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Hurkacz spegne "Shapo": è finale con Paire

A Winston Salem, si sono giocati quarti e semifinali nella stessa giornata. Il polacco ha sconfitto prima Tiafoe poi Shapovalov per centrare la prima finale ATP. Il francese, mai così avanti sul duro in Nord America, ha eliminato Carreno Busta e Johnson

di | 26 agosto 2019

Manic Friday di Winston Salem, quarti e semifinali nella stessa giornata, porta a una finale da prima volta. Hubert Hurkacz, che non era mai arrivato a giocarsi un titolo ATP, ha superato 63 64 Denis Shapovalov. Affronterà Benoit Paire, che non ha mai incontrato. Terzo francese a giocarsi il titolo nel torneo dopo  Julien Benneteau nel 2011 e Pierre-Hugues Herbert in 2015, ha battuto 16 60 60 in una semifinale dall'andamento surreale. "La finale è sempre una partita diversa, non è come il primo turno, ma nemmeno come la semifinale" ha detto Paire. "Chi vince alza la coppa, ed è speciale. So quanto può essere importante per me. Ma cercherò di non pensarci troppo stanotte". Una curiosità: Johnson e Hurkacz condividono il coach, lo statunitense Craig Boynton.

Hurkacz elimina Shapovalov

Hurkacz, alla prima finale ATP, ha chiuso con un break per set la rifioritura di Denis Shapovalov, che quest'anno aveva già sconfitto a Indian Wells. Il canadese, che per la seconda volta sfiderà l'amico Auger-Aliassime al primo turno allo Us Open, aveva piazzato oltre 30 vincenti nel 63 76 ai quarti su Andrey Rublev. Nel secondo set, però, era riapparsa anche una certa propensione all'errore capace di vanificare la buona costruzione del punto. Anche in semifinale contro Hurkacz, che aveva sconfitto Frances Tiafoe in rimonta, l'incostanza, la distanza tra la qualità nei momenti alti e l'inconsistenza in quelli più bassi ha agevolato il compito del polacco. Più continuo, magari meno spettacolare, il polacco hga piazzato un break per set e salvato le quattro concesse, tutte nel quarto game del secondo set. "E' grandioso. E' stato un giorno lungo ma bello per me" ha detto Hurkacz, che in semifinale ha messo in campo il 47% di prime ma ha vinto l'80% di punti con la seconda. "L'obiettivo mio, di Craig [Boynton], del mio staff è di diventare un giocatore migliore ogni giorno" ha spiegato Hurkacz.

La doppia fatica di Paire

Paire, nella sfida interrotta il giorno prima sul 4-3 contro Carreno Busta, aveva messo in mostra risposte di rovescio fulminanti, ispirazioni da campione, quindici doppi falli e una concentrazione fin troppo ondeggiante. Il 76 16 63 rispecchia l'andamento dei suoi alti e bassi. Verso la fine del secondo set, però, avverte un dolore all'adduttore della coscia sinistra. Chiede il fisio, chiede al suo staff se non sia il caso di ritirarsi. Chiede di svolgere dei controlli subito dopo il match, tre giorni dallo Us Open nessuno vuole correre rischi. 

I piccoli problemi non sono finiti. "Credo di aver mangiato una pizza cattiva" spiega in conferenza stampa, "nel primo set (contro Johnson) non mi sentivo bene poi però è andata meglio". Johnson, che ni quarti aveva rimontato la testa di serie numero 14, John Millmann 46 76 64, cala di testa, e il gioco di conseguenza si perde. Paire vince la terza semifinale su tre nel 2019 e centra la prima finale in carriera sul duro nordamericano.

Le chiavi della finale

Hurkacz ootrebbe diventare anche il primo polacco a vincere un titolo nel circuito maggiore dai tempi di Wojtek Fibak, primo top 10 nazionale e manager di Ivan Lendl negli anni della sua trasformazione in campione implacabile, al WCT di Chicago nel 1982.

