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Sunshine Double: Djokovic in pole, ma gli altri pressano

Indian Wells e Miami, la doppietta di Masters 1000 sul duro americano è alle porte. Nole resta l’uomo da battere, specialmente dopo l’inizio di stagione perfetta e vista l’assenza di Federer. Dietro Nadal, Thiem, Tsitsipas e… Medvedev, nonostante il recente rendimento poco convincente

di | 09 marzo 2020

Con il weekend di Coppa Davis già alle spalle, le prossime quattro settimane di tennis saranno incentrate sui tornei di Indian Wells e Miami. Si tratta dei primi due Masters 1000 dell’anno e in entrambi i casi ci si aspetta di giocare su campi in cemento medio-lento, con il caldo che spesso rende le condizioni di gioco assai complicate, specialmente a Miami, dove l’umidità gioca spesso un ruolo determinante (si pensi alla finale del 2013 tra Murray e Ferrer).

Mantenere un’efficienza fisica e mentale di alto livello per tutto il mese di marzo è dunque impresa per pochi, come dimostra il fatto che i tennisti ad avere centrato il Sunshine Double siano solamente otto: Courier, Chang, Sampras, Rios, Agassi, Federer e Djokovic (in ordine cronologico). Gli ultimi due sono gli unici ad esserci riusciti in più di un’occasione, con lo svizzero in grado di farlo nel biennio 2005-2006, nel periodo di massimo splendore della carriera, e nel 2017, mentre Djokovic ci è riuscito per ben quattro volte: nel 2011 e nel triennio 2014-2016.

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Proprio il serbo arriva al doppio appuntamento statunitense con i favori del pronostico, forte di 21 vittorie consecutive, di cui 18 nel corso del 2020. Con Federer assente fino a metà giugno, Djokovic e Nadal si presentano in pole position rispetto al resto della concorrenza. In particolare, il serbo si presenta con i favori del pronostico, ma sarà importante capire se riuscirà a dare il 100% in una fase della stagione che precede il momento clou dell’anno, con il periodo che comprende le Olimpiadi e gli altri tre Major ancora distante.

D’altra parte, anche se non dovessero arrivare successi ma piazzamenti importanti, accumulare punti nel mese di marzo potrebbe essere fondamentale per lui per mettere distanza tra sé e Nadal, garantendosi la possibilità di essere in cima al ranking fino a Wimbledon e magari anche fino ad ottobre.

 

In tal senso, appare interessante ricordare che, attualmente, a Djokovic mancano 29 settimane per raggiungere il record di durata al numero 1 del mondo di Federer, fermo a quota 310. Se dovesse rimanere in vetta al ranking, il sorpasso si concretizzerebbe il 5 ottobre. Intanto, con i soli 135 punti da difendere nei prossimi due tornei, Djokovic potrà aumentare il gap tra sé e Nadal, attualmente pari a 370 punti, con lo spagnolo che poi ne dovrà difendere 4080 fino al Roland Garros e altri 3720 tra Wimbledon e Us Open.

Da parte sua, Djokovic dovrà scartare 2500 punti nel corso della stagione sul rosso e altri 2540 fino a New York. Il suo nuovo appuntamento con la storia potrebbe essere alla sua portata.

Tornando a Nadal, il caldo secco e le condizioni di gioco che favoriscono il rimbalzo alto della palla in passato hanno spesso favorito Nadal, che in California ha vinto nel 2007, 2009 e 2013. In Florida, invece, Rafa non è mai riuscito a prevalere, peraltro senza partecipare all’evento negli ultimi due anni. In Messico Rafa è sembrato in buone condizioni, specialmente con il dritto, dopo aver giocato in Australia a un ottimo livello, ma forse leggermente in riserva dopo le fatiche dello scorso novembre.

 

Eppure le condizioni di gioco non veloci adesso potrebbero favorirlo meno rispetto al passato, come dimostra la sua trasformazione tecnico-tattica, che lo ha visto diventare un attaccante a tutto campo, peraltro con risultati eccellenti. Come noto, ciò è accaduto perché la sua tenuta fisica e la sua copertura del campo non possono essere più quelli di un tempo, soprattutto al di fuori della terra rossa.

