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Medvedev sa solo vincere: prima finale Slam

Il russo è la grande speranza della nuova generazione. Già qualificato per le ATP Finals, ha avuto per tutta la settimana contro il pubblico di New York. "Devo dire che amo gli Usa" ha detto dopo la vittoria su Dimitrov.

06 settembre 2019

Daniil Medvedev, l'uomo che ha vinto contro il pubblico, ha dominato Grigor Dimitrov nella semifinale meno prevedibile dello Us Open. un tempo baby Federer che ha impedito il possibile primo “Fedal” allo Us Open, si è arreso 76 64 63. Medvedev, già qualificato per le ATP Finals, è il primo russo in una finale Slam dai tempi di Marat Safin all'Australian Open del 2005. E' il terzo giocatore nell'era Open a centrare la finale a Washington, in Canada, a Cincinnati e allo US Open nella stessa stagione dopo Ivan Lendl (1982, quando Washington si giocava sulla terra) e Andre Agassi (1995, la sua "summer of revenge", chiusa però perdendo da Sampras in finale a Flushing Meadows dopo 26 partite vinte di fila).

 

Dimitrov, numero 78 del mondo, è il semifinalista Slam con la più bassa classifica dopo Rainer Schuttler a Wimbledon nel 2008. A Flushing Meadoews, un semifinalista così lontano dalla vetta del ranking ATP non si vedeva dalla semifinale di Jimmy Connors del 1991.

Medvedev è salito in vantaggio 2-1 negli scontri diretti. Si erano affrontati due volte nel circuito maggiore: vittoria di Dimitrov al Queen's, rivincita di Medvedev a Washington, sempre nel 2017. “Sono felice che Grigor stia tornando in condizione” diceva prima della partita il russo. “Ho visto alcune sue partite qui, sta giocando un tennis incredibile. Tutti sappiamo cosa è capace di fare quando gioca come sa”. “Daniil è stato concentratissimo tutta l'estate” ha commentato Dimitrov, sempre prima del match. “Gli ultimi tornei gli hanno dato grande fiducia. Ha giocato tante ottime partite, non sarà facile”

La tensione, l'ansia per la grande occasione, ha bloccato entrambi. Il russo ha vinto con 20 vincenti e 40 gratuiti, compresi otto doppi falli. Il bulgaro, che non ha mai rimontato uno svantaggio di due set in carriera, alla distanza ha mollato la presa sulla partita.

Medvedev: "Voglio solo essere me stesso"

Nessun russo è più arrivato in finale allo Us Open dopo il trionfo di Marat Safin su Pete Sampras nel 2000. “Ricordo di averlo visto in tv, quando ero piccolo. Avevo nove anni quando ha vinto l'Australian Open in finale con Hewitt. C'era tutta la Russia davanti alla televisione a fare il tifo per lui. In qualche modo, abbiamo cercato a distanza di mandargli un po' di energia positiva visto che giocava contro un australiano in Australia. Certo, giochiamo in modo completamente diverso. Ho sentito che mi hanno paragonato a Davydenko: con lui siamo sicuramente più simili. Sicuramente, quando noi ragazzini guardavamo le partite di Marat, pensavamo: spaccare le racchette è figo, voglio essere come lui, voglio farlo anche io. Quello che ha fatto lui per il tennis, comunque, è straordinario. Sarà per sempre nella storia della Russia e del tennis mondiale”.

 

Anche Medvedev, in fondo, vuole solo essere se stesso, e l'ha detto ai tifosi dopo la vittoria nel quarto di finale su Stan Wawrinka. Una riconciliazione, una spiegazione, un punto di incontro per raccontare che l'autenticità non è sempre sinonimo solo di maleducazione. Per chiudere il capitolo su un'ostilità nata dopo un gesto eccessivamente brusco verso un ballboy ma di sicuro esacerbata e amplificata anche troppo.

È iniziato tutto al terzo turno contro Feliciano Lopez, dopo la vittoria all'esordio sull'indiano Gunneswaran all'esordio nel torneo: è la sua unica vittoria in tre set in tutto lo Us Open. Nella seconda settimana, ha chiuso la favola del tedesco Koepfer, mancino di formazione universitaria negli Usa venuto praticamente dal nulla che negli ultimi due anni ha cambiato vita e approccio al tennis. “E' una bestia in palestra” ha detto di lui il coach Rhyne Williams.

 

Considerando anche la vittoria nei quarti su Stan Wawrinka, Medvedev ha completato 28 break prima della semifinale, il numero più alto tra i quattro rimasti a questo punto del torneo, e ne ha aggiunti altri cinque su nove chances complessive per raggiungere la prima finale Slam. 

Il nuovo Dimitrov

Grigor Dimitrov ha iniziato il suo cammino allo Us Open con un record di una vittoria nelle ultime otto partite e con la sua più bassa classifica dal 4 giugno 2012 (allora era sceso al numero 87). Ex campione junior allo Us Open, è il primo semifinalista non testa di serie dal 2006, dopo Youzhny battuto 13 anni fa da Andy Roddick. La vittoria più prestigiosa della carriera, in cinque set su Roger Federer, gli ha permesso di centrare la prima semifinale nel circuito maggiore da Montecarlo 2018. Sicuro di rientrare in top 25 grazie alla terza semifinale Slam in carriera (dopo Wimbledon 2014 e Australian Open 2017), il bulgaro non vince un titolo dall'exploit alle ATP Finals del 2017.

 

La svolta, ha scritto sul sito dell'ATP Craig O'Shannessy, coach e pioniere della match analysis che a New York ha collaborato anche con Matteo Berrettini, Vincenzo Santopadre e Umberto Rianna, è legata al rendimento con la seconda di servizio. Il bulgaro ha vinto 8 punti su 14 con la seconda negli ultimi due set contro Federer e il 59% nell'ottavo di finale contro l'australiano De Minaur. Nessuno, tra gli otto arrivati ai quarti, registrava un rendimento migliore di lui con la seconda. Tuttavia, non la spinge al massimo. Infatti, gli avversari hanno sbagliato la risposta solo 18 volte su 150 contro la sua seconda. Medvedev, invece, è comunque riuscito a vincere quasi un punto diretto ogni quattro quando non ha servito la prima. Medvedev ha vinto il 75% di punti con la prima, contro il 63% dell'avversario, e in valore assoluto quasi il doppio dei punti con la seconda (30 a 18). Un rendimento leggermente superiore anche in percentuale, che racconta perché in finale ci sarà Daniil Medvedev.

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