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Viola, una sera da top player: battuto Murray

Successo in rimonta contro lo scozzese nel Challenger di Mallorca. Si gioca nell'accademia di Rafa Nadal. Viola è il settimo italiano a sconfiggere Murray: raggiunge così i quarti.

di | 29 agosto 2019

Una sera così, Matteo Viola l'aveva solo immaginata. Numero 240 del mondo, nel Challenger della famiglia Nadal, Viola batte Andy Murray. Vince in rimonta, 36 64 76, con tanto di doppio fallo dello scozzese sulla palla break. Certo, è strano che in sé la partita valga un quarto di finale Challenger e 530 euro, la differenza tra i montepremi per gli ultimi otto e il prize money per chi perde al terzo turno.

Viola è il settimo italiano a superare Murray: prima di lui ci erano riusciti Pedrini (in un torneo Future), Dellacqua e Di Mauro (a livello Challenger), Seppi, Volandri e Fognini nel circuito maggiore. Sbaglia poco, è pienamente dentro la partita nello scambio da fondo e negli attacchi a rete. Murray si vede che non è al meglio, e il medical time-out che richiede all'inizio del secondo set lo conferma. Ma non si arrende né abbandona la partita. 

Maglietta arancio, cappellino bianco, Viola ha un'esultanza composta, sobria, appena accennata. Batte più volte la mano sulla spalla di Murray a fine partita. E' un incoraggiamento comprensibile, la condizione di Murray non è un segreto. Se è tornato a giocare i Challenger, è per sfidarla, per superare i suoi limiti. Limiti che tornano a far temere il peggio quando, dopo uno slice di routine, si accascia a terra, in ginocchio. 

Il primo pensiero, suo e di molti presenti si può immaginare, è all'anca. Ma in realtà il problema è alla gamba sinistra, quasi certamente di tipo muscolare, niente più di un crampo prolungato. Ma dopo quello che ha passato, anche Murray non è tranquillo. E nel tiebreak del terzo set si prende tutto il tempo possibile ogni volta che deve cominciare un punto.

Finisce così la sua esperienza a casa di Nadal, che gli ha offerto anche di usare la sua nuova barca per rilassarsi. Si chiude prima dei quarti una delle partecipazioni sicuramente più accattivanti di un ex top 10 nel circuito Challenger. 

Murray, che non lo frequentava dai quarti di finale a Mons, in Belgio, nel 2005, è  uno dei cinque ex top 10 che sono tornati a disputare un torneo "cadetto" dopo aver conosciuto che cosa si prova a dominare il mondo del tennis dalla vetta. Si unisce ad Andre Agassi, Gustavo Kuerten, Thomas Muster e Marcelo Rios.
Il ritorno di Agassi a Las Vegas e Burbank nel 1997 rimane, di queste, l'apparizione più carismatica. Due anni prima, era numero 1 del mondo. Tre volte campione Slam, in 24 mesi è scivolato al 141 per una serie di infortuni al polso e problemi personali. Ha bisogno di continuità prima che finisca la stagione. Allora torna a casa e crea il pandemonio nei due tornei che mai avevano conosciuto un interesse simile. Agassi però aveva lo stesso obiettivo di chi gli stava accanto e non aveva il suo passato, né avrebbe avuto il suo futuro. Come tutti in quel tabellone, combatteva per la carriera, per un angolo di cielo.
 
"Vedere uno come me giocare un torneo così era come sentire Bruce Springsteen suonare al bar all'angolo della strada" ha raccontato al sito dell'ATP. "Ero umiliato, lontano da tutto quello che ero stato. Ma non c'è un posto migliore di casa tua per ricominciare". Agassi perderà in finale contro il tedesco Vinck, mai entrato in top 100, e vincerà a Burbank. Due anni dopo, chiuderà l'ultima stagione del secondo millennio da numero 1 del mondo.

Cosa sarà di Murray fra due anni è impossibile dirlo. Quel che sarà di Viola è un quarto di finale contro lo sloveno Blaz Kavcic. E una sera da top player, di quelle da raccontare.

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