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In due, ci si diverte il doppio

La disciplina di coppia è da proteggere in tutti i modi possibili. Maschile, femminile e misto: regala spettacolo e spesso ha tante storie interessanti da raccontare. Come in questa edizione degli Australian Open

di | 02 febbraio 2020

Un semplice cenno con la mano, segno di una simbiosi tecnico-emotiva sempre meno figlia di questi tempi. Uno sguardo d’intesa, un sorriso, un abbraccio sentito a fine partita. L’avvento improvviso di un tennis globale, la continua crescita del numero di tornei e l’estetica piegata alla forza bruta stanno facendo dimenticare tutto questo e portando molti professionisti a concentrarsi quasi esclusivamente sul singolare.

Il doppio, in realtà, è una disciplina fantastica, da proteggere in tutti i modi possibili. Maschile, femminile e misto. Regala spettacolo e spesso ha tante storie da raccontare. Come in questa edizione degli Australian Open.

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L'imbarazzo delle superiori

Giovani, talentuosi e con tanta voglia di divertirsi. Nick Kyrgios e Amanda Anisimova hanno giocato insieme per la prima volta e siamo certi che lo faranno ancora. Si erano già allenati insieme a Indian Wells e il feeling era stato subito evidente. “Non desidero altro che andare in campo e divertirmi”, ha dichiarato l’australiano all’inizio del torneo.

“Amanda è una ragazza straordinaria che sta attraversando un momento difficile. Spero di poterle dare tutto il mio aiuto e suscitare in lei sensazioni positive. Nei match di doppio mi sento più nervoso che nel singolare, perché non voglio in alcun modo deludere il mio compagno”.

Sulla scelta del partner, nel 2016, l’ex top 20 in doppio Eric Butorac scriveva qualcosa di molto significativo. “È una domanda alla quale ho risposto tante volte. Entrano in gioco strategia, amicizia, e l’iscrizione al misto ricorda spesso l’imbarazzo di un saggio delle scuole superiori. Nessuno è sicuro a chi chiedere. Tutti vogliono il miglior compagno con cui danzare ma la maggior parte non ha il coraggio di esporsi”.

Bolelli e Paire

“Nel doppio è importante trovare il giusto feeling. Con Benoit l’ho trovato e potremo ancora giocare insieme. È molto simpatico e ho avuto una occasione importante per conoscerlo meglio”. Parola di Simone Bolelli, cinque titoli in doppio di cui uno conquistato proprio a Melbourne, nel 2015, al fianco di Fabio Fognini. Il tennista bolognese ha condiviso il campo con il francese Benoit Paire, una fra le personalità più stravaganti del circuito, e le cose sono andate piuttosto bene. “Qui ho sempre dei ricordi meravigliosi, l’Australia la porto nel cuore”.

Intanto, il primo Major della stagione ha visto il ritorno in campo di Sania Mirza (ex numero 1 del mondo e sei volte campionessa Slam), accanto all’ucraina Nadiia Kichenok. Il ritiro nel primo incontro per un problema al polpaccio (dopo la vittoria del torneo di Hobart) non toglie nulla al nuovo inizio della giocatrice indiana, vera e proprio icona a livello mondiale.

Ai box dalla fine del 2017, Sania è nel frattempo diventata madre del piccolo Izhaan. La sua è una di quelle storie che fanno bene al tennis e allo sport in generale. I pregiudizi legati alla nazionalità e alla fede musulmana l’hanno costretta ad una intera carriera nell’occhio del ciclone. Tra fughe, denunce e condanne ha abbattuto tutte le barriere sociali e culturali possibili. Bentornata.

God save the double

Cinque anni lontano dal circuito. Cinque anni trascorsi senza che il dolore gli desse un attimo di tregua. Nel 2013 Filip Polasek aveva deciso di dire basta a causa di un grave problema ai nervi della schiena. A Piestany, nella sua Slovacchia, era diventato capo allenatore. Seguiva i ragazzi più giovani e non pensava troppo al futuro.

Una telefonata che gli annunciava il desiderio di Mike Bryan di giocare con lui una partita di club gli ha dato una seconda occasione. Prima i Futures, poi i Challenger, la semifinale a Wimbledon e la vittoria nel torneo di Kitzbuhel, sei anni dopo l’ultima a livello ATP. Accanto ad un doppista della caratura di Ivan Dodig, Polasek ha trovato una nuova carriera, ricca di successi e di sorrisi. Nel loro cammino a Melbourne hanno eliminato i Bryan con un netto 6-3 6-4. Filip, senza dubbio, avrà ripensato a quella telefonata di qualche anno fa.

Le emozioni, in Australia, non sono mancate e tante coppie ci hanno fatto scoprire (o riscoprire) l’essenza di questa magica disciplina. Il sorriso di una vera combattente come Bethanie Mattek-Sands (partner di Jamie Murray), che troppe volte è caduta ed è tornata più forte di prima. I tedeschi Krawietz e Mies, caratteri opposti pronti a completarsi in maniera fantastica. Le giovanissime Cori Gauff e Caty McNally, 33 anni in due, campionesse nel 2018 degli Us Open Junior e ancora una accanto all’altra nel tennis dei grandi, pronte a scrivere altre pagine stupenda della loro storia. Oh yes: God save the double.

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