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Eventi Internazionali

Amburgo, soffia il vento dell'est

Il campione in carica Nikoloz Basilashvili supera Alexander Zverev dopo oltre tre ore salvando due match point. Affronterà Andrey Rublev che ha rimontato da sotto di un set e di un break contro Pablo Carreno Busta. Una finale tra perfezionisti con temperamento artistico

di | 27 luglio 2019

Nel tennis “non devi puntare a essere perfetto, devi cercare la soluzione semplice senza complicare troppo la partita”. Nei punti importanti della semifinale di Amburgo, il campione in carica Nikoloz Basilashvili ha messo in pratica la lezione di coach Jan De Witt. Ha messo da parte quel perfezionismo che spesso lo frena. E che poi è una delle spinte contrastanti da cui Alexander Zverev rimane bloccato. Il georgiano, che l'anno scorso proprio grazie al titolo ad Amburgo è entrato in top 50, ha salvato due match point con la propositività mancata al tedesco e chiuso 64 46 76(5) dopo oltre tre ore di partita. “Vuole fare le cose perfettamente e vuole farlo sembrare facile” ha detto al sito dell'ATP De Witt. Nella sua quinta finale nel circuito maggiore, incontra chi su questo gli è forse più affine, Andrey Rublev, per la prima volta così avanti in un ATP 500. Da sotto 46 24, ha rimontato e chiuso 46 75 61 contro Pablo Carreno Busta, che si è fermato a due turni di battuta dalla prima finale in oltre due anni. Basilashvili ha vinto l'unico precedente, a Doha l'anno scorso.

Quattro break su tredici game in cui ha avuto occasioni, Zverev ha piazzato solo quattro vincenti di dritto e cinque di rovescio. Basilashvili ha chiuso con 40 vincenti a 24 e 68 gratuiti contro 38. Il tedesco si è fermato sulla soglia della quasi rimonta. Condizionato dalla causa con l'ex agente Patricio Apey, tornato a lavorare solo con il padre dopo il divorzio con Ivan Lendl, Zverev ha chiaramente dimostrato l'intenzione di essere fedele all'autoritratto rivelatore utilizzato in una pubblicità. “La competizione è la sola cosa che conta. Giocare ogni punto come l'ultimo, andare avanti, dimentica quello che già conosci e stai un passo avanti” diceva. Ma dimenticare, in questa fase, sembra diventargli particolarmente difficile.

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Avanti 5-3 nel terzo e 5-2 nel tiebreak, molto cerebrale nel tentativo di alzare le traiettorie e difendere da dietro, nei punti che hanno deciso la partita ha finito per pagare proprio questa interpretazione da tennis antico su terra, fatta di colpi arrotati e pazienza. Basilashvili, meno indeciso nel cercar la palla e attaccare col dritto in diagonale da sinistra, vince il quattordicesimo tiebreak su trenta al set decisivo e firma il secondo successo in carriera in otto partite contro un top 5.

 

Mamma dottoressa, fratello studente di medicina, Basilashvili ha ereditato una parte del temperamento artistico di papà Nodar. È un figlio d’arte, infatti, Nikoloz, anche se la fama Nodar non ha niente a che fare col tennis. È stato uno dei danzatori di punta della compagnia nazionale di balletto, fondata nel 1945 da Iliko Sukhishvili e Nino Ramishvili. Ha partecipato alle 24 repliche dello spettacolo che la compagnia ha portato a Brodway tra agosto e settembre del 1988. L'esibizione risulta “incredibile, con grande energia virile, eseguita con una velocità e una previsione difficile da immaginare” si legge sul sito della compagnia. Cambiano forma e linguaggio, ma una qualche forma di continuità con lo stile di gioco di Basilashvili appare innegabile.

Sposato con una delle più apprezzate modelle di Georgia, Neka Dorokashvili, da cui ha avuto un figlio, con la passione per gli aerei (sarebbe stato un pilota, ha detto, se non fosse diventato tennista), Basilashvili ha aggiunto spirito pratico e pensiero strategico alla potenza disordinata degli inizi. “Ora ho un piano, sono più professionale e mi fido il mio coach completamente. Mi sono dato una direzione” ha detto al sito dell'ATP. “Avevo bisogno di un titolo per dare validità al mio lavoro, per capire che stavo andando nella giusta direzione. E l'anno scorso, quando ho vinto ad Amburgo e Pechino, mi sono sentito più rilassato e molto motivato”.

Anche la stagione di Rublev ha cambiato prospettive quest'anno. Dopo i tre mesi di infortunio dell'anno scorso, che l'ha costretto per giorni a non fare praticamente niente senza guardare tennis per non sentirsi ancora peggio. Ha grandi ambizioni il russo, che ha l'obiettivo di vincere i grandi tornei. L'off season a Barcellona gli ha allargato gli orizzonti, raccontava all'ATP al torneo di Miami. “Ho iniziato a muovermi meglio, ho iniziato a sentire che colpivo bene la palla” ha spiegato. “Anche mentalmente mi sento molto meglio, ora sto mettendo insieme tutti i pezzi”.

La rinascita del frenetico ‘principino’ Rublev rinforza la ricostruzione di un orizzonte di gloria per il tennis russo. Con libertà di spirito e forza di volontà, gusto per la velocità e un senso di inafferrabilità, Rublev si rimette nella scia di Karen Khachanov e di un Daniil Medvedev nuovo top 10 nel segno di una continuità che non sacrifica l'ispirazione. Sospeso tra dubbio e desiderio di grandezza, il tennis russo aveva vissuto esistenziali euforie nella stagione del Principe Kafelnikov prima e del gigante Marat Safin poi, che si annunciò al mondo conquistando gli Usa con un Blitzkrieg, una campagna lampo, e una finale senza storia contro Pete Sampras nel 2000. Ma dopo i grandi successi della prima decade degli anni Duemila, l’attenzione e l’interesse si sono andati sgonfiando. E così i finanziamenti. I successi della nouvelle vague potrebbero spostare gli orizzonti di una Russia che sta tornando a credere nel tennis.

 

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