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Il mondo del tennis piange la morte di Kobe Bryant

La leggenda del basket è scomparso a 41 anni in un incidente sul suo elicottero privato. Dopo il ritiro nel 2016 si era appassionato al tennis, diventando amico di Naomi Osaka e Novak Djokovic

di | 26 gennaio 2020

Kobe Bryant, una delle più grandi leggende del basket, è morto in un incidente sul suo elicottero privato che ha preso fuoco nella località di Calabasas, nella contea di Los Angeles, in California. Per vent'anni è rimasto un simbolo dei Los Angeles Lakers che hanno ritirato le due maglie con cui ha giocato, la 8 e la 24: un onore che non era mai stato riservato a nessuno nella storia della franchigia. Bryant, che si è formato in Italia dove giocava suo padre Joe, ha vinto cinque titoli NBA. Poche ore prima della morte, si era complimentato con un'altra icona come LeBron James che lo aveva appena superato nella classifica dei marcatori di tutti i tempi della lega americana.
Bryant, quarto miglior realizzatore nella storia dell'NBA, dopo il suo ritiro nel 2016 si è avvicinato al tennis. Si divertiva a giocarlo, come ha confessato la scorsa estate a John Wertheim in un'intervista per Sports Illustrated. E ha scelto proprio il tennis come ambientazione per il suo libro, Legacy and the Queen, che ha promosso agli ultimi US Open. "Volevo creare qualcosa per le mie quattro figlie" diceva Bryant, diventato autore, produttore e CEO di una compagnia che produce contenuti multimediali, i Granity Studios. 

Il romanzo, che è stato scritto da Annie Matthew ma creato e ideato da Bryant, racconta di una ragazzina di dodici anni che vuole vincere un torneo di tennis per salvare l'orfanotrofio del padre. La storia è ambientata in un luogo immaginario, Nova, dove la magia aiuta Legacy a trovare poteri speciali per vincere la sua sfida.

Una delle prime persone a cui ha inviato il libro, ha raccontato, è Naomi Osaka a cui è anche piaciuto. "Conosco Kobe" raccontava l'anno scorso la giapponese. "Tutti sanno che mi ha dato importanti consigli. E' uno di quelli a cui mi ispiro come atleta e come persona. Sono davvero grata di aver avuto l'occasione di parlargli".
 

Anche Novak Djokovic ha sviluppato un'amicizia con l'icona moderna del basket, come ha spiegato in una recente intervista per EPN, ripresa dal sito dell'ATP.

Due anni fa, quando il serbo è uscito dalla top 20 per l'infortunio al gomito, ha imparato molto da Bryant. "Ci siamo parlati molte volte al telefono, e ci siamo anche incontrati di persona negli ultimi due anni. Quando ero infortunato, e facevo fatica a gestire mentalmente ed emotivamente tutte le cose che mi stavano capitando, lui è sempre stato lì per me. Mi ha dato consigli importanti, mi ha fatto capire che dovevo continuare a credere in me stesso e nel processo che mi avrebbe fatto ritornare dove volevo essere". Djokovic, aveva poi aggiunto lo stesso Bryant,  "era in una fase particolare, non era fisicamente il campione a cui era abituato. Abbiamo parlato molto su cosa deve fare un atleta per accettare di non essere più quello di prima".
La sua scomparsa ha scosso tutto il mondo del tennis, come dimostrano le tante dimostrazioni di affetto e cordoglio sui social network.

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