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#RIGADIFONDO - Var di moda, ora anche sul 'rosso'

Conferma dell’ATP: arriva la tecnologia anche sulla terra, challenge illimitati ai giocatori a prescindere dagli errori nei tre tornei in cui parte la sperimentazione. A Rio De Janeiro il 17 febbraio il debutto. Ci sarà anche in uno dei tre Masters 1000 'rossi'

di | 06 febbraio 2020

Tutti concentrati sul duro di Melbourne, abbiamo rischiato di prendere sotto gamba una novità d'una certa rilevanza. Da febbraio la Var, ovverosia il Video Assistant Referee (video assistenza all'arbitro) nel tennis lascia il recinto dei campi veloci e arriva anche sulla terra rossa.
L’ATP aveva approvato l’esperimento già nello scorso novembre e lo ha reso noto e ufficiale con un comunicato proprio durante gli Australian Open: occhio di falco vola anche sul rosso, per la prima volta.

Lo farà soltanto in tre tornei, per il momento, uno per serie (ATP 250, 500 e 1000). Ma la novità è grossa, perché potremmo doverci preparare a dimenticare il su e giù degli arbitri a caccia di un segno dubbio o contestato. Si sa quando si comincia: il 17 febbraio a Rio De Janeiro, terra rossa brasiliana; ancora da scoprire invece le altre due sedi della sperimentazione. Quella del 250 e quella del 1000, che annovera solo tre possibilità: Monte-Carlo, Madrid e Roma.

L’ATP ha reso noto anche che alcuni test sono già stati effettuati lungo il 2019, ma soltanto all’ombra di alcuni eventi del circuito challenger. I risultati devono essere stati incoraggianti e dunque il test arriva anche al piano superiore (non è sempre così, ricordate l’esperimento del no-let adottato nei challenger e poi sparito dai radar?).

DAL FALCO ALLA VOLPE: LA STORIA DELLA VAR NEL TENNIS PER IMMAGINI

Tecnicamente si chiama Electronic Review Challenge System, come quello che siamo abituati a vedere lontano dal rosso già dal 2006, quando fece il suo esordio sui campi di Miami. Da allora si è propagato su tutte le superfici e in quindici anni è diventato un’abitudine per giocatori e tifosi, primavera europea esclusa ovviamente.

Nei piani dell’Associazione dei giocatori professionisti che governa il circuito internazionale il sistema di revisione elettronico dovrebbe innalzare ulteriormente la qualità degli arbitraggi e delle chiamate anche sulla terra battuta, equiparando e livellando abitudini e standard a quanto già accade su tutti gli altri campi.

Qualche differenza ci sarà, però. Almeno nelle procedure e nella fase di test: la più eclatante è che in questi tre eventi il numero di challenge a disposizione dei giocatori sarà illimitato. Non ristretto come accade sul duro, dove i giocatori possono sì chiedere il controllo a loro discrezione ma con soltanto tre possibilità di errore per set (oltre al bonus aggiuntivo nei tie-break).

Il perché ha una sua logica: sulla terra battuta a un giocatore è concesso di chiedere all’arbitro di verificare la bontà di una chiamata - controllando il segno - tutte le volte che lo ritiene necessario. Da qui, con la sostituzione del protocollo mantenuto inalterato sul rosso anche dopo la comparsa di occhio di falco, la possibilità di ricorrere alla tecnologia senza un limite prestabilito.

Proprio questa questione aveva suscitato, all’epoca dell’introduzione di Hawk-Eye, qualche perplessità, anche tra figure eminenti del settore arbitrale internazionale. Tra cui quella di Romano Grillotti, decano dei giudici di sedia azzurri e tra i più esperti nel mondo: “Perché mai sulla terra un giocatore può far controllare il segno tutte le volte che vuole, anche sbagliando, e sul veloce ha solo tre possibilità?”, aveva detto alla stampa.

Un’osservazione tutto sommato corretta, che nonostante il buon senso da cui era suffragata è stata ormai superata dalle consuetudini e che però adesso potrebbe tornare di moda. Insomma, la tecnologia accorcia le distanze e tenta di stabilire uno standard, ma ancora l’uniformità completa manca.

Eppure i vantaggi assicurati dalla tecnologia sembrano, negli anni, aver messo d’accordo tutti. Le proteste sono diminuite e i giocatori, così come fan e spettatori, paiono riporre più fiducia nella macchina che nel giudizio e nell’arbitrio dell’uomo. Tanto è vero che le ‘scenate’ e le proteste sul campo adesso si vedono per tutt’altri motivi. A dirla tutta, quel che resta delle polemiche 'per un segno' sono ormai di quasi esclusiva prerogativa della terra rossa.

Per quanto ancora, viene da chiedersi? Occhio di falco non ha nemici, e anche quando le sensazioni sul campo dei giocatori contrastano con il responso tecnologico tutto si risolve al massimo con un sorrisino di disapprovazione (Federer docet). Anche dove l’arbitraggio tecnologico è stato portato all’estremo, cioè alle Next Gen Atp Finals di Milano (dove sono spariti i giudici di linea in favore di un sistema di chiamata automatico), di lamentele non se ne sono mai registrate lungo tre edizioni.

Il 'falco' piace, dunque, e questo genere di innovazione, con un check tecnologico all’apparenza molto oggettivo, non scontenta nessuno. Che poi, a voler essere precisi, tutti ci ostiniamo a chiamarlo 'falco' in onore dei giorni del suo debutto, ma ormai in realtà si tratta di… una volpe. Sì, perché il sistema tecnologico studiato, approvato e adottato dall’ATP (e non solo: WTA, ITF e Grand Slam) si chiama FoxTenn.

Viene dalla Spagna, si basa non sul rimbalzo stimato della palla - come i suoi predecessori - ma sul rimbalzo reale, garantendo secondo i produttori un’accuratezza non paragonabile. Il tutto, sempre stando all'elenco delle specifiche ufficiali, processando 100.000 immagini al secondo provenienti da 40 camere da 2.500 frame al secondo e supportate da un sistema di scanning laser che prende in considerazione anche tutti i movimenti dei giocatori (e ci restituisce pure dati e statistiche).

Adesso è il turno della terra rossa. Appuntamento a Rio De Janeiro per le prime sensazioni e i primi riscontri. Quel che è certo è che nonostante gli scetticismi di conservatori e tradizionalisti, l’evoluzione var (ops..) bene un esperimento.

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