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Us Open 2019: top & flop

E' il torneo di Nadal, Medvedev, Andreescu. Ma anche l'edizione del fallimento di Tsitsipas, Halep e dei dubbi di Sascha Zverev.

di | 11 settembre 2019

Un torneo per nuovi campioni e antiche leggende, in cui tutto è esagerato, amplificato, kitsch e rumoroso come i tifosi con i loro hamburger, come gli aerei che volano sul cielo di New York. Lo Us Open 2019 è il torneo di Nadal e Medvedev, di Andreescu e Taylor Townsend. Ma anche il torneo del flop di Sascha Zverev e di Ashleigh Barty, di Simona Halep e tecnicamente di Naomi Osaka, che pure regala il momento più bello delle due settimane a Flushing Meadows.

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I promossi

Del valore del torneo di Matteo Berrettini, inserito nella Hit Parade dello Us Open 2019, ha già scritto Enzo Anderloni. Ecco gli altri “promossi” del torneo, con menzione speciale per Elina Svitolina, Belinda Bencic e Taylor Townsend, che ha dimostrato come un altro tennis sia ancora possibile.

 

Rafa Nadal – Le lacrime di commozione e di gioia per lo Slam numero 19 illuminano di una luce diversa il presente di Nadal, a un solo major da Roger Federer. Primo nell'era Open a vincere cinque Slam oltre i trent'anni, secondo più anziano a trionfare allo Us Open, Nadal ha vinto più di un major in un anno per la quinta stagione in carriera. Rafa ha centrato Roland Garros e Us Open nello stesso anno per la quarta volta. Dopo la quinta più lunga finale nell'era Open, ha conquistato il titolo numero 84. E completato una sua piccola grande rivoluzione in giocatore d'attacco a tutto campo.

 

Medvedev – Qualcuno ha iniziato a lasciare l'Arthur Ashe quando Daniil Medvedev era sotto di due set e di un break. I tifosi nei suoi confronti sono passati dall'ostilità aperta all'ammirazione per una finale condotta con la testa del grande campione. “Da questa straordinaria prestazione, imparerà ad essere ancora più forte” ha detto il coach Gilles Cervara. “E' stata una gran partita, anche se eravamo convinti che avrebbe potuto farcela al quinto set”. Medvedev lotta su ogni punto. “Penso che il pubblico abbia apprezzato” ha detto, sapevo che per loro dovevo mettere in campo il cuore”. Con quella finale, ha spiegato Nadal, “abbiamo capito perché Daniil è numero 4 del mondo a 23 anni”.

 

Dimitrov - “Non c'è niente di sicuro nello sport. Ti può far esultare, ti può spezzare il cuore” ha scritto sul sito dello Us Open Neil Schlecht. New York continuava, e continuerà, a spezzare il cuore di chi aspetta Godot. E Godot, in questo caso, è il primo Federer-Nadal allo Us Open. “Non c'è mai stato e mai ci sarà” ha commentato John McEnroe. Il sogno stavolta lo interrompe Grigor Dimitrov, l'ex “baby Federer” che elimina l'originale, provato dal mal di schiena e dall'età che avanza. Il paragone con lo svizzero ha condizionato tutta la storia del bulgaro, che però si è fermato a un passo dalla finale contro un Medvedev con più fame di arrivare.

 

Andreescu – Ha ricevuto i complimenti di Justin Trudeau, il presidente del Canada. È la prima rappresentante della sua nazione, uomo o donna, a conquistare uno Slam in singolare. Sono trascorsi appena quattro Slam dal suo debutto al suo primo titolo, come nel caso di Monica Seles. “Dopo aver battuto Taylor Townsend” ha detto, “ho iniziato a credere di poter davvero vincere il torneo”. Il resto l'hanno fatto un carattere da campionessa, un tennis efficiente, i continui esercizi di visualizzazione in cui negli anni si è immaginata nell'atto di giocare una grande finale.

 

Gauff – La sconfitta contro Naomi Osaka potrebbe diventare il momento della svolta nella carriera della quindicenne Cori Gauff. La giapponese la invita a condividere l'intervista con lei a caldo, è meglio così che andare a piangere in spogliatoio, le dice. Il giorno dopo, Gauff non credeva ci potesse essere grande interesse per il suo match di doppio in coppia contro Caty McNally sull'Armstrong. Invece, per un secondo turno di doppio femminile, c'erano 14 mila persone. Chiamatemi CoCo, ha scritto su Instagram. È iniziata la CoCo-mania.

I bocciati

Zverev – Il primo ottavo di finale a New York non basta a salvare Sascha Zverev. Troppo condizionato da quello che succede fuori dal campo, la sua evoluzione è di fatto un'involuzione anche tecnica. Galleggia in cerca d'autore, senza un vero marchio distintivo, una cifra stilistica, fa un'enorme fatica nei primi turni e arriva nei momenti decisivi con l'anima, e le gambe, in riserva.

 

Tsitsipas – Travolto da un insolito destino, ma non nell'azzurro mare d'agosto, Stefanos Tsitsipas si scioglie al primo ostacolo. Perde testa e partita al primo turno contro Andrey Rublev, che certo è uno degli avversari meno desiderabili se sei testa di serie per cominciare uno Slam. Mal di stomaco, crampi, insulti vari all'arbitro e penalty point: non è mancato niente. Tsitsipas ha giocato troppo e ne ha pagato le conseguenze.

Thiem – Vale evidentemente anche per Thiem, arrivato a New York con alle spalle tosse e febbre. Dopo la finale al Roland Garros, ha vinto solo tre partite e il ritiro a Cincinnati per infezione virale non ha aiutato. Questo nulla toglie alla gran partita di Thomas Fabbiano che l'ha eliminato. Ma qualche perplessità sulla sua programmazione rimane.

 

Halep – D'accordo, 106 discese a rete non sono banali da contrastare. Ma dalla campionessa di Wimbledon, contro l'imprevedibile Taylor Townsend ci si sarebbe aspettati qualcosa di più. Invece ha perso prima il controllo della partita, poi anche la partita. “Ho commesso qualche errore” ha detto dopo il match, “ma non ho mai incontrato un'avversaria così”.

Osaka – Ha perso tre volte in un anno contro Belinda Bencic, versione moderna e più potente della maestra Martina Hingis. La terza le è costata l'eliminazione allo Us Open e addio difesa del titolo. Sotto la pioggia del Labour Day, a dodici ore dall'uscita di Novak Djokovic, il torneo perde anche la numero 1 del tabellone femminile. Il lavoro premia la svizzera, avviata verso la sua prima semifinale Slam. E lascia Osaka con più domande che risposte sul futuro.

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