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Eventi Internazionali

Martina contro Margaret: “Ribattezzate l’Arena!”

Navratilova, sostenuta da McEnroe, polemizza con le celebrazioni dei 50 dal grande Slam della Court, ieri campionessa, oggi pastore della chiesa pentecostale schierata contro gli omosessuali. Chiede che il secondo stadio di Melbourne venga intitolato alla Goolagong

di | 28 gennaio 2020

Appena si scavalla oltre la seconda settimana e il numero di pro in tabellone si assottiglia, l’Australian Open consacra una giornata alle cosiddette leggende, aprendo al confronto tra gli ex giocatori e una stampa che ormai tende all’abbiocco. In questo modo, l’organizzazione del torneo prende due piccioni con una fava – evita che i giornalisti passino il tempo a girarsi i pollici e valorizza la presenza di una mandria di campioni del passato. Per di più tirandoli via dal ristorante. Tipo Bahrami e Leconte, che sembrano nati nel senior tour, o Ferreira, che in quanto intimo del direttorissimo Tiley è sempre presente, anche se non se lo fila nessuno. 

O tipo Jim Courier, attore principale di interviste a caldo spesso migliori delle partite stesse. O come Cash, Rafter e Philippoussis che sembrano i reduci di una boyband Anni 80, ma che da quando si è aggregato anche Muster, sembrano più i quattro amici al bar di Gino Paoli. O ancora Hewitt, che fa un po’ il capitano di Davis, un po’ co-allenatore del figlio Cruz, un po’ il commentatore e il bordocampista di Channel 7, un po’ il testimonial di un sacco di aziende. E comunque fa tutto quello che Philippoussis&co. non si sognano di fare. E lo fa pure bene.

Nel giorno in cui i riflettori si sono accesi sui big del passato, Tennis Australia ha organizzato anche una cerimonia per ricordare il 50simo anniversario del Grande Slam di Margaret Court. Una scelta controversa, come le mille dichiarazioni omofobe e reazionarie di cui la 24 volte vincitrice di major si è resa protagonista. E per questo molto ponderata. Nell’affidare all’intoccabile Rod Laver in carne ed ossa la patata bollente di consegnare una coppa a Margaret Court in carne ed ossa, l’organizzazione aveva preso le distanze dalle posizioni della tennista più vincente di sempre negli Slam, ribadendo il valore assoluto della diversità e dell’inclusione. Ma aveva spiegato che il peso specifico dei risultati della 78enne esponente del clero australiano più reazionario, non si tocca. Sperava così di essersela cavata, in equilibrio tra un colpo al cerchio e uno alla botte.

Ma non è bastato, perché tra le leggende a piede libero a Melbourne Park figurano anche due battitori liberi come John McEnroe e Martina Navratilova, due voci rauche e fuori dal coro. Il primo gigioneggia tra il commento degli incontri serali e qualche goffa intervista a bordo campo. L’altra imperversa su Tennis Channel con la stessa autorevolezza e determinazione con la quale fino a 30 anni fa scendeva a rete. E con la quale oggi, nel giorno in cui era previsto l’annuncio dell’introduzione di Goran Ivanisevic nella Hall of Fame, ha deciso di prendersi la scena per protestare contro qualsiasi forma di celebrazione di Margaret Court.

Nulla di nuovo, a dire il vero. Tre anni fa la stessa Navratilova aveva scritto una lettera al Sydney Morning Herald chiedendo che l’impianto a intitolato alla Court venisse ribattezzato. Quella e tante altre proteste non erano passate inascoltate, tant’è che fino a all’ultimo Tennis Australia era stata indecisa su come e quanto spazio assegnare al cinquantenario del suo unico 4 su 4 negli Slam. Ma ovviamente da lì a cambiare il nome del terzo stadio per capienza e il secondo per importanza di Melbourne Park ce ne passa.

Eppure Martina Navratilova non ha desistito, e con la stessa pervicacia con la quale attaccava in controtempo su tutte le superfici, ha approfittato dell’Arena 1573 tutta per lei. E al termine del doppio delle leggende - vinto assieme a Daniela Hantuchova contro Nicole Bradtke e Mari-Jo Fernandez - è salita sullo scranno del giudice di sedia e da lì ha inveito contro la Court. Mentre Tennis Australia oscurava le immagini provenienti del campo, poi, la Navratilova esibiva un cartellone con su scritto Evonne Goolagong Arena. La ceca-americana rivelerà poi di averlo preparato in maniera del tutto artigianale nella sua camera d’albergo e di avere intenzione di andare in fondo nella sua lotta contro tutte le posizioni reazionarie.

La direzione degli Australian Open, dal canto suo, si è prima limitata a censurare l’accaduto, poi a diramare un comunicato nel quale ha spiegato che due ospiti di grande profilo (ergo? Per questo ancor più colpevoli oppure non sanzionabili in quanto tali?) hanno violato le regole del protocollo. E che di fronte a questa infrazione del codice comportamentale l’organizzazione si riserva di prendere provvedimenti.

Il più immediato e probabile dei quali potrebbe consistere nel nascondere la testa sotto la sabbia, sperando che domani il mondo si ricordi solo dei 7 match point annullati da Federer a Sandgren. O magari che grazie ad Ash Barty l’Australia torna dopo 36 anni ad avere in semifinale una sua rappresentante.

E che dimentichi tutto il resto.

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