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Nadal ancora re. Ma Medvedev gli ha fatto paura

Lo spagnolo, avanti di due set e di un break, viene costretto al quinto. Medvedev, alla prima finale Slam, dà il meglio e salva due match point. Ma non evita il diciannovesimo titolo Slam di Nadal. Rafa è il primo a vincere cinque major dopo i 30 anni

di | 09 settembre 2019

Cinque è il numero magico di Rafa Nadal. Lo spagnolo batte Daniil Medvedev 7-5 6-3 5-7 4-6 6-4 e diventa il primo a conquistare cinque titoli dello Slam dopo i trent'anni.
Nadal, alla quinta finale allo Us Open, viene costretto al set decisivo per la quinta volta nel match per il titolo in un major. Ma dopo aver attraversato tutte le emozioni dello spettro, dopo aver mancato due match point contro un avversario istintivo eppure capace della scelta spesso giusta al servizio, chiude e raggiunge i 19 major, uno in meno di Roger Federer.

Medvedev, il più giovane finalista allo Us Open dopo Novak Djokovic (23 anni) nel 2010 e primo russo a giocarsi il titolo in un major dopo Marat Safin all'Australian Open del 2005, ha accarezzato il sogno di diventare il primo nato negli anni Novanta a vincere uno Slam. 

Nadal completa la vittoria numero 27 nelle ultime 28 partite. Lo spagnolo, che festeggia il ventesimo successo consecutivo contro un avversario russo, conferma una tradizione positiva. E' la terza volta che raggiunge una finale Slam senza affrontare un top 20, dopo il Roland Garros 2010 e lo Us Open del 2017: in tutti e tre i casi, Nadal ha poi vinto il torneo.

Medvedev toglie ritmo a Nadal

Nadal mette cinque prime su 14 nei primi game. Perde per primo il servizio, nel terzo game, ma al quarto piazza l'immediato controbreak.
Medvedev gioca scarico, piatto, imprevedibile. Anche al servizio, cambia rotazione e direzione senza modificare il movimento. Cambia ritmo, toglie a Nadal il senso di controllo sulla partita.
"E' diverso, è un genio" ha detto all'equipe Gilles Cervara, il coach francese che ama la boxe e lo segue dal 2014 quando Medvedev è arrivato a Cannes al centro di Jean-René Lisnard.

"Mi ricorda Murray da giovane" ha detto all'ATP Brad Gilbert che ha allenato lo scozzese nel 2006. "Tutti dicono: come fa a vincere? Guardi le statistiche e a volte fa più errori e doppi falli che vincenti. Ma vince tanti punti che uno non si aspetta possa vincere, sa giocare piatto e aggressivo quando deve. Soprattutto sa come trovare la strada per vincere".

Non è sceso in campo con l'aria di chi non ha niente da perdere. Gioca come chi conosce il suo piano, e il suo piano è mischiare le carte con una tecnica decisamente personale. Ha un'estetica per molti discutibile che comunque lo porta a cercare la palla davanti al corpo, e la abbina a una sfrontatezza che nel primo set gli permette di togliere a Nadal il controllo della situazione.

Medvedev azzarda qualche volta di troppo la palla corta in risposta ma Nadal vince 11 punti su 14 a rete nel primo set. Lo spagnolo lavora ai fianchi il russo che cede 7-5 il parziale d'apertura nonostante i sei vincenti in più (16-10), condizionato dal doppio dei gratuiti (20-10).

La grande illusione

Nadal, sempre più sicuro nell'agganciare la risposta di Medvedev e fargli giocare un colpo scomodo in uscita dal servizio, è un po' conservativo sulle quattro palle break mancate in avvio di secondo set. Nonostante l'andatura e le braccia lunghe da piovra gli consentano notevole varietà in allungo, sorprendere Nadal diventa via via più difficile per Medvedev, che pure improvvisa una demivolée nel secondo set destinata a diventare uno dei punti del torneo. Lo spagnolo gli fa sempre giocare un colpo in più, interpreta la partita con convinzione, scioltezza, attenzione tattica. Lo sfianca in difesa, ma senza più subire, scava una differenza nel punteggio che è figlia di un ventaglio di soluzioni più ampio. E di una motivazione a vincere gradualmente più forte.

Medvedev rimane produttore sufficientemente seriale di hot shots, vedere per credere un passante basso e stretto di rovescio tirato dal telone. Ma scivola sotto il 50% di punti con la 'seconda' ed è di nuovo il primo a perdere il servizio nel terzo set. Nadal gli offre l'occasione di rientrare sul 3-2: vince due punti a rete per salvare le prime due chances di controbreak, ma butta via una volée alta a campo aperto che facilita il lavoro al russo. Perde il servizio per la seconda volta nel match e inizia un'altra partita.

 

Medvedev, il potere della diversità

Medvedev vince il parziale giocando un tennis stellare, Nadal rimpiange la risposta affossata contro la 'seconda di servizio' sulla prima delle due palle break non sfruttate sul 2-2 nel quarto. Il russo sembra far fatica a piegarsi ma tira ancora dei rovesci fulminei dopo oltre tre ore di partita. Notevole la risposta che proietta la finale al quinto set.

Nadal ha perso solo una volta da due set 'sopra', contro Fognini allo Us Open del 2015. Medvedev, che finirà per incassare la quinta sconfitta in cinque partite al quinto, manca tre palle break in un secondo game in cui si vede di tutto.
Ma nel quinto gioco, numero che evidentemente torna, Medvedev perde il servizio da 40-0. Nadal vede ancora l'obiettivo avvicinarsi e poi allontanarsi, colpa di un avversario ispirato e di due doppi falli nel game in cui serve per la prima volta per il match. 

 

 

 

Irraggiungibili Fab 3

Medvedev salva due match point al servizio, ma è l'ultimo colpo di scena di una partita dalle mille vite. Vola lunga l'ultima risposta di Medvedev, Nadal risorge dai suoi dubbi e giace a Flushing Meadows con lo Slam numero 19.

Si estende così agli ultimi 12 major il dominio dei Fab 3, Djokovic, Federer e Nadal che solo tra il Roland Garros 2005 e Wimbledon 2009 si sono spartiti più major di fila (18 allora). Insieme, hanno conquistato 51 degli ultimi 59 Slam dal primo trionfo di Nadal al Roland Garros del 2005.

 

 

 

Commenti

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dutasa
09 settembre 2019

Nadal non ha certo bisogno di presentazioni ma Medveded fa davvero paura.