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Melbourne daily 7: Jabeur, l'araba felice

La tunisina è la prima giocatrice araba nei quarti di uno Slam e in top 50. "Spero di essere un'ispirazione" dice. Lo vorrebbe anche Djokovic, che ammette: "Ho avuto un impatto positivo sui giovani, ma in Serbia c'è ancora un problema di infrastrutture"

di | 06 febbraio 2020

La storia da copertina della settima giornata degli Australian Open è quella di Ons Jabeur, 25enne tunisina dotata di un tennis molto tecnico e prima tennista di origine araba ad approdare nei quarti di uno Slam. Novak Djokovic impressiona nella sua vittoria contro Diego Schwartzman e parla della situazione del tennis in Serbia. Sarà un Milos Raonic finalmente in salute a cercare l'impresa contro il campione in carica nei quarti.

Ons Jabeur, prima tennista araba nei quarti Slam e top50

La tunisina Ons Jabeur è la sorpresa del tabellone femminile degli Australian Open 2020. Dopo aver sconfitto Caroline Wozniacki al terzo turno, oggi ha superato in due set Wang Qiang con il suo tennis vario e molto tecnico, strappando un posto nei quarti di finale di uno Slam. È un risultato storico: per la prima volta una tennista di origine araba accede tra le migliori otto di un Major e tra le migliori 50 del ranking WTA. L'ultimo tennista arabo e nord africano capace di issarsi nei quarti di uno Slam era stato il marocchino Hicham Arazi nell'edizione 2004 degli Australian Open. Jabuer sfiderà la statunitense Sofia Kenin (testa di serie n.14) per un posto in semifinale. “Sto tremando, è incredibile. Non riesco a descrivere come mi sento”, queste le parole a caldo della venticinquenne tunisina, campionessa a Roland Garros junior nel 2011. “Non mi sentivo così nervosa, avevo fiducia nel mio tennis perché in questo torneo sto trovando il mio miglior gioco. Mi piacciono le condizioni, sono abbastanza lente e questo mi permette di mixare rotazioni ed angoli, una tattica che ha dato molto fastidio alla Wang”. 
Ons è un vero prodotto del tennis tunisino: “È un bellissimo risultato, spero di essere d'ispirazione per i giovani del mio paese e del mondo arabo, soprattutto in Africa. Il mio percorso dimostra che non è impossibile farcela. Ho iniziato a giocare in Tunisia a tre anni e ci sono rimasta fino ai diciassette, sono un prodotto 100% tunisino. Avevo ricevuto diverse offerte da parte di college statunitensi, ma non l'ho mai considerata un'opzione perché volevo sbarcare direttamente nel tennis Pro senza passare dall'università. Mia madre mi ha convinto dell'importanza dell'istruzione, così mi sono diplomata e quindi mi sono concentrata totalmente sul tennis. Ho provato alcune accademie in Belgio e quindi in Francia, ma per periodi brevi, restare in Tunisia è stata la miglior opzione per me, con coach perlopiù francesi”.

L'ingresso nel mondo Pro è stato difficile dopo i successi da junior: “Non nascondo che i primi anni sul tour professionistico sono stati molto difficili, avevo grandi aspettative ma ho subito notato come il mio gioco fosse troppo diverso da quello della maggior parte delle avversarie, che mi sconfiggevano con un tennis assai più fisico e schematico. Il mio invece è molto vario, amo lavorare la palla, cambiare sempre soluzioni, ma questo mi è costato un periodo di adattamento più lungo. Ci credevo, ero sicura che il mio momento sarebbe arrivato, che sarei riuscita ad impormi. Sono stata paziente ma devo ringraziare la mia famiglia ed il mio team per avermi supportata in molti momenti difficili. Avevo bisogno di soldi per viaggiare e pagare un coach, non è stato facile ma non mi sono mai arresa, continuando la mia carriera. Il mio sogno? Vincere Roland Garros”. Jabeur è stata premiata come sportiva araba dell'anno, e la sua popolarità in Tunisia è notevole, tanto che sul web girava una foto di un bar di Tunisi aperto alle tre del mattino con molta gente incollata alla tv per seguire una sua partita in diretta. “Ho trovato il mio equilibrio e la mia strada, sono sposata con il mio fisioterapista e mi sento più matura, pronta a lottare per i miei obiettivi sportivi”. 


Djokovic: “In Serbia mancano strutture e un sistema”

Il campione in carica Novak Djokovic si è sbarazzato in tre set dell'argentino Diego Schwartzman, impressionando per la facilità con cui affronta e disarma ogni avversario nel torneo. Dopo il set perso all'esordio contro il tedesco Jan-Lennard Struff, ha concesso le briciole ai rivali mostrando una netta crescita di condizione. “Sto bene, oggi è stato un buon test perché Diego è un avversario pericoloso, non aveva perso un set in tutto il torneo e da fondo campo spinge moltissimo. Sento sempre più fiducia nei miei colpi, soprattutto al servizio”. I dati statistici del torneo mostrano come la seconda palla di Djokovic stia mediamente viaggiando 10 km/h più veloce rispetto all'edizione 2019, segno evidente di come abbia lavorato su questo colpo.

