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Eventi Internazionali

Sofia Kenin gela l'Australia. Barty? No party....

La ventunenne statunitense, n.15 del mondo, nata a Mosca ma residente in Florida, ribalta il pronostico contro la n.1 del mondo che sognava di riportare agli australiani un titolo che manca dal 1978

di | 30 gennaio 2020

A pompare l’attesa avevano contribuito i media australiani. Con TV, giornali e radio a svelare i risvolti raccontabili della vita di Ashleigh Barty nel tentativo di trasformare la numero 1 del mondo più modesta, riservata e compassata di sempre nel personaggio da copertina che non è. La 23enne del Queensland aveva preso la sovraesposizione con filosofia, con la stessa intelligenza che ne accompagna il tennis e le scelte di vita. Replicando che non poteva farci niente se la sua faccia appariva dappertutto, se i quotidiani aprivano sempre con i suoi primi piani, se il suo volto rubicondo compariva su Channel 7 con una fetta di pane e Vegemite anche quando lei riposava o che tre sue gigantografie campeggiavano al primo angolo utile, quello con Punt Road, a 300 metri in linea d’aria da Melbourne Park.

Peccato che nessuno le abbia chiesto cosa pensasse del fatto che la Shakespeare Terrace, l’edificio sul quale quei cartelloni sono appoggiati, un tempo fosse una specie di bordello legale. E che quando una decina di anni fa aveva chiuso i battenti ed era stato messo in vendita, l’agenzia immobiliare lo avesse pubblicizzato come un posto che ‘risvegliava ricordi meravigliosi in tante persone’. Perchè anche lì avremmo avuto la conferma che Ash Barty ha un tennis spettacolare e una testolina superiore. Ma ha il difetto di non riuscire ad agitare le folle. Difetto che forse le è costato una finale Slam.

 

 

 

 

Date le premesse, hai voglia a produrre speciali sulla sua vita, a riempire pagine di quotidiani (raschiato il fondo del barile, il Sydney Morning Herald oggi titolava ‘A Low-key champ’ - Una campionessa dal profilo basso), perchè fino a ieri una semifinale attesa 36 anni non era riuscita a trasformarsi in un happening da sold out e le tribune del centrale erano tutt’altro che esaurite.

Quindi per cercare di trasformare la Rod Laver arena in una bolgia infernale pro-Barty, l’organizzazione ha deciso di svendere i biglietti, che per la sessione pomeridiana di giovedi, per assistere alle due semifinali femminili degli Australian Open, sarebbero bastati 70 dollari australiani, circa 43 euro. Quello che da queste parti si spende per due pizze e due birre.

Per la cronaca, un tagliando per assistere al capitolo 50 di Djokovic-Federer era in vendita a quasi 6 volte tanto - 400 dollari, cioe’ 250 euro. E in giro non se ne trovavano da un pezzo.

L’operazione è in parte riuscita, con l’impianto strapieno e animato da un’atmosfera vivace, anche se una fetta degli spettatori è stata arrostita da un sole improvvisamente violento, con la temperatura sui 38 gradi. Il match, preceduto dall’appello del neo Hall Famer nazionale John Fitzgerald affinchè il mondo torni a visitare l’Australia dopo una stagione dagli incendi che ha svegliato l’empatia del pianeta ma evidentemente ha anche portato a qualche cancellazione turistica di troppo, è stata la battaglia che ci si attendeva, essendo dall’altra parte la neo top 10 Sofia Kenin (lo sarà da lunedì), appoggiata in tribuna dal padre e da Dinara Safina.

Barty ha tirato 6 aces nei primi 3 turni di servizio – roba che neanche Raonic - non ha sfruttato 3 palle-break e poi due set point nel primo tie-break, finendo per perdere gli ultimi quattro scambi e cedere il parziale per 7-6.

Era solo l’antipasto del secondo parziale, quando l’australiana si guadagnava un break di vantaggio e sul 5-4 rimediava altre due palle-set. Lì Kenin capiva che dietro quell’atteggiamento da giocatrice di poker si agitavano i demoni invocati da Federer e che la numero 1 del mondo avrebbe tremato. E ha rimandato dall’altra parte qualsiasi cosa, invitando l’australiana a venirsela a prendere, la partita.

E così facendo, giocando al gatto col topo, con la tensione che ha indurito il diritto e il volto della Barty, la statunitense di origine russa ha rosicchiato un punto dietro l’altro, e rimediandone 10 degli ultimi 12 si è assicurata la sua prima finale Slam. E tanti saluti al Barty party…

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