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Madison Keys, ritrova le… chiavi

Scivolata ai margini della Top 20 la statunitense, 24 anni, già n.7 del mondo, rialza la testa conquista a Cincinnati il suo primo torneo Wta Premier 5. E ritorna nella Top 10. Deve rimontare due volte la russa Kuznetsova ma nel farlo mostra le sue grandi doti offensive, col servizio e i fondamentali da fondo. Gli Us Open la aspettano

di | 26 agosto 2019

La statunitense Madison Keys ha salvato la faccia del tennis femminile. Ha sconfitto le sue paure ma soprattutto, nella finale del Wta Premier 5 di Cincinnati, la collega russa Svetlana Kuznetsova, dieci anni più anziana di lei e precipitata al n.153 del mondo. Ha così affermato che il suo tennis di potenza muscolare, con la freschezza dei suoi 24 anni, è una spanna sopra la classe della generazione precedente, per quanto sopraffina: una boccata d’ossigeno per le prospettive del circuito che in questo 2019 ha collezionato molti più dubbi che certezze.

Sarà la svolta per la ragazzona dell’Illinois, allenata da Juan Todero? Con questo successo, il secondo stagionale dopo quello sulla terra battuta di Charleston, il quinto in carriera e il primo in prove con questo livello di importanza, Madison torna tra le prime 10 del mondo. Il suo best ranking è n.7, raggiunto già nel 2016, però aveva iniziato la settimana da n.18 del mondo. L a risalita è una bella iniezione di fiducia in vista degli UsOpen dove ha un consistente gruzzolo di punti da difendere visto che lo scorso anno raggiunse le semifinali, battuta dalla poi campionessa Naomi Osaka.

Tutta Madison, pregi e difetti - Opposta al tennis vario ed esperto della Kuznetsova (già n.3 del mondo, due Slam nel palmares) la Keys ha evidenziato tutti i suoi pregi e i suoi difetti. Come colpitrice di palla è di livello assoluto: serve come un treno (13 aces) ed è in grado di sfondare sia con il diritto sia con il rovescio da fondo, un po’ come una Serena Williams dei bei tempi. Il problema è che non riesce ad esprimere la necessaria continuità nel farlo.

Ogni tanto si smarrisce, come se si dimenticasse qual è lo schema di gioco che deve applicare per vincere. Rallenta, aspetta la palla quella frazione di secondo in più del dovuto, la lascia scendere invece di colpire in fase ascendente dopo il rimbalzo e così facendo diventa una tennista normale. Anzi troppo lenta e fallosa per ambire a posizioni di vertice. Quando si scuote, ritrova la concentrazione e si rimette a spingere forte, ad aggredire la palla, a prendere il comando dello scambio, è difficilissimo starle dietro. Probabilmente per chiunque nel circuito femminile odierno.

Può fare il salto di qualità - Keys può fare il salto di qualità se segue la linea che le sta dettando il suo coach, che proprio queste cose le ha detto quando si è trovata in difficoltà. E lei è stata in grado di recepire e portare a casa, in un ora e 44 minuti, 7-5 7-6(5) il punteggio, una partita complicata.

Due set in fotocopia che hanno disegnato il ritratto della vincitrice. In entrambi l’americana si è fatta strappare il servizio presto (in aperura nel primo set, al terzo gioco nel secondo) giocando turni di battuta disastrosi.

Poi ha invece difeso bene i successivi, a suon di ace, in entrambe le frazioni di gioco fino ad arrivare al momento della verità, cioè con la sua avversaria che serviva per il set in vantaggio 5-4.

Nei momenti-chiave non ha tremato - In entrambi i casi le ha strappato la battuta. Nella prima partita ha poi infilato altri due giochi consecutivi chiudendo 7-5. Nella seconda ha dovuto giocare punto a punto il tie-break per poter sollevare il trofeo che, ultima americana, Serena Williams aveva conquistato nel 2015.

Rischi ne ha corsi parecchi, ma ha anche dimostrato di saper accelerare in momenti chiave come sul 4-5 nel secondo set quando, sul servizio di Kuznetsova, si è procurata due palle break giocando un diritto lungolinea mozzafiato, stile Pete Sampras dei tempi belli, che era anche il suo 40° vincente dell’incontro.

Ora staremo a vedere se qualcosa è scattato dentro di lei, se le indicazioni del coach argentino con il quale è tornata a lavorare quest’anno (la seguiva nel 2014, quando vinse il suo primo titolo di un certo peso a Eastbourne) faranno definitivamente breccia. Il suo è un tennis di potenza esplosiva: basterebbe che lo applicasse con determinazione, ogni volta, fino in fondo, per vederla lottare nelle primissime posizioni.

Svetlana, che filotto! - Svetlana Kuznetsova saluta comunque Cincinnati con soddisfazione. Era arrivata in Ohio con la necessità assoluta di recuperare punti perché un problema di visti, prima non concessi e poi concessi in ritardo, le aveva impedito di andare a difendere il titolo conquistato a Washington lo scorso anno. Lei non si è abbattuta, si è allenata bene agli ordini di coach Carlos Martinez, e a Cincinnati si è regalata un filotto di vittorie da paura, nell’ordine: la n.11 del mondo Sevastova, la n.32 Yamstremska, la n.10 Stephens, la n.3 Karolina Pliskova e la n.2 Ashleigh Barty. Mezzo gotha del tennis femminile annientato da una 34enne in una sola settimana. Con questa impresa risale 91 posizioni e torna a un n.62, sicuramente più consono al suo tennis ma ancora molto stretto per una come lei. Il suo tramonto pare ancora lontano.

 

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