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Melbourne daily 5 - Palle lente e nuove diete: picchiare non basta più

"Le palline, dopo un paio di game, diventano più morbide e il gioco si rallenta" diceva Roger Federer dopo il primo turno. Le condizioni hanno sfavorito chi colpisce forte senza variazioni: prime vittime Serena, Naomi Osaka e Madison Keys. La delusione di Tsitsipas, la rinascita di Cilic ma soprattutto una novità alimentare: la nuova dieta di Novak Djokovic

di | 25 gennaio 2020

La quinta giornata degli Australian Open è stata segnata da molte sorprese, soprattutto nel tabellone femminile con le sconfitte di Serena Williams, Naomi Osaka e Madison Keys, tutte in difficoltà nel gestire le condizioni particolari imposte dalle morbide palle del torneo. Fuori Stefanos Tsitsipas, soffre Roger Federer costretto al super tiebreak da John Millman, risorge Marin Cilic, finalista a Melbourne nel 2018.

Le palle lente sfavoriscono le “colpitrici”

La quinta giornata degli Australian Open ha prodotto un vero terremoto nel tabellone femminile, con le sconfitte di Serena Williams, Madison Keys e Naomi Osaka, oltre a quello di Caroline Wozniacki, all'ultimo match in carriera. Ad accomunare queste sconfitte delle big (Wozniacki esclusa) un fattore tecnico sottolineato da vari giocatori: la combinazione superficie di gioco e palline. Uno dei primi a parlarne è stato Roger Federer, dopo il suo successo di primo turno: “Il campo? Non è più lento degli altri anni, ma le palle sono particolari. Sono molto veloci da nuove, ma già dopo un paio di game diventano assai più morbide e non scappano via. Il gioco si rallenta e devi lavorarle di più per controllarle bene”.

 

Questa situazione ha certamente influito nelle sconfitte di Williams, Osaka e Keys, tutte tenniste che amano colpire violentemente la palla alla ricerca della massima velocità con impatti piuttosto puliti e cercano il ritmo nello scambio. Infatti queste condizioni e soprattutto queste palle hanno favorito le loro avversarie, tenniste che lavorano maggiormente il colpo (come Cori Gauff e Ons Jabeur), o molto rapide a coprire il campo, forzando le rivali a correre dopo aver aperto l'angolo. Serena Williams oggi è incappata in troppi errori in spinta, perdendo spesso il controllo. Naomi Osaka non è riuscita a gestire la ragnatela costruita sapientemente da Cori Gauff, finendo per sparacchiare in rete o fuori troppe accelerazioni su palle cariche di spin o angolate. Condizioni che sembrano quindi esaltare la manualità e la costruzione del gioco rispetto alla pura spinta in progressione.

Djokovic e la dieta “plant-based”

Novak Djokovic ha parlato varie volte dei benefici tratti da una dieta senza glutine. Nella conferenza stampa seguente alla vittoria odierna contro il giapponese Yoshihito Nishioka, il serbo si è soffermato nuovamente sul proprio stile di vita e alimentare.
Da alcuni anni Djokovic è passato ad una dieta “plant-based”, che spesso viene erroneamente confusa con quella vegana. Il veganismo propone la necessità di uno stile di vita lontano da ogni sfruttamento animale da parte dell’uomo, in ogni aspetto della vita, nel cibo ma anche nell'abbigliamento, cosmesi o persino arredamento.
La dieta plant-based invece si fonda sul consumo di alimenti grezzi, non raffinati, pronti così come sono in natura, rifiutando i cibi processati a livello industriale e quindi potenzialmente più dannosi per la salute. Un “plant-based” consuma frutta, verdura, cereali integrali ed evita (o minimizza) l’assunzione di prodotti animali e alimenti trasformati, in un’ottica di maggior salute.

“Sono molto fiero di essere un plant-based e giocare a questi livelli da oltre quattro anni. Ci sono molte critiche al riguardo e poca informazione, tanto che la gente intorno a me non credeva che io potessi seguire questo regime e tenere un livello di efficienza fisica massimo. Non è stato un passaggio brusco, ci sono arrivato attraverso varie fasi graduali di adattamento, è un nuovo stile di vita che va oltre la pura dieta alimentare. Ci sono ragioni etiche dietro la mia scelta, l'essere consapevoli di quel che accade nel mondo animale, lo sfruttamento negli allevamenti ed i medicinali usati. Tutto questo ha un impatto sull'ambiente e sui cambiamenti climatici, aspetti a cui la gente magari non pensa ma che sono importanti. È una scelta consapevole che va oltre i benefici alla prestazione, è uno stile di vita, è un approccio al mondo di cui sono fiero e che spero si possa diffondere sempre più. Vorrei poter essere di esempio per altri atleti, è possibile conciliare un regime plant-based ad un fisico forte, sano e capace di recuperare dopo la fatica. Non sono un sollevatore di pesi, chiaramente, ma ho un ottimale bilanciamento tra forza e velocità, ed i miei risultati dimostrano che si può benissimo competere al massimo e avere una vita più sana”.

