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Eventi Internazionali

Ci stiamo bruciando l’“Amazzonia rossa”?

Allarme dal Sud America: a rischio “cementificazione” la fetta di stagione su terra battuta. A Rio De Janeiro si parla di spostare il torneo dal ‘rosso’ all’impianto olimpico, dove si giocherebbe sul duro. Gli altri eventi seguirebbero a ruota?

di | 23 febbraio 2020

La cosiddetta Latin Swing, la mini-stagione su terra battuta in America Latina, rischia la cementificazione. Rischia di sparire, insomma: ‘bruciata’ come la foresta amazzonica? L'immagine è un po' forte, ma lo scenario è tutt'altro che impossibile. I direttori dei tornei sudamericani sono stati chiari: lo status quo non li soddisfa, è in corso una riflessione con i vertici dell'ATP per cercare di “salvare e rilanciare” i propri eventi, in difficoltà nel mantenersi ad alto livello con scarse presenze dei big e modesto gradimento di pubblico e sponsor.
La svolta del torneo di Rio, centrale nella “Latin Swing” e di categoria 500, potrebbe avviare l'effetto domino portando in breve tempo all'abbandono della terra rossa. La posizione di Luiz Carvalho, direttore del Rio Open, è chiarissima: “Siamo nel bel mezzo del nulla... su terra battuta compressi tra Australian Open e Indian Wells. Immaginate cosa potremmo fare se giocassimo sul cemento, avremmo un campo di partecipazione come quello di Acapulco o superiore. L'ATP non deve restare congelata al passato, la prossima generazione di giocatori è focalizzata sui campi in sintetico, come l'intero tour ormai”.

Il Rio Open 2020 si è svolto presso il Jockey Club, location vicino al centro della città, ma già dal 2017 gli organizzatori spingono per spostarsi nel nuovo Olympic Tennis Centre inaugurato con le Olimpiadi del 2016, costato ben 50 milioni di dollari e dotato di strutture all'avanguardia con campi in cemento. “Ci stiamo provando da un po', la decisione finale è dell’ATP - chiosa il direttore Luiz Carvalho - sappiamo che anche l'ITF preferisce questa soluzione. Con una struttura del genere punteremmo a ospitare un Masters 1000, l'ATP dovrà mettere mano al calendario prima o poi”.

Le risorse in Brasile non mancano, visto che il torneo è una joint venture tra la società statunitense IMG e Mubadala, colossale società di investimenti degli Emirati Arabi Uniti. Quella del passaggio ai campi duri si è rivelata una mossa vincente ad Acapulco, torneo ambizioso sostenuto da Carlos Slim, uno degli uomini d'affari più ricchi del mondo. “Non fu una decisione facile, ma vista la vicinanza con Indian Wells il cambio di superficie ci ha permesso di riportare ad Acapulco campioni che altrimenti non sarebbero mai tornati”, spiega José Zurutuza, direttore del torneo messicano.

“Le resistenze ad ulteriori cambiamenti di superficie vengono dai giocatori, che stanno cercando di difendere la terra battuta nonostante sia sempre meno ambita e meno presente nel calendario”.

Attualmente in sud America si disputano quattro tornei su terra battuta dopo l'Australian Open: Cordoba (Argentina, categoria 250), Argentina Open (Buenos Aires - Argentina, ATP 250), Rio Open (Rio de Janeiro - Brasile, ATP 500) e il nuovissimo ATP 250 al via a Santiago del Cile lunedì 24.

Quest'anno sono stati davvero pochi i top player presenti nelle quattro settimane sudamericane, con un solo Top10, Dominic Thiem.

A Cordoba la prima testa di serie era l'idolo di casa Diego Schwartzman (n.13 del ranking), seguito da giocatori perlopiù latini (spagnoli e italiani) ma nessun altro top 25. A Buenos Aires è andata in scena un'edizione alquanto sfortunata.

