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Eventi Internazionali

Rotterdam, 500 Special

Quasi 50 edizioni, il torneo olandese è uno dei più interessanti in calendario. Vale un 1000, ha un albo d'oro da Slam e ha regalato momenti memorabili. Dal primo titolo di Camporese nel ’91 al ritorno alla vetta del ranking di Federer nel 2018. Ma c'è anche una finale mai terminata per un allarme bomba…

di | 11 febbraio 2020

“In un Grande Slam affronti i più forti dopo qualche partita, a Rotterdam devi giocare contro un Top 50 al primo turno”. Parole e musica di Daniil Medvedev, una delle stelle in campo questa settimana all'ABN AMRO World Tennis Tournament di Rotterdam, un ATP 500 assai vicino a un Masters 1000 per qualità e storia. Nato nel 1972, il torneo vanta un albo d'oro da categoria ‘superiore’. Ma anche una lista di finale da… Slam: Federer-Del Potro, Murray-Nadal, Edberg-McEnroe, solo per citarne alcune.
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Non è un torneo come gli altri insomma: qui il record di più titoli vinti lo detengono due icone come Arthur Ashe (1972, 1975 e 1976) e Roger Federer (2005, 2012, 2018).

Negli anni Rotterdam è cresciuto enormemente, sia come presenze di pubblico che per montepremi. Lo ha fatto di pari passo con la dinamica città che lo ospita, cuore dell'industria, del commercio e delle tendenze del paese. In un torneo così anche il direttore deve essere speciale, e infatti dal 2004 il ruolo è ricoperto da Richard Krajicek, simbolo del tennis orange ed ex campione di Wimbledon.

Riviviamo tre momenti memorabili di una storia da 500 sì, ma 500 Special.

1991, il sogno di Omar Camporese

Pochi tennisti azzurri sono riusciti a far sognare gli appassionati italiani come Omar Camporese. A Rotterdam nel 1991 ha vinto il suo primo titolo Atp con una cavalcata memorabile arricchita da una finale straordinaria per qualità ed emozioni. Omar iniziò il torneo da n.42 del ranking ATP, soffrendo con il tedesco Eric Jelen all'esordio. I tappeti indoor erano le condizioni ideali per esaltare il suo schema servizio più dritto, grazie a cui sconfisse in due set l’austriaco Alex Antonitsch e il ceco Karel Novacek nei turni successivi.

Uscì vincitore da una battaglia in semifinale contro il giocatore di casa Paul Haarhuis, sconfitto al tie-break del terzo set, strappando la seconda finale in carriera. Tra lui e il primo titolo il leggendario Ivan Lendl: Camporese iniziò troppo teso, subendo un immediato break che gli costò il primo set.

Entrato in partita, salì di livello soprattutto con la prima di servizio. Non riuscì a chiudere il secondo parziale, sprecando il vantaggio sul 5-4 e servizio, ma con un tie-x\break splendido si portò un set pari.

Lendl nel terzo fece sentire tutta la sua presenza in campo, litigò col giudice di sedia Richard Ings e strappò il servizio all'azzurro, andando a servire sul 5-4 per chiudere il match. Qua Omar salì in cattedra: annullò due match point con coraggio e trovò il punto del 5 pari.

Al tie-break decisivo restò calmo, mentre lo Zar Lendl si perse, inferocito contro il pubblico, totalmente schierato per l'azzurro.

Un lob perfetto consegnò a Camporese il match point e il sogno di vincere un grande torneo sconfiggendo un rivale fortissimo.

La finale “bomba”, mai terminata

La finale del 1984 è passata alla storia, non per il risultato o la qualità del tennis giocato ma perché non fu mai terminata. In campo un Ivan Lendl in grandissima ascesa (vincerà a Roland Garros il suo primo Slam dopo qualche mese) e il “vecchio” leone Jimmy Connors.

