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Eventi Internazionali

Adesso Rafa rispetta Nick

Nadal ha domato Kyrgios in quasi 4 ore di battaglia negli ottavi di finale degli Australian Open: l’australiano è stato al livello del n.1 del mondo fino all’ultima palla, incendiando d’entusiasmo la Rod Laver Arena. Una vera prova di maturità che lo rilancia a pieno titolo tra i grandi protagonisti del circuito

di | 27 gennaio 2020

E’ il giocatore più caldo del momento, quello che inventa più tennis senza per questo vivere solo nel suo mondo di racchette e palline.
Combatte con Nadal ma è stato anche il primo a darsi da fare per combattere gli incendi (a suon di donazioni per ogni ace che piazzava). Oggi Nick Kyrgios è sceso in campo con la maglia di Kobe Bryant, un campione che tutto il mondo piange. Lui più di altri giocatori, visto che ha sempre detto di amare il basket più del tennis. Non è un caso che avesse la maglia del Los Angeles Lakers n.8, la prima di Kobe, quella con cui è diventato grande a inizio carriera.

L’ha tenuta addosso per tutto il riscaldamento. Se l’è tolta solo quando è stato obbligato a cominciare la madre di tutte le partite a questi Australian Open. La sfida vivi o muori contro un idolo del tennis mondiale come Rafael Nadal.

Alla fine è stato lui, il cestista mancato, a cadere, dopo 3 ore e 38 minuti: 6-3 3-6 7-6(6) 7-6(4). Ma con tutti gli onori dell’avversario che lo ha riconosciuto come uno dei più grandi talenti del circuito.

Doveva essere un grande match e non ha tradito le attese di una Rod Laver Arena che sembrava una scatola di sardine, pronte a impazzire per Nick.
Lo ha affrontato ‘alla Kyrgios’ ma con quello scatto di maturità in più che sembra essergli cresciuto dentro da quando ha fatto più squadra con i suoi, dentro il campo nelle competizioni a squadre (vedi Atp Cup) e fuori con la sua gente, che ha potuto vedere un cuore e una mente per niente grezze dietro il suo aspetto da bullo e il vocione basso e cavernoso.

Tutto questo non è bastato contro un campionissimo come Nadal, che ha affrontato l’impegno con l’umiltà di sempre. Da vincitore di 19 Slam aveva davanti un avversario che non ha ancora vinto niente di davvero importante, e che è lontanissimo da lui in classifica, con il rispetto che si deve a uno che ti ha battuto 3 volte su sette. Non un punto gettato, non una distrazione, non un atteggiamento di superiorità. Si corre, si picchia, si arrota, si manda sempre di là una palla di più del normale.

Lo straordinario equilibrio del match è esemplificato dai due doppi falli che hanno portato la partita in perfetta parità dopo due ore e 33 minuti. Sul 5-5 del tie-break del terzo set (dopo che Nadal aveva vinto il primo 6-2 e Kyrgios il secondo 6-3, l’australiano ha rischiato tutto cercando un ace di forza, al centro, con la seconda palla di servizio. Troppo azzardo, gli è uscita di un palmo. Sul set point era Nadal a spingere anche la seconda, pizzicando il nastro e vedendo la sfera gialla volar via lunga. 6-6, dopo due ore e 33 minuti, appunto. Poi un bell’attacco spagnolo e un successivo errore australiano rompevano l’equilibrio.

Un equilibrio che sembrava spezzarsi per sempre all’inizio della quarta partita quando lo spagnolo strappava il servizio all’australiano, constringendolo a una perenne rincorsa per cercare di restare nella partita.

Non mollava Nick, non ha mollato fino in fondo al punto di riuscire nella disperata impresa di brekkare Rafa proprio quando 'il Cannibale' andava a servire per il match sul 5-4. Il boato della Rod Laver Arena non è stato di quelli che si dimenticano.

Si arrivava al tie-break con una tensione da brivido. E anche lì era tutto equilibrio, fino a che a Kyrgios, sul 3-4, non si spegneva in rete una smorzatina che sarebbe stato meglio evitare, preferendole magari l’ennesimo dirittone pesante, come nel punto successivo. Ma dalla poltroncina è facile parlare. E Rafa nei due servizi successivi non dava scampo.

Lo spagnolo ora andrà a continuare la sua strada verso il ventesimo Slam sottoponendosi alla prova del Thiem, un altro osso sempre molto duro per lui. Ma il Nick Kyrgios di questo inizio di 2019 potrebbe diventare la vera nuova grande attrazione del tennis mondiale. Astenersi benpensanti.

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