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Barty "boccia" Sharapova

La russa parte meglio e sale 3-1, ma vince solo un altro game. La voglia c'è, il gioco meno. Barty vince 64 61, festeggia il successo numero 40 in stagione. E resta in corsa per tornare numero 1 già la prossima settimana

di | 26 agosto 2019

Bocciata. O almeno rimandata a settembre. Maria Sharapova continua a non passare due turni in uno stesso torneo. L'ultima volta le è riuscito all'Australian Open, quest'anno, e perse con Ashleigh Barty. L'australiana, che deve arrivare almeno in semifinale per avere chances di tornare numero 1, gioca una partita accorta, sensata, dopo un inizio un po' bloccato. Ma dall'1-3, perde solo un altro game. Chiude 64 61, si gode la quarantesima vittoria della stagione e il terzo ottavo di finale consecutivo a Cincinnati.

Sharapova non è una persona né una giocatrice paziente, ha ammesso. Sta lavorando per migliorare, ma non crede che lo diventerà. "Non troverai mai tre palline di tennis in un tubo di Pringles" ha detto in conferenza stampa dopo la vittoria su Alison Riske. "La pazienza non è una delle mie migliori qualità, ma il tennis ti porta a impegnarti costantemente su questo". Non aspetta l'errore di Barty quando, nel primo turno di battuta, salva subito due palle break di fila.

Barty, seconda per turni di battuta tenuti e terza per numero di ace in stagione, è la prima a perdere il servizio, con tanto di doppio fallo sulla palla break. La russa, eliminata al primo turno a Montreal dopo essere stata avanti di un set e di un break contro Kontaveit, ha sfruttato i giorni liberi per sessioni più intense di allenamento. "A Mason, in Ohio, c'è poco da fare, è una buona occasione per usare il tempo in maniera saggia" ha detto. Rispetto alla off season, ha spiegato, pur con le cautele del caso sta aumentando la quantità di ripetizioni al servizio. 

i sente più libera, sta ritrovando forza e velocità nella rotazione del braccio e della spalla. Almeno in avvio di partita la fiducia si nota, ma va pur sempre sotto nei primi tre game di servizio, e se giochi col fuoco alla fine ti bruci. 

Con il controbreak del 3-3, Barty ribalta un primo set denso di errori e tensione. Alla tenacia di Sharapova, Barty oppone l'altezza dei dritti in topspin in manovra e la morbidezza di un rovescio slice che manda fuori ritmo. "Masha" è ancora decisamente inefficace con la seconda (un punto su quattro nel primo set) per evitare il 6-4 dell'australiana, che ha incassato tre delle sette sconfitte stagionali contro avversarie fuori dalla top 10: Mladenovic (63) a Roma, Riske (55) a Wimbledon, Kenin (29) a Toronto.

La scioltezza che nasce dalla tranquillità rende i colpi più fluidi, gli angoli più acuti, le differenze più brillanti. L'azzurro dei vestiti le avvicina, il blu del campo le allontana. 
Sharapova, che anche nella scelta dell'outfit mostra una tonalità più sbiadita. La voglia di cambiare scenario non le manca, ma dall'intenzione all'esecuzione la distanza si avverte. E' quel quid che le manca per trasformare almeno una delle quattro palle break lasciate svanire nel terzo gioco, il più lungo del match.

E' quel che impedisce di tradurre il magma di ambizione e desiderio di riscatto, rabbia muta e furia impotente, in una strategia efficace, in una successione di colpi che possano cambiare la partita. Invece si limita a qualche risposta vincente di istinto feroce, a qualche istante di liberatoria nostalgia. Ma è un fuoco fatuo, si spegne presto. Non c'è storia. Sharapova è il passato, Barty il futuro che viene. E avrà fiato.

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