La superficie molto rapida esaltò i colpi potenti e precisi del ceco, soprattutto il servizio, che non lasciò scampo alle risposte dell'americano. Lendl dominò il primo set 6-0, e strappò il servizio a Connors in apertura del secondo parziale. Match già finito? Sì, ma... per un allarme bomba! Un mitomane chiamò la polizia locale affermando di far parte di un gruppo rivoluzionario anti capitalista e di aver piazzato una bomba pronta ad esplodere vicino al terreno di gioco.

Gli agenti fecero irruzione all'interno della Ahoy Sports Hall ordinando l'immediata evacuazione dell'impianto. Un controllo accurato dell'arena scongiurò la presenza dell'ordigno, tanto che gli spettatori ripresero i propri posti sugli spalti, ma i due atleti non rientrarono, per la delusione generale.

Wim Buitendijk, direttore del torneo, non riuscì a convincere Ivan Lendl che tutto era sotto controllo: “Connors era pronto a ricominciare, ma Lendl non ha voluto prendersi il minimo rischio, rigiocheremo presto la finale”.

I prize money di 50mila dollari per il vincitore e 25mila per il finalista furono conservati in un caveau, ma lì restarono poiché l'incontro non fu mai ripreso, ed il titolo 1984 restò vacante.

2018: Federer diventa il n.1 ATP più anziano

L'edizione 2018 è passata alla storia grazie a Roger Federer, non per essersi aggiudicato il torneo ma perché quel successo lo riportò sul trono del ranking ATP stabilendo alcuni record assoluti. Dopo un 2017 da sogno e la conferma del titolo all'Australian Open 2018, la matematica offriva allo svizzero la possibilità di scalzare l'eterno rivale Rafael Nadal dal n.1 della classifica arrivando in semifinale a Rotterdam.

Roger chiese una wild card, prontamente concessa, e scese in campo discretamente nervoso già dal primo match, avvertendo il peso della grande occasione. Decisiva fu la sfida del 16 febbraio, quarti contro l'olandese Robin Haase. Federer iniziò poco reattivo colpendo in ritardo, visibilmente teso.

Haase strappò il primo set, il pubblico era combattuto: sostenere il giocatore di casa, o l'impresa di Federer? Roger si sbloccò all'avvio del secondo parziale e volò verso il successo, celebrato da una standing ovation infinita dopo il match point. Il direttore del torneo Richard Krajicek scese in campo per omaggiare un Federer commosso con un premio realizzato per l'occasione.

Un momento storico, con alcuni record infranti. Con i suoi 36 anni e 195 giorni, Federer divenne il più vecchio n.1 di sempre, frantumando il precedente record di Andre Agassi. Inoltre lo svizzero stabilì anche il primato per il più lungo lasso di tempo trascorso tra due nomine a leader del tour (5 anni e 106 giorni dal 4 novembre 2012, quando fu detronizzato da Novak Djokovic), e pure quello per il periodo di tempo assoluto più lungo tra la prima e l'ultima volta in vetta al ranking, 14 anni e 17 giorni dal 2 febbraio 2004, il suo esordio da n.1.

Con oltre 120mila spettatori, trainati dalla presenza di Federer, il torneò stabilì anche il proprio massimo afflusso di pubblico. Davvero un'edizione da record.

C’è pure il torneo in carrozzina

Una delle particolarità del torneo olandese è quella di ospitare in contemporanea alla settimana dell'ATP 500 anche il torneo per atleti in carrozzina, che frequentano gli stessi spazi e campi dei campioni della racchetta, rappresentando uno splendido modello di uguaglianza. Alla mattina Medvedev, Tsitsipas e compagnia si allenano a fianco dei migliori giocatori in carrozzina, in un bel momento di condivisione sportiva.

La tappa olandese è una delle più importanti dell'UNIQLO Wheelchair Tennis Tour, circuito Pro internazionale di tennis in carrozzina, con più di 150 tornei sparsi in oltre 40 paesi. A Rotterdam gli atleti diversamente abili disputano un torneo di categoria ITF 1 Series (la seconda per importanza nella loro stagione) con un montepremi di 32mila dollari.

Sono in palio punti importanti per qualificarsi agli eventi di fine stagione, il NEC Wheelchair Masters e UNIQLO Doubles Masters.

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