Fucsovics “porta a scuola” i giovani

Si dice che per i giovani emergenti un ottimo test di crescita è superare nei grandi tornei i colleghi dotati di un gioco solido, quelli che non ti regalano mai niente, sempre pronti alla lotta. L'esatto identikit dell'ungherese Marton Fucsovics, che in quest'edizione degli Australian Open sta recitando alla perfezione il ruolo di “ammazza giovani”, scoglio insuperabile per le ambizioni di quotati next gen. Il 28enne di Nyiregyhaza ha vinto oggi nettamente in tre set contro il 22enne americano Tommy Paul, lasciandogli la miseria di sei game in tre set. Al primo turno aveva domato in quattro set il quotatissimo canadese Denis Shapovalov, 20 anni, in una delle maggiori sorprese della prima giornata del torneo, e al secondo aveva estromesso l'azzurro Jannik Sinner, 18 anni, in una giornata molto complicata da fortissime raffiche di vento. 


Fucsovics sta mostrando in questo torneo il meglio del suo repertorio, un tennis solido e razionale a tutto campo senza particolari lacune tecniche, ma a cui manca il colpo da k.o. per un vero salto di qualità. “Oggi mi sono davvero divertito” ha dichiarato alla stampa l'ungherese. “Alla fine la giornata non è stata così ventosa o troppo calda, ho giocato bene soprattutto all'inizio, facendo sentire la mia solidità in campo. Sono arrivato in Australia ben preparato ma senza grandi aspettative; dopo la partita vinta contro Shapovalov mi sono reso conto di giocare il mio miglior tennis. I giovani hanno grande talento, ma devono far esperienza per riuscire a tenere alto il proprio livello per tutto il match, ed entrare bene nelle partite, lì spesso fai la differenza, come oggi nel mio caso”.

Si rivede Marin Cilic

In una giornata ricchissima di temi e match interessanti, non deve passare in secondo piano la battaglia vinta dal croato Marin Cilic sullo spagnolo Roberto Bautista Agut, uno dei tennisti più in forma nell'ultimo periodo. I due se le sono date sportivamente “di santa ragione”, con scambi molto intensi e continui capovolgimenti di fronte, fino all'allungo decisivo del croato nel quinto set. Cilic viene da un 2019 complicato da vari problemi fisici, tanto che ritrovare la miglior forma era il suo obiettivo per quest'avvio di stagione.
“Mi sento molto bene” ha dichiarato Marin nel dopo partita, “la schiena mi ha un po' infastidito soprattutto nel match precedente, forse anche sollecitata dal forte vento, ma nel complesso sono in buona forma. Oggi è stato un incontro complicato dal punto di vista fisico, con moltissimi scambi lunghi e faticosi, Roberto è un grande combattente, non molla mai. C'è stata grande intensità, tanti punti lottati uno dietro all'altro con poche pause. Venir fuori da una partita così dura in quattro ore di tennis vuol dire superare un bell'esame. Dopo aver perso il quarto set è stato fondamentale per me riuscire ad iniziare bene il quinto e giocarlo al meglio. Sono molto contento del livello che ho toccato nel momento decisivo, il quinto è stato anche il set in cui ho servito meglio, e questo è stato fondamentale per il successo”.
Cilic aveva superato un complicatissimo match di secondo turno, vinto al super tiebreak contro Paire, confermando di aver ritrovato una buonissima condizione fisica e tecnica. Al prossimo turno affronterà il canadese Milos Raonic, una partita sulla carta molto equilibrata con l'obiettivo di sbarcare ai quarti e sfidare presumibilmente Novak Djokovic.

La delusione di Tsitsipas

Dopo la semifinale agli Australian Open dello scorso anno e la vittoria alle ATP Finals 2019, le aspettative sul greco Stefanos Tsitsipas erano massime. Oggi ha ceduto di schianto alla potenza e servizio devastante di un ritrovato Milos Raonic, continuo alla battuta e dominante col diritto nei pochi scambi del match.
Un tipo di tennis senza ritmo che il greco soffre terribilmente, come ha dichiarato nella press conference post partita, non celando la sua grande delusione.
“È stato un match molto difficile per me. Raonic serviva bene e tirava dei gran diritti da ogni posizione del campo, è stato rapidissimo a spostarsi per colpire col diritto, non sapevo mai dove piazzarmi per anticipare il suo colpo o anche solo difendermi. Questa partita mi ha ricordato molto quella contro Kyrgios di qualche settimana fa, abbiamo scambiato poco, non sono mai riuscito a prendere ritmo e mi sono sentito disarmato alla risposta. È un tipo di tennis strano, complicato da gestire. Mi aspettavo di poter fare molto di più”.

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