutto. Gli imprevisti fanno parte del lavoro, non solo del nostro. Quanto all’alimentazione, ad esempio, le cose cambiano drasticamente a seconda che si giochi o meno. Durante un periodo di stop si riducono i carboidrati e si modifica tutto ciò che concerne gli integratori. È nostro dovere stare accanto all’atleta senza mai perdere di vista le norme sulla prevenzione”.

Interessante, infine, il punto di vista di Stefano Massari, rinomato mental coach impegnato con atleti del calibro di Matteo Berrettini, Alessandro Giannessi e tanti altri. “La situazione attuale non ha precedenti – commenta Massari – e ciascuno di noi la sta vivendo per la prima volta. Una cosa è restare fermi a causa di un brutto infortunio, altra cosa è uno stop forzato di questo tipo. Un contesto del genere mi ha fatto riflettere a lungo e sono arrivato a questa conclusione. A mio avviso ci troviamo in una situazione simile a quella in cui si trova un tennista, professionista o meno, quando affronta un avversario che sembra imbattibile e tira solamente forte e sulle righe".

"Cosa si fa in questi casi? Ci si tiene pronti senza fare passi indietro. Prima o poi l’avversario abbasserà la guardia e quando quel momento arriverà, il nostro non essere usciti mai dalla partita inizierà a dare i frutti sperati”. Una metafora chiara, che coglie nel segno, adattabile alla vita di tutti i giorni anche al di fuori dell’ambito tennistico. “Il momento va vissuto e compreso – chiosa il mental coach – mettendo la salute davanti a tutto”.

Commenti

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stecapi
16 marzo 2020

bell'articolo