Il torneo ha sofferto l'assenza last minute di alcuni big che dovevano esserci (Thiem e Berrettini); alcuni dei giocatori più attesi si sono persi troppo presto per strada, e Diego Schwartzman ha gettato la spugna prima della semifinale, infortunato.

Il bilancio di pubblico è stato modesto, uno dei peggiori di sempre per un torneo che vanta una storia importante.

Al 500 di Rio, quest’anno, spiccava la presenza di Thiem, ma dietro di lui “il vuoto”, con Dusan Lajovic (n.23), Cristian Garin (n.25) e Guido Pella (n.26) come migliori giocatori. Più o meno gli stessi al via a Santiago, dove le assenze dell’austriaco e di Schwartzman rendono il draw più debole.

Verso gli hard court

La società che gestisce il 250 di Buenos Aires ha riportato un bilancio negativo per l'edizione 2020 del torneo, con un calo sia degli spettatori che degli ascolti in tv.

“La situazione che abbiamo appena affrontato ha svelato una zona grigia che tutti nel mondo del tennis conoscono, ma che in molti fanno finta di non vedere”, ha dichiarato alla stampa nazionale Martín Hughes, CEO della società Tennium, socio maggioritario dell'Argentina Open.

“L'ATP ha un nuovo Presidente, che ha idee diverse su molti aspetti. Ci siamo già incontrati e abbiamo parlato del futuro. Un torneo 250 come l'Argentina Open non è protetto a sufficienza, l'unico modo è capirne la rilevanza per il paese, aiutarlo sul lato economico, o collocarlo altrove nella stagione. Cambiare il torneo a superficie dura? Se il torneo di Rio optasse per questa soluzione saremmo costretti a valutarlo, ma si perderebbe la tradizione del tennis in America Latina”.
Passare al duro? Se Rio optasse per questa soluzione saremmo costretti a valutarla ma si perderebbe la tradizione del tennis in America Latina

Nadal e Thiem a difesa del rosso

Se i direttori dei tornei spingono per la “revolución”, molti giocatori difendono la tradizione e la terra battuta, capitanati da Rafael Nadal e Dominic Thiem, guarda caso i finalisti delle ultime due edizioni di Roland Garros e dominatori sul “rosso” in Europa. L'austriaco, fresco di finale a Melbourne, ha rinunciato al torneo di Buenos Aires - cui aveva garantito la presenza mesi addietro - ma ha giocato a Rio sostenendo che “non è affatto un problema giocare sulla terra battuta una o due settimane, e quindi tornare sui campi in duro. In America Latina, c'è un'atmosfera diversa dal resto dell’anno”.

Netta anche la posizione di Rafael Nadal: “Rio è un grande torneo su terra battuta, non possiamo convertirne altri in cemento, ce ne sono già troppi. La terra battuta è parte fondamentale del nostro sport, è necessario conservare questi eventi così come la storia del tennis in America Latina. E poi sono le condizioni meteorologiche da prendere in considerazione, spostare Rio in altri momenti potrebbe essere un problema. Oggi si gioca troppo sul cemento e poco sulla terra battuta”.

Anche Juan Martin Del Potro ha affermato recentemente che la tradizione “rossa” del suo paese va difesa, nonostante il suo tennis sia più vincente sul cemento.

Perentorio anche il parere di Guga Kuerten: “Se fossi un tennista in attività, non vorrei in alcun modo rinunciare ai tornei sulla terra in sud America; ma se guardiamo il tutto dalla prospettiva dei direttori dei tornei latini, i big torneranno solo passando al cemento. Purtroppo gli hard court dominano la stagione, persino indoor, e questo non è un bene per nessuno”.

Secondo Martín Hughes “Portare in Sud America Tsitsipas, Medvedev o altri delle nuove leve non è impossibile. Zverev è rimasto colpito dall'esperienza vissuta con Federer nelle recenti esibizioni nel nostro continente. Abbiamo un grande potenziale e milioni di appassionati, serve un supporto dall'alto per creare le condizioni giuste e far tornare i campioni nei i nostri tornei. Non è necessario un cambio di superficie”.

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