Hurkacz, ha detto Boynton che lo segue dal torneo di Indian Wells, "non ha paura di vincere ed è una grande qualità. E' un lottatore, è molto competitivo, non lascia che i momenti negativi durino troppo a lungo". Come spiegava a Andrew Eichenholz per il sito del ATP la scorsa primavera, "non c'è stato un momento improvviso di svolta. Per arrivare dove è adesso, ha dovuto attraversare partite difficili, trovarsi sotto e provare a rimontare contro avversari molto duri". 
Questo percorso di apprendimento costante l'ha portato al best ranking di numero 40 la scorsa settimana, posizione che è destinato a eguagliare con la finale e migliorare in caso di conquista del titolo (salirebbe al numero 35). Paire, che a giugno è tornato in top 30 per la prima volta dopo tre anni, potrebbe solo avvicinare il suo best ranking di numero 18 raggiunto nel 2016 dopo la semifinale di Chennai. Sarebbe la conferma di una stagione che è già la sua migliore di sempre, segnata da due titoli, secondo e terzo in carriera (Lione e Marrakech, entrambi sul rosso), in cui per la prima volta ha giocato due ottavi Slam, al Roland Garros e a Wimbledon.

Hurkacz poggia sulla maggiore efficacia al servizio. Nelle ultime 52 settimane, riporta l'ATP, pur avendo ottenuto meno punti con la prima del francese, ne vince il 6% con la seconda (52% contro 46%), subisce meno break in rapporto ai turni di battuta e soprattutto commette in media 3.4 doppi falli in meno a partita. Il valore dei colpi di inizio gioco rinforza l'appeal che nasce dal contrasto di caratteristiche che si incastrano come le tessere di un puzzle. 

Paire, infatti, è decimo con Fognini per punti vinti in percentuale contro la prima di servizio. Stando ai dati dell'ATP, Paire mantiene la resa più elevata in risposta contro le prime di servizio al corpo da destra e a uscire da sinistra. Situazioni in cui può far leva sull'anticipo di rovescio che, da mancino naturale adattato a giocare con la destra, gli concede sicurezza e una posizione di strategico vantaggio.

Nello scambio, il polacco preferisce col dritto, per chiudere il punto o per aprirsi il campo. Leggero negli spostamenti, persegue una ricerca territoriale della superiorità. Non potendo "sfondare" di potenza, accorcia il campo, viene avanti, attacca spesso la rete: sensibilità e coordinazione non gli mancano, ricordate la volée in tuffo a Wimbledon contro Djokovic?
Ordinato senza essere rigidamente schematico, anche contro i top player ha dimostrato di saper stare dentro la partita, di modulare il gioco sul livello di intensità che il momento o l'avversario richiede. Ma Paire da questo punto di vista è il tipo di giocatore più scomodo da affrontare. Non è Federer o Djokovic, che il polacco ha affrontato senza soggezione ma anche senza l'ansia da prestazione, consapevole che fosse solo una tappa di crescita. Ma, anche nella sua versione più costante e meno ballerina di questa stagione, ti toglie sicurezza nell'impostazione della partita. Spariglia le carte, costringe a strategie sempre precarie. Rende più difficile avere il controllo della situazione e definire la modulazione di frequenza nei vari momenti del match. Ancor di più se lo affronti alla prima finale in carriera. 

D'altra parte, Paire si troverà di fronte un avversario con molto tennis, che spingerà sui primi colpi nello scambio. Un avversario da allontanare dal centro in risposta, con cui magari giocare più verticale e indulgere con giusta misura nella sua passione per la palla corta. Accorciare gli scambi e variare ritmo può essere la chiave, soprattutto se dovesse ripresentarsi il problema all'adduttore. Ma non è detto che l'effetto possa bastare a destabilizzare Hurkacz, che viaggia veloce verso il futuro.

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