Il suo gioco in Australia non ha creato grossi problemi a Thiem, campione in carica a Indian Wells e molto atteso per i prossimi tornei dopo essere stato vicino al successo a Melbourne. Nel mese di febbraio Dominic ha giocato solamente a Rio de Janeiro, perdendo dal nostro Gianluca Mager e mostrando un comprensibile ritardo di condizione, che probabilmente lo ha portato a cercare di abbreviare fin troppo gli scambi, cercando il serve and volley in maniera sistematica e non riuscendo a essere sufficientemente dominante con i colpi a rimbalzo.

 

Dopo un’ulteriore pausa di tre settimane, Thiem si presenta negli Stati Uniti con qualche incognita, ma anche con la consapevolezza di poter battere qualsiasi avversario. Nell’atto conclusivo degli Australian Open, Djokovic è stato bravissimo a salvarsi in diverse circostanze rischiando la seconda di servizio e verticalizzando il gioco con profitto, ma ciò è accaduto proprio perché Thiem gli ha creato problematiche da fondocampo che da anni nemmeno Nadal riesce a presentargli sul duro. Se avrà recuperato mentalmente e fisicamente, Thiem potrà non solo vincere contro qualsiasi avversario, ma utilizzare questi due eventi per ridurre ulteriormente il gap con i primi due giocatori del mondo.

Sarà importante vedere anche quale sarà il rendimento di Daniil Medvedev, che tra gennaio e febbraio ha raccolto diverse prestazioni deludenti, con uscite premature a Melbourne, Rotterdam e Marsiglia. In particolare, dopo la pesante sconfitta in Francia contro Simon, il russo ha dichiarato: “Non so perché io abbia giocato cosi male; mi è mancato qualcosa, in tutto, nell’energia, nella testa. […] Se è preoccupante? Un po’ sì. Ma nel corso della mia carriera, da quando ho cominciato a giocare nel circuito, mi è già successo di disputare match così, di avere fasi come questa. Ma bisogna continuare a lavorare”.

 

Il suo tennis richiede un dispendio energetico elevato sia sotto il profilo fisico che mentale, ma anche di continui stimoli. Nel momento in cui si sente ben presente in campo, il russo riesce ad avere un controllo psicologico della partita che gli consente di far giocare male la maggior parte dei suoi avversari, confondendoli anche dal punto di vista tattico grazie al suo arsenale di soluzioni, molto più ampio di quello che potrebbe suggerire un’analisi superficiale.

Dopo essersi riposato per circa venti giorni, i primi due Masters 1000 della stagione rappresentano l’occasione ideale per tornare a esprimersi ad alto livello, come peraltro visto a inizio anno in Atp Cup, dove ha messo a durissima prova un Novak Djokovic in grande condizione.

Chi invece arriva bene al doppio appuntamento americano è Stefanos Tsitsipas, fresco vincitore a Marsiglia e finalista a Dubai, sconfitto da un eccellente Djokovic. Dopo la brutta sconfitta di Melbourne contro Raonic e l’uscita prematura a Rotterdam, il greco ha ricominciato ad esprimere il proprio miglior tennis, riacquisendo fiducia in vista dei prossimi mesi.

A Indian Wells potrebbe soffrire il rimbalzo alto della palla, specialmente dalla parte del rovescio, con il quale ha qualche problema in risposta e nella capacità di invertire una situazione da difensiva ad offensiva. Per quanto riguarda il primo aspetto, è interessante notare che il greco è 45° per return rating e addirittura 53° per punti vinti sulla seconda degli avversari (48,6%).

 

Per dare un’idea, Nadal in queste situazioni vince oltre il 56% dei “15”, mentre nella finale di Dubai Djokovic ha vinto 13 punti su 17 nelle medesime circostanze. Al contrario, il greco ne ha conquistati solamente 9 su 21. Lavorare su questo aspetto sarà una delle chiave per lo sviluppo della sua carriera ad altissimo livello.

Di sicuro confrontarsi sempre più frequentemente con i migliori giocatori del mondo, in situazioni di stress in cui è costretto a uscire dalla sua comfort zone, potrà aiutarlo non poco per completare la sua formazione. Anche per questa ragione, il mese di marzo potrebbe costituire un tassello non secondario per il prosieguo della sua stagione, che da adesso in poi entrerà sempre più nel vivo.

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