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Eventi Internazionali

Trump chiude gli Usa, l’Nba il campionato. Indian wells e Miami in settembre?

In attesa di comunicazioni ufficiali da parte di Atp e Wta, stop ai voli tra Stati Uniti e Europa. E si ferma il campionato di basket più famoso del mondo. Nell’ambiente dell’Atp si ipotizza di trovare spazio ai due grandi tornei, in forma ridotta, dopo gli Us Open

di | 12 marzo 2020

Il coronavirus non è più un'epidemia confinata ad alcune zone geografiche, ma è diffusa in tutto il pianeta. Ad assicurarlo è l’Organizzazione mondiale della sanità che certifica quello che tutto il mondo, o quasi, sapeva da tempo: si tratta di pandemia.

Non è dunque un caso che nelle ultime ore l’intero pianeta sia stato investito da una serie di provvedimenti e di colpi di scena inimmaginabili solo qualche giorno fa, che direttamente o indirettamente si ripercuotono sul versante tennistico. Il Presidente degli Stati Uniti prova a isolare il suo paese dall’Europa, vietando i collegamenti tra gli Usa e il vecchio continente (ad eccezione della Gran Bretagna) dopo che per settimane aveva minimizzato l’emergenza, reputandola una semplice influenza. Una decisione giunta al termine di una serata che negli USA aveva visto l’NBA fare i conti con la prima partita ufficialmente rinviata per coronavirus.

A Salt Lake City, i team di Utah Jazz e Oklahoma City Thunder erano scesi in campo e, dopo la consueta presentazione delle squadre, si apprestavano alla canonica “palla a 2” quando la notizia di un possibile caso di coronavirus nelle file dei Jazz, costringeva gli ufficiali di gara a rimandare le squadre negli spogliatoi tra i “buu” del pubblico. Pochi minuti dopo si veniva a sapere che a risultare positivo era stato il centro dei Jazz, il francese Rudy Gobert, che solo due giorni prima, aveva voluto dimostrare di non temere il coronavirus durante le interviste dei media. Interrogato sulla pandemia, Gobert aveva deciso di toccare tutti i microfoni e i registratori vocali che aveva intorno, noncurante degli eventuali batteri. L’effetto domino della prima positività nel basket professionistico non tardava ad arrivare. Subito dopo aver ricevuto la clamorosa notizia, l’NBA decideva di sospendere il campionato.

La valanga inarrestabile si abbatteva anche sul mondo del cinema: Tom Hanks e Rita Wilson positivi al coronavirus. Dall’Australia, dove stavano girando le riprese di un film su Elvis Presley, la coppia annunciava di essere incappata nei sintomi classici del Covid 19.

In precedenza, mentre il calcio di casa nostra faceva i conti con la sua prima vittima eccellente, il difensore della Juventus Daniele Rugani, anche il mondo tennis non aveva lesinato colpi di scena. In poche ore venivano cancellate le finali di Fed Cup e i playoff della stessa manifestazione, oltre a numerosi tornei di stanza in Repubblica Ceca, mentre a Nur-Sultan, sede questa settimana di un torneo Challenger, i tennisti provenienti da Taiwan, Francia e Germania erano costretti in fretta e furia a lasciare immediatamente il paese. A tenere banco per tutta la giornata era stata la probabile cancellazione del torneo di Miami. In attesa di una comunicazione ufficiale che tardava ad arrivare, era l’Equipe a rivelare: Coronavirus: le circuit ATP en pause pour six semaines”

Non solo, dunque, salterebbe Miami (ormai irraggiungibile per i tennisti come Nadal che sono rientrati in Europa, dopo la cancellazione di Indian Wells), ma ci sarebbe uno stop di ben 6 settimane. Il Board dell’Atp dovrebbe ufficializzare già oggi questa decisione, seguito a stretto giro di posta dalla Wta. Niente tennis almeno fino a lunedì 27 aprile? La testata francese si pone molti interrogativi: “se le stelle possono permettersi di rinunciare agli introiti che avrebbero incassato in questo periodo, cosa succederà ai tennisti meno “abbienti”? Quale sistema verrà escogitato per salvaguardare le classifiche? In che modo i giocatori pianificheranno le loro prossime settimane?”

Sempre l’Equipe riferisce dei possibili scenari relativamente ai tornei soppressi: “Sembrerebbe che il consiglio dei giocatori stia già pensando alla possibilità di disputare Indian Wells e Miami a settembre, subito dopo gli US Open (31 agosto-13 settembre), in un formato ridotto nel tempo (della durata di una settimana anziché di dodici giorni ciascuno) e con tabelloni inferiori ai canonici 96 giocatori. Ma che ne sarebbe dei tornei già programmati in quel periodo, come il Moselle Open (21-27 settembre)? E che fine farebbe la Laver Cup (25-27 settembre)?

Mille interrogativi e una sola certezza: il tennis ci manca già talmente tanto che non vediamo l’ora di sentire un arbitro annunciare con autorità: “Time!" o come direbbero in Francia: «Reprise

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