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Cinque cose da sapere sulla rivelazione Koepfer

Mancino, 25 anni, entrerà in top 100 per la prima volta. E' arrivato agli ottavi per la prima volta in carriera. Aveva vinto solo due partite nel circuito maggiore prima di questa settimana. E' laureato in finanza alla Tulane University

di | 02 settembre 2019

Prima dello Us Open, Dominik Köpfer aveva vinto due partite nel circuito maggiore. Mancino, 25 anni laureato in finanza alla Tulane University, a New York ne ha vinte tre, dopo aver eliminato due ex top 40 come Mahut e Harrison nelle qualificazioni. Ha superato Jaume Munar, Reilly Opelka e Nikoloz Basilashvili. Sicuro di entrare per la prima volta in top 100, a un anno esatto dall'ingresso tra i primi 200 del mondo. Dodici mesi che cambiano la vita.

L'ultimo anno

Nel 2018 ha giocato la sua prima finale Chalenger, a San Francisco, e vinto il suo primo match nel circuito ATP, a Winston-Salem contro Tennys Sandgren (entrando in tabellone come lucky loser). Quest'anno ha debuttato in uno Slam, con una wild card a Wimbledon e un successo al primo turno su Krajinovic. A livello Challenger, ha vinto il primo titolo a Ilkley sull'erba e centrato un'altra finale a Aptos a metà agosto, che gli ha permesso di spingersi al best ranking di numero 113, che sarà migliorato di una trentina di posizioni dopo lo Us Open. 

Lo stile di gioco

Resistente, elastico, con un dritto robusto in top spin, sente molto bene la palla dal lato del rovescio, che sul profilo per il sito ATP ha indicato come il suo colpo preferito. Nel main draw, ha vinto più con la dinamicità in difesa, inizia spesso lo scambio lontano dal campo, per poi prendere metri quando gli avversari perdono spinta e profondità di colpi. Il servizio è affidabile ma non con le traiettorie da mancino tipico. Il gioco sicuramente beneficia di una positività di approccio complessivo, della convinzione di non essere fuori posto tra i primi 100 del mondo.

Rhyne Williams, il coach giusto

Cosa è cambiato negli ultimi mesi? Intanto, ha un nuovo coach. Dalla fine del 2018 lo segue Rhyne "Rhyno" Williams, promessa mai davvero mantenuta della University of Tennessee. Finalista NCAA nel 2011, un best ranking di numero 141 ATP raggiunto due anni dopo, Williams ha convinto Köpfer a ridefinire il suo tennis e il suo modo di essere atleta. "In palestra, è una bestia e adesso mangia in maniera corretta" ha spiegato Williams. Ha abbandonato le ultime tracce di quel disordine che rimaneva come eredità degli anni da universitario, ha mostrato verso il tennis una rinnovata dedizione. 

In passato, ha spiegato il suo primo coach Oliver Heuft, "era una testa calda, mai però scorretto verso gli avversari. Era come una bottiglia di champagne: se la agiti troppo a lungo, il tappo salta. Ma queste esperienze negative gli sono servite per imparare. Alla fine, ognuno ha il suo carattere e non può negarlo. Deve essere onesto con se stesso e capire come indirizzare le energie nel modo giusto".

Ha provato tutti gli sport

Sportivamente polivalente, Köpfer era sempre fuori a giocare con i bambini e poii ragazzi della sua età a Furtwangen, dove è nato. Ha giocato a calcio, aveva una buona predisposizione per lo sci, non se la cavava troppo male nemmeno a golf. Il tennis, fino ai 16 anni, è rimasto una parte dello scenario. Andava a scuola, giocava le competizioni a squadre, ma non sentiva la spinta di competere in tornei ogni settimana. I genitori, che l'hanno allenato fino a 14 anni poi hanno continuato a lavorare per il club BW Villingen, hanno lasciato che trovasse la sua strada con i suoi tempi, senza forzarlo.

A Tulane è diventato giocatore

Prima di partire per New Orleans, dove ha sede la Tulane University, Heuft gli regala il libro "Inner Game of Tennis" di Tim Gallway. Sottotitolo: come usare la mente per raggiungere l'eccellenza. "Donne", questo il suo soprannome, "ha sempre richiesto a se stesso uno standard molto alto, praticamente impossibile da mantenere, e la sua tolleranza alla frustrazione scendeva velocemente sotto lo zero" ha detto Heuft. "Quando è partito per gli Usa, sapevamo tutti che le cose sarebbero potute andare solo in due modi: o sarebbe tornato indietro dopo un paio di settimane, o avrebbe vinto la battaglia con se stesso". Da sesto giocatore della squadra, in quattro anni diventa il numero 1 e il campione NCAA degli US College Indoor Championships, i campionati universitari al coperto: è il primo vincitore della Tulane dal 1984. E' il risultato di una curiosa combinazione, spiega il coach. Va veloce, "Donne", vorrebbe tutto e subito. Però è anche estremamente motivato, e persistente. Qualità che non sempre viaggiano insieme. Ma spiegano come si arriva a esplodere a 25 anni, dopo un percorso decisamente inusuale. Naturalmente a New York. E dove altro si sarebbe potuta ambientare una storia così?

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