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Stavolta Vince Nadal ma Berrettini è già grande

Nella semifinale degli Us Open Matteo Berrettini se l'è giocata alla pari per due set con il vincitore di 18 Slam. Non è riuscito a sfruttare due set-point sul 6-4 nel tie-break del primo set. Lo spagnolo si è salvato... ruggendo. Nella seconda partita la differenza l'ha fatta un break. "Diventerà un grandissimo. Anzi lo è già" ha dichiarato Rafa alla fine

di | 07 settembre 2019

E’ pronto. A tutto. A giocarsela con tutti, sui grandi palcoscenici, grandi titoli in palio. Questo il responso della ‘prova del Rafa’ per Matteo Berrettini.

Non ce l’ha fatta a battere Rafael Nadal, n. 2 del mondo, 18 titoli Slam nel palmares e strafavorito del torneo. Però il dubbio che potesse “non esserci partita” è stato cancellato sin dalla prima battuta dell’azzurro: un ace. Al quale ha fatto seguito un primo set giocato assolutamente alla pari.

Addirittura sembrava che fosse lo spagnolo il giocatore più in sofferenza, quello con più dubbi.

 

La chiave tattica dell’incontro era chiara, al di là di tutte le disquisizione del pre-partita. Le chances di Berrettini, esordiente a questi livelli e per la prima volta opposto a un fuoriclasse dal tennis tanto particolare e ricco di rotazioni uniche, erano legate all’efficienza del suo servizio-bomba, alle percentuali della ‘prima palla’, alla capacità di approfittare della prima occasione per esplodere quel diritto che è oggi considerato uno dei più potenti e micidiali in assoluto.

 

Per contro, era evidente a tutti il punto debole dell’azzurro contro un simile avversario: il lato del rovescio, colpo sul quale Matteo ha lavorato molto, migliorandolo altrettanto, ma non ancora sufficientemente esplosivo e sicuro da poter mettere in crisi lo spagnolo sulla diagonale del suo tremendo gancio di diritto mancino. La diagonale carica di spin sulla quale Nadal ha costruito le sue storiche vittorie contro Federer, proprio approfittando della minor pericolosità del rovescio dello svizzero rispetto al diritto.

 

Servizio e smorzata, uno schema vincente

Sgombrato il campo, a suon di ace e servizi vincenti, dal timore che Berrettini potesse subire l’impatto emotivo di una sfida di questo livello (come era successo negli ottavi a Wimbledon contro Federer), ci si è resi subito contro che l’azzurro, 23 anni contro 33 dell’avversario, aveva studiato a dovere la partita con il suo team e aveva la capacità di applicare i piani tattici.

Era anche molto incoraggiante constatare che le armi dell’allievo di Vincenzo Santopadre, il servizio e il diritto con i quali Berrettini ha costruito i successi di queste prime due stagioni nel tour professionistico, funzionavano anche contro Nadal. Che è parso sin dall’inizio teso, preoccupato.

Nella sua classica divisa da battaglia notturna a New York, canotta e pantaloncini neri (regolarmente pizzicati sul sedere a ogni “quindici” come da protocollo maiorchino), polsini e bandana viola, Rafa aveva chiaro in mente l’obiettivo di inchiodare l’avversario nell’angolo del rovescio. Ma la cosa gli riusciva abbastanza bene solo nei suoi turni di battuta.

Quando serviva l’italiano era un’altra storia. Al di là della oggettiva difficoltà di arginare le prime palle-missile a oltre 210 chilometri orari che Matteo piazzava con buona percentuale, non c’era solo il diritto- pallottola a 150 all’ora da evitare. I tattici di Berrettini (Santopadre e i consulenti tecnici Fit Umberto Rianna e Craig O Shannessy, n.1 dei match analyst) avevano evidentemente suggerito un uso saggiamente dosato della palla corta. Matteo applicava benissimo l’idea e spesso chiudeva il punto, dopo il servizio, proprio con un morbido tocco appena di là dalla rete.

“Matteo ha tutto. Diventerà un grandissimo giocatore. Lo è già e ha tanti anni davanti a sé per migliorare ancora”. Parola di Rafael Nadal

Così, anche se si lottava sempre un po’ di più sui turni di battuta dell’azzurro, Nadal sentiva di non avere la situazione sotto controllo. Berrettini sa essere davvero devastante con il suo ‘uno-due’, ‘servizio-diritto’. E anche il muro di Maiorca, colpito ripetutamente, finiva spesso per crollare.

Una sola occasione nitida, una palla break sul 5-4 Nadal, che era anche set-point per lo spagnolo. Berrettini cancellava tutto con lucido coraggio e arrivava di slancio al tie-break, dopo oltre un’ora di gioco scintillante. Rafa pareva quasi intimorito.

Un tie-break da brivido

Ne aveva motivo: Berrettini partiva fortissimo e arrivava a condurre 4-0. Lo spagnolo reagiva ma non poteva evitare di affrontare due set-point contrari, sul 6-4 per l’italiano. Sul primo si difendeva da par suo. Nel caso del secondo doveva ringraziare la sorte perché Berrettini si costruiva l’opportunità di sparare il dirittone a colpo sicuro ma la palla usciva di quattro dita.

“Sono stato fortunato a quel punto” avrebbe ammesso a fine partita.

Non sono occasioni che si ripetono facilmente quando di là dalla rete hai di fronte un fuoriclasse assoluto come Rafa. Due punti dopo il tie-break era finito, il set era volato alle Baleari.

L’urlo del Cannibale

Significativa la reazione del ‘Cannibale’: un urlo belluino, piegato sulle ginocchia, con i pugni serrati come se avesse appena vinto il 13° Roland Garros. Era la risposta più bella alla domanda che tanti si erano posti sulla reale livello di competitivà del nostro astro nascente a questi livelli: il ‘mostro’ aveva avuto paura.

A quel punto la strada per Berrettini era però una salita impervia; per Nadal, tutta discesa. L’equilibrio in campo restava ma bastavano un piccolo calo delle percentuali del servizio, qualche piccola esitazione nel piazzare la smorzata e qualche numero straordinario del n.2 del mondo per far concretizzare l’unico break che serviva perché il parziale si chiudesse 6-4 Spagna.

A quel punto il ‘granchione’ di Maiorca liberava la sua chela senza più tensioni e, nonostante l’onesta tenuta del nostro prossimo n.13 del mondo, dilagava. Matteo non riusciva più a stargli dietro. Finiva 7-6 6-4 6-1, dopo due ore e 35 minuti.

“Matteo? Diventerà un grandissimo giocatore” - Per Nadal la vittoria vale la qualificazione per la quinta finale a New York (dove ha vinto tre volte), 27ª in un torneo del Grande Slam. Per l’azzurro è solo la prima puntata di una grande storia. Con questo risultato lunedì sarà anche n. 9 della classifica mondiale Race to London, quella che qualifica i migliori 8 giocatori della stagione per le Atp Finals di fine anno a Londra.

“Matteo ha tutto. Diventerà un grandissimo giocatore. Lo è già e ha tanti anni davanti a sé per migliorare ancora”. E’ quanto dice Rafael Nadal ai microfoni della Espn davanti ai 20mila dell’Arthur Ashe. Non è la prima volta che siamo pienamente d’accordo con lui.

Commenti

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elio
07 settembre 2019

Ti vogliamo bene Matteo. Sei una splendida persona e un grande tennista.