Interessanti le sue parole in merito alla situazione del tennis in Serbia: “Ovviamente i miei successi e la mia popolarità hanno un impatto positivo per l'attività tennistica in Serbia. In passato, prima di Bobo Zivojinovic e Monica Seles, non avevamo una grande tradizione. Quindi all'improvviso è esploso il movimento. Non credo al caso, ma nonostante non esistesse alcun sistema o struttura che supportasse la nostra svolta nel tennis professionistico, all'improvviso abbiamo avuto tre numeri uno: Ana Ivanovic, Jelena Jankovic ed io, oltre a Nenad Zimonjic in doppio, e un forte top 10 come Janko Tipsarevic.

"È stato incredibile e questo ha aumentato enormemente la popolarità del tennis, con un moltissimi giovani che hanno preso una racchetta in mano. Il problema è ancora quello delle infrastrutture, ma anche di un sistema che non ha realmente seguito il successo come avrebbe dovuto. Quando non sono impegnato cerco di rendermi utile, attraverso il tennis club che gestiamo a Belgrado o in prima persona nel mio tempo libero, supportando la Federazione e chiunque ami davvero il tennis per implementare un sistema a lungo termine che possa consentire ai bambini e genitori di avere un accesso più facile e più economico alla disciplina. Giocare a tennis è davvero costoso per chi vive con uno stipendio medio in Serbia, questa è la realtà. Non manca la passione, ma per colpa dei costi molti scelgono il basket, il calcio, la pallavolo o la pallamano, nel mio paese sport molto diffusi. Siamo un paese in cui si preferiscono gli sport di squadra, ma è bello vedere una disciplina individuale crescere nell'interesse generale. Ci seguono molto in tv, ma dobbiamo lavorare tantissimo per colmare il gap che esiste nel numero di praticanti di base rispetto agli altri sport di squadra”.

Raonic in cerca di continuità

Il canadese Milos Raonic grazie al successo in tre set sul croato Marin Cilic si guadagna un posto nei quarti dell'Australian Open, ed il “privilegio” di sfidare Novak Djokovic. Un bel risultato ad inizio stagione, dopo un 2019 complicato da molti problemi fisici. Il canadese nel dopo partita ha parlato di come sia difficile ritrovare il proprio miglior tennis quando non riesci a dare continuità agli allenamenti e ai tornei. “Non ho giocato molto l'anno scorso, ed è stata dura mentalmente affrontare un periodo così, ma credo di averlo superato. La parte più difficile di questa off-season è stata la consapevolezza di aver fatto sei buone settimane di allenamento, senza problemi, e sperare di ottenere buoni riscontri dal campo, che invece non sono arrivati subito. Per fortuna la mia condizione è cresciuta nel torneo, adesso l'obiettivo è continuare a giocare come sto facendo in questa settimana e costruirmi un “momentum” positivo su cui proseguire la stagione, trovare continuità tra tornei ed allenamenti evitando pause forzate. Sarebbe bello aver la possibilità di allenarsi costantemente mantenendo un livello alto, questo ti permette di evitare periodi di training molti intensi necessari a ritrovare la forma dopo gli stop per infortuni, come mi è capitato nella scorsa stagione quando sono stato costretto a letto o seduto su un divano per diverse settimane”.


Kvitova: “Non deve esser facile stare nel mio box”

Il quarto di finale tra Ashleigh Barty e Petra Kvitova sarà la super sfida del tabellone femminile, a determinare la vera favorita del torneo. La ceca ha rimontato un set alla greca Maria Sakkari, sostenuta in modo assai acceso dal folto pubblico di origine greca, tanto da provocare una reazione di Petra verso il giudice di sedia durante il match: “Ho detto all'arbitro che sembrava più una partita di calcio... è carino da un lato, ma siamo in un torneo di tennis, e nemmeno in Fed Cup. Alla fine non mi ha disturbato affatto, ma è stato molto strano”. La ceca, due volte campionessa a Wimbledon e finalista a Melbourne lo scorso anno, ha parlato anche del rapporto con il proprio box durante i match: “Li guardo, e mi sostengono molto, soprattutto in una partita come quella di oggi, molto intensa e con gran parte del pubblico contro. A volte il mio team fa “cose da pazzi”, pensando di aiutarmi, ma li capisco. Non riesco ad immaginarmi al loro posto, probabilmente farei lo stesso. Non deve esser facile stare in un box a sostenere qualcuno stando seduti, soprattutto quando segui una giocatrice che ha un tennis imprevedibile come il mio”.

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