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Eventi Internazionali

Rod Laver Arena, il tetto della salvezza

Oggi a Melbourne,nelle stesso giorno, prima 44 gradi insostenibili, poi la pioggia torrenziale, il vento da burrasca e persino la bufera di sabbia. E un solo stadio rimasto a disposizione…

di | 31 gennaio 2020

Non è chiaro se il tetto sia stato chiuso per il caldo, per la pioggia o per la tormenta di sabbia. Forse per la combinazione dei tre fattori, dato che in questo pazzo venerdì di fine gennaio Melbourne ne ha viste e sentite di tutti i colori.

Quella che è stata battezzata la città dalle quattro stagioni in un giorno, oggi ha vissuto quattro calamità naturali nell’arco di poche ore, dai 44 gradi delle 2 di pomeriggio che hanno spinto gli organizzatori degli Australian Open a chiudere la Rod Laver Arena, per consentire lo svolgimento delle partite previste nel primo pomeriggio – le semifinali di doppio misto e la finale del doppio femminile – mentre l’inizio del programma sui campi laterali veniva rimandato alle 18.30, perché la Melbourne Arena da due giorni è in via di smantellamento (tra una settimana torna il basket, con la supersfida tra il Melbourne United e l’Illawarra Hakws) e la Margaret Court era prenotata da un torneo mondiale di Fortnite. Che se non abbiamo capito male è un’evoluzione del Commodore 64.

Stringi stringi, dei tre impianti coperti di Melbourne Park solo uno era utilizzabile nel weekend finale del torneo. E in un clima da tregenda, attorno alle 15.30 improvvisamente il cielo si copriva e scaricava una pioggia torrenziale accompagnata da fortissime raffiche di vento. Freddo. Sì, proprio freddo. Eppure la temperatura si manteneva sopra i 38 gradi. E mentre le chiome degli eucalipti si piegavano, spingendo gli organizzatori a rinviare ulteriormente l’inizio degli incontri.

Perchè oltre a fare i conti col calore si doveva pensare anche ad asciugare i campi. E a confondere ulteriormente le idee arrivavano le previsioni di una tempesta di sabbia. E a chi pensava si trattasse di uno scherzo da prete bastava mostrare le foto di due giorni fa, quando il centro di Melbourne sembrava un’enorme vialetto di un club coi campi di terra battuta. Coperto da un velo di polvere rossastra.

Nonostante il meteo schizofrenico, alle 19.30 Dominic Thiem e Sascha Zverev scendevano regolarmente in campo, col tetto della Rod Laver arena chiuso per 4/5, o aperto per un 1/5. Poi chiuso del tutto ad inizio terzo set, quando effettivamente cadeva un po’ di pioggia mista a polvere. E se la sospensione durava 10 minuti stavolta non dipendeva dal motore della copertura ma dal tedesco, che lamentava il malfunzionamento di alcuni faretti.

A stemperare una tensione montante, che faceva venire capelli bianchi al giudice di sedia, l’australiano John Blom, al supervisor Wayne McKewen e al direttore Craig Tiley ci pensava il dj, che dopo qualche minuto di titubanza lanciava a tutto volume la colonna sonora del torneo, quella Sweet Caroline di Neil Diamond che dopo aver accompagnato l’addio al tennis della Wozniacki faceva alzare dalla sedia i 25.279 possessori di biglietto (un record nel secondo venerdi’ degli Open d’Australia), accendeva il sorriso di Thiem e probabilmente dava la stura allo strappo dell’austriaco.

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