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Djokovic-Federer, saranno 50 sfumature di gloria

Djokovic domina Milos Raonic e raggiunge l'ottava semifinale all'Australian Open, la trentasettesima in uno Slam. Affronterà per la cinquantesima volta Roger Federer.

di | 28 gennaio 2020

Un accurato, letale, sistematico esercizio di strategia. Novak Djokovic domina Milos Raonic, il giocatore che nei primi quattro turni ha vinto più punti con la prima, 6-4 6-3 7-6. Il serbo ha tolto ogni sicurezza al gioco del canadese, ha esposto l'asimmetria tra dritto e rovescio e la sproporzione evidente quanto comprensibile in termini di agilità, mobilità, elasticità. Djokovic affronterà Roger Federer per la cinquantesima volta in carriera, forte di un vantaggio di 26 successi a 23. "Ho un assoluto rispetto per lui, per quello che ha vinto e per quello che rappresenta. E' uno dei miei due più grandi rivali, le partite con Roger e Rafa mi hanno reso il giocatore che sono. Spero almeno di avere un paio di match point in semifinale, poi che vinca il migliore".

Raonic non ha inciso con la prima né con il dritto, il suo colpo decisamente più sicuro da dietro. Djokovic, con un movimento più fluido ed essenziale al servizio, effetto del lavoro con Goran Ivanisevic che è stato ammesso nella Hall of Fame, ha avuto un solo problema nel match, con una lente a contatto a metà del terzo set. Si è scusato nell'intervista post-match con John McEnroe per aver dovuto uscire dal campo sul 4-4 nel terzo set per cambiare la lente. "Da un paio di game non vedevo bene, dovevo uscire dal campo, non è stata un'interruzione tattica o intenzionale" ha detto Raonic si è dovuto presto rassegnare a diventare il 21mo giocatore battuto almeno dieci volte dal serbo. E' solo uno dei quattro di questi, però, a non averlo mai sconfitto dopo Gael Monfils, Jeremy Chardy e Andreas Seppi.

 

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La chiave della partita, ha spiegato, "sta in quante risposte metti in campo, in quanto riesci a muoverlo. E poi ovviamente dipende da quanto bene servo io. Avere nel box Rod Laver e le grandi leggende di questo sport" ha aggiunto, "mette un po' di pressione in più. Questo comunque è il campo che amo di più, questo torneo è davvero speciale".

Djokovic, che porta la sigla KB e i numeri 8 e 24 cuciti sulla giacca, si commuove pensando alla scomparsa dell'amico Kobe Bryant. "Non so cosa si potrebbe dire, ci ha preso di sorpresa, era uno degli atleti più grandi di sempre. Ha ispirato tanti atleti, ache me. Ho avuto la fortuna di considerarlo un amico, di avere un rapporto personale con lui negli ultimi dieci anni. Quando ho avuto bisogno di lui, c'è sempre stato". 

 

Djokovic non perde un punto nei primi tre turni di battuta, i primi gli costano la prima palla break del match. Raonic però non riesce a giocare il tennis che vorrebbe. Non ottiene tanti punti diretti con il servizio, con il dritto diagonale da sinistra sbatte contro il rovescio elastico del serbo, un modello di efficienza. Per quanto potente con la prima, Raonic non scende a rete abbastanza da togliere a Djokovic il controllo dello scambio e il ritmo dei colpi. Di verde vestito, il serbo esercita il suo sistematico assedio alle certezze del canadese con la soffocante stretta del boa che toglie spazio un po' alla volta non concede speranze di evasione. Così, dopo otto palle break salvate, alla nona Raonic arriva tardi sulla palla e non controlla il dritto in diagonale. Il primo turno di battuta perso nel torneo gli costa anche il primo set.

Più sicuro con prima e seconda, Djokovic ha giocato 101 punti al servizio, Raonic 128. Ha messo in campo 13 risposte in più, 76 contro 63, ma ha vinto 19 punti in più in risposta, 44 contro 25. La maggior velocità media dei servizi del canadese (14 kmh di gap con la prima, 23 con la seconda) non fa la differenza, di fronte alla risposta del serbo che gli toglie il controllo del gioco e degli spazi.

Via via più dubbioso sul suo piano di gioco, Raonic finisce per azzardare scelte più incerte sui punti importanti, fa serve and volley sulle palle break da salvare, e concede un ulteriore vantaggio a Djokovic.  Sembra non sapere più come fare il punto contro il numero 2 del mondo, che non va in difficoltà in nessuna zona del campo. Gli effetti si vedono anche al servizio. Rispetto ai primi quattro match nel torneo, mette meno prime in campo e vince decisamente meno punti con la seconda.

Raonic ha rimontato solo una volta uno svantaggio di due set in 14 occasioni, contro Goffin a Wimbledon 2016, sulla via della sua prima e finora unica finale Slam. Ma il serbo è l'avversario peggiore, ne esacerba tutti i punti deboli in termini di mobilità, lo attacca sistematicamente sul rovescio, gli scatena dubbi in tutto quel che fa in campo. Il canadese un po' si innervosisce quando Djokovic, sul 4-4 nel terzo set prima di un turno di risposta, esce dal campo per cambiarsi una lente a contatto.

Il serbo è in effetti più scomposto e meno preciso nei primi punti al rientro in campo, ma Raonic un po' lo aiuta con variazioni in slice che danno a Djokovic più tempo per arrivare sulla palla. Le tre chances di break in un teso undicesimo game gli danno, invece, più tempo per rimanere in partita. Ma solo fino al tiebreak, fino all'ultima profonda risposta di rovescio di Djokovic che lo costringe all'errore. Sintesi eloquente del match.

Le condizioni di gioco sembrano ideali per esaltare le caratteristiche di Djokovic, praticamente mai sorpreso dal comportamento delle palline dopo il rimbalzo. L'efficacia con il servizio, la capacità di dettare i tempi e dominare gli spazi senza dover arretrare dalla riga di fondo gli consentono un evidente quanto prezioso vantaggio competitivo. Un fattore che potrebbe risultare determinante in semifinale, anche al di là dell'effettivo stato di salute di Federer da qui a un paio di giorni. "Non parlerei di infortunio" ha detto lo svizzero in conferenza stampa, "ma al massimo di un dolore, di qualche problema. Spero che due giorni di riposo, di sonno e qualche trattamento basterà. Spero non sia niente di grave, vedremo meglio domani".

 

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