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Muguruza picchia e basta. E con Halep, basta

La spagnola, ex n.1 del mondo, oggi n.32, torna sul palcoscenico di una finale Slam a tre anni di distanza dalla vittoria a Wimbledon. Ennesima bocciatura per Simona Halep che ha accettato la battaglia da fondo senza provare variazioni tattiche o di ritmo

di | 30 gennaio 2020

Guardi la battaglia di palle picchiate (e di urletti espirati ad ogni impatto) dalla linea di fondo tra Simona Halep e Garbine Muguruza, semifinale del primo Slam dell’anno, e capisci perché sono fortissime, hanno vinto di tutto, ma non hanno trovato ancora una dimensione serena, non riescono a dare un’impronta stabile al tennis femminile di vertice.

Tanti colpi eseguiti benissimo, tante geometrie disegnate nel campo ma come per ripetere diligentemente gli schemi provati e riprovati in allenamento. Non leggi un disegno strategico, un pensiero che vada oltre l’idea che dopo un certo incrociato stia bene un lungolinea e che se spingo, spingo, spingo prima o poi l’altra sbaglierà.

Il problema è che invece poi magari sbaglio io, e poi guardo la racchetta o il cielo quasi a cercare una risposta altrove per questo errore, di una palla, lunga o in rete senza un motivo vero, senza poter dire che sì, la palla è uscita di due dita ma era la scelta giusta, il colpo vincente da tirare lì e ora.

Così succede che Garbine Muguruza, 26 anni, già n.1 del mondo nel 2017 e oggi n.32, i trofei di Roland Garros e Wimbledon ben in evidenza nel salotto di casa, sembri una grande recuperata dall’oblio quando incamera un primo set al tie-break, vincendolo dopo un’altalena di belle giocate e occasioni sprecate, da lei e dall’avversaria. Che glielo consegna mettendo in rete un recupero difensivo e spaccando subito dopo la racchetta per la rabbia.

A ben guardare, anche il successo in questa prima frazione è frutto di una gestione discutibile del match: avanti 5-3, la spagnola di origini venezuelane non ne azzecca più una e finisce sotto 6-5. Poi, in qualche modo, con la complicità dell’avversaria, raddrizza il set.
Ma se qualcuno si domanda perché Serena Williams è ancora, a 38 anni, il personaggio di riferimento del circuito femminile anche se è solo n.9 in classifica e ha vinto un solo torneo da quando è diventata mamma, la risposta è pronta, da mostrare, alla Rod Laver Arena.

Infatti Muguruza, che pare comunque decisamente meglio della sua attuale classifica, probabilmente grazie al buon lavoro svolto con una coach esperta come Conchita Martinez, non riesce ad approfittare della rabbia e frustrazione della rumena.

Anzi la lascia scappar via all’inizio del secondo set. Avanti di un break, Halep arriva fino a servire sul 5-4, per portare il match al terzo. Ma anche questa volta va di corsa, picchia e pensa poco, non sfonda e sbaglia. 
Muguruza, che dovrebbe spaccare tutto con il suo tennis potente, finisce per difendersi e ringraziare per i cortesi omaggi.

Alla fine è sostanzialmente una gara di atletica, specialità nella quale sono entrambe bravissime.
Oggi nella specialità del tiro di palla in corsa con racchetta ha fatto meglio la spagnola che si è imposta 7-6(8) 7-5 in 2 ore e 5 minuti. Il tempo di una maratona veloce. Se questo è il tennis che punta a vincere lo Slam…

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