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Medvedev ricomincia da tre e sfida Djokovic

Il russo domina Rublev in un'ora. Raggiunge la terza semifinale in un Masters 1000. Lo aspetta il numero 1 del mondo che ha sconfitto Pouille ma ha sentito un dolore al gomito nel finale. Gasquet supera Bautista-Agut. Non arrivava così avanti in un 1000 da Miami 2013

di | 26 agosto 2019

La brevità, dice un antico proverbio russo, è sorella del talento. Ma non è solo dal poco tempo trascorso in campo che si misura il valore di Daniil Medvedev. In 61 minuti ha steso Andrey Rublev 62 63. Tanto era bastato all'ex numero 1 junior, figlio di boxeur e amante degli scacchi, per il ko tecnico a Roger Federer e per conoscere la gloria del primo quarto di finale Slam. Tanto è stato sufficiente al numero 1 di Russia per prendersi la terza semifinale in un Masters 1000.

Rublev ha sbattuto contro un muro. Medvedev, imbattuto nei tre quarti di finale giocati nei 1000, dopo le finali a Washington e Montreal nelle ultime due settimane, veleggia verso la 42ma vittoria della stagione con la leggerezza dell'inevitabilità. "Ho giocato una grande partita, gli ho messo pressione dall'inizio come ho fatto in tutte le partite di questo torneo. Completare il break all'inizio dei due set mi ha aiutato. Comincio a essere un po' stanco, almeno vinco o perdo in due set. Se fosse finita 76 al terzo sarebbe stata dura per me".
 

"Non ho servito bene come nel resto della settimana", ha ammesso, anche se nove ace, il 75% di punti con la prima e il 57% con la seconda non rappresentano certo un rendimento così disprezzabile. Ma ha imposto un dominio totale sulla diagonale sinistra. Con quel rovescio, veloce senza essere pesante, fluido quanto elegante, ha scavato un divario competitivo che ha indotto Rublev a forzare e sbagliare di più. Medvevev, invece, ha amministrato, controllato, restituito e accelerato. Ha chiuso con un vincente in meno, 15 a 16, e costretto l'avversario a 26 gratuiti contro i suoi 11 e ulteriori 17 errori forzati.

Quasi tre volte su cinque, la sua prima di servizio non è tornata indietro. La vera chiave del match, però, non sta tanto negli scambi brevi. La vera differenza, Medvedev l'ha fatta in quelli che hanno richiesto da cinque a nove colpi. Lì si vede il dominatore paziente, il boa che stringe l'avversario e solo dopo colpisce, che lo affanna prima di affondare. Medvedev ne ha vinti 20 su 28. 

Djokovic schianta Pouille

E' in questi scambi che Novak Djokovic mantiene una superiorità strategica tradotta nella soggezione degli avversari spinti spesso a soluzioni estreme. Proprio il numero 1 del mondo, nella sua 66ma semifinale in un Masters 1000, misurerà le ambizioni e lo spessore del russo, frenato da quella paralizzante tensione nella finale di Montreal contro Rafa Nadal."Nole" ha vinto i primi tre confronti, in Coppa Davis e a Eastbourne nel 2017, nell'ottavo di finale dell'Australian Open di quest'anno. Medvedev, uno dei due insieme a Shapovalov a togliergli un set a Melbourne, ha vinto il più recente, nei quarti a Montecarlo.


Djokovic, che arrivando in finale supererebbe proprio lo spagnolo in testa alla Race, la classifica dei risultati stagionali, ha vinto 21 dei 33 scambi di media lunghezza, e 42 dei 77 più brevi (0-4 colpi), nel 76 61 a Lucas Pouille. Tuttavia, a due game dalla fine della partita, ha chiesto l'intervento medico per un dolore al gomito destro. Dopo la partita, in conferenza stampa, ha parlato di "tightness", come se ci fosse qualcosa che stringeva, soprattutto al servizio. "Il dolore c'è, vedrò bene dopo la partita, spero che per la semifinale sia tutto ok" ha detto.

 

"Lucas ha giocato molto bene nel primo set" ha detto Djokovic, in semifinale per il quinto torneo consecutivo e per la 66ma volta in carriera in un Masters 1000. "Abbiamo entrambi tenuto tutto sommato facilmente nel primo set fino al tiebreak. Lì io sono rimasto concentrato e ho mantenuto il mio livello. Lui no, ha commesso un doppio fallo e sbagliato un paio di dritti: e questo naturalmente gli è costato il set".

E di fatto anche la partita. Djokovic, che qui l'anno scorso ha completato il Career Golden Masters, stringe Pouille, gli toglie il servizio nel primo game del secondo set. Un vantaggio decisivo che scoraggia il francese, passato dal 68% di prime in campo nel primo set al 43% del secondo. I numeri non mentono, non c'è storia.

Gasquet, l'eleganza al potere

C'è gloria, invece, una gioia inattesa e per questo maggiormente goduta per Richard Gasquet, proiettato almeno al numero 34 del mondo. La vittoria 76 36 62 sul prossimo top 10 Roberto Bautista Agut gli consente di giocare la prima semifinale in un Masters 1000 da Miami 2013: affronterà Goffin, passato senza giocare per il forfait di Yoshihito Nishioka, impossibilitato a giocare il suo primo quarto di finale in un Masters 1000 per via di un'intossicazione alimentare. 

Ha chiuso alla sua maniera, con la firma d'artista, il rovescio vincente dal centro. "Non mi aspettavo di recuperare così tante energie" ha detto Gasquet, che ha vinto dodici punti su 19 discese a rete. Ci aveva perso una settimana fa, a Montreal, spiegando poi che qualcosa ancora gli mancava per tornare alla forma degli ultimi anni. In Ohio, qualcosa è cambiato. "Non ero migliore di così quando ero numero 7 del mondo" ha ammesso, come riporta L'Equipe. Al quotidiano francese ha confessato il suo inorgoglito stupore anche Thierry Ascione, che lo seguirà dallo Us Open fino alla fine della stagione.
"Quello che è riuscito a fare è impressionante. Ho seguito la sua ripresa dall'infortunio, ci sono state notti difficili e giorni dopo l'allenamemnto decisamente duri" ha detto. Sottolineare la bellezza del suo rovescio è quasi banale. Ascione si concentra su altri due aspetti, le transizioni (attacco/difesa e viceversa) e sul dritto, con cui "riesce a cambiare bene ritmo, colpendo bene attraverso la palla, e quando serve poi viene avanti a chiudere il punto".

La serata dei Murray: Jamie batte Andy

A Mason è anche il giorno dei Murray. Jamie, tornato a giocare con Neal Skupski, ha sconfitto Andy, di nuovo in coppia con Feliciano Lopez come al Queen's, 67(5) 75 10-4. E' la seconda volta che si sfidano in doppio. Anche nella prima, a Montreal nel 2015, si era imposto Jamie, allora in campo con John Peers (Andy era invece in coppia con Leander Paes).

Andy però non lascia. Anzi raddoppia. Conferma, infatti, che giocherà in singolare anche la prossima settimana a Winston-Salem. Ha accettato una wild card, inizierà contro Tennys Sandgren, vincitore quest'anno a Auckland. E c'è già chi pregusta l'eventuale secondo turno contro la seconda testa di serie, Denis Shapovalov. Che inizi lo spettacolo.

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