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Eventi Internazionali

A Newport si celebra il tennis da leggenda

Dopo la memorabile finale di Wimbledon, la stagione sull'erba si chiude nella casa della Hall of Fame. Il 20 luglio vi entreranno ufficialmente Li Na, Mary Pierce e Yevgeny Kafelnikov

di | 16 luglio 2019

Dopo la celebrazione del tennis nella finale di Wimbledon destinata a rimanere nella storia, la stagione sull'erba si chiude a Newport. È, come da tradizione, l'occasione per celebrare i campioni che hanno reso grande questo sport. Si gioca infatti nella sede della Hall of Fame dove il 20 luglio entreranno ufficialmente Li Na, Mary Pierce e Evgenij Kafelnikov.

Il torneo

Il torneo, un ATP 250, offre un tabellone di buon livello. La testa di serie numero 1 è John Isner, che qui ha vinto tre dei suoi quattordici titoli in carriera. Dopo i tre mesi di infortunio e l'eliminazione al secondo turno a Wimbledon, arriva da numero 15 del mondo, la sua più bassa classifica da marzo 2018, con un record di 19-5 in carriera a Newport.

 

La numero 2 è Adrian Mannarino, che sull'erba di 's-Hertogenbosch è diventato uno degli undici giocatori ad aver conquistato il primo titolo ATP nel 2019: a Newport, però, non è mai andato oltre i quarti. In Olanda ha sconfitto l'australiano Jordan Thompson, testa di serie numero 3, che ha vinto finora 21 partite su 35 nel circuito maggiore nel 2019, un evidente progresso rispetto al record di 1-11 con cui ha chiuso il 2018. La sorpresa di Wimbledon, Ugo Humbert, che ha eliminato a Wimbledon Felix Auger-Aliassime ed è così salito all'ottavo posto della Race to Milan, che qualifica per le ATP Next Gen Finals, è la testa di serie numero quattro.

 

Tornano anche il campione in carica Steve Johnson, che a Wimbledon ha interrotto una serie di cinque sconfitte di fila e raggiunto il terzo turno, e Ivo Karlovic, finalista nel 2014 e nel 2015, campione nel 2016, e più anziano a passare un turno a Wimbledon dopo Ken Rosewall nel 1975.

La Hall of Fame

Isner è in qualche modo presente anche nel museo della National Lawn Tennis Hall of Fame, ufficialmente riconosciuto dall’ITF nel 1986. Tra le recenti acquisizioni del museo, infatti, c'è la palla con cui ha servito il suo ace numero 10.000, l'anno scorso a Houston.

 

Newport è la prima casa del tennis americano, col suo campo a ferro di cavallo su cui tutti possono giocare da maggio a settembre. Qui nel 1881 si sono disputati i primi campionati nazionali statunitensi. Qui, nel 1954, Jimmy Van Alen dirigeva un torneo per dilettanti: la lunghezza della finale di singolare lo costrinse a spostare su un campo secondario il match clou, la finale di doppio fra gli australiani Lew Hoad e Ken Rosewall e gli statunitensi Tony Trabert e Vic Seixas, quattro dei migliori giocatori del mondo. Quel giorno ha iniziato a sviluppare il VASSS, il Van Alen Simplified Scoring System (punteggio semplificato di Van Alen), che poi evolverà nel tie-break così come lo conosciamo oggi. Quel tiebreak che, introdotto da quest'anno sul 12 pari, ha deciso la finale di Wimbledon e reso Novak Djokovic cinque volte campione come Bjorn Borg e Laurie Doherty.

Li Na, la prima asiatica

L'ingresso di Li Na si può considerare storico per due motivi.La campionessa del Roland Garros 2011 e dell'Australian Open 2014 è la prima asiatica nella Hall of Fame e la prima a essersi aggiudicata il voto del pubblico. Sì, perché da quest’anno, per la prima volta, i tifosi hanno potuto dire la loro tra una rosa di candidati via web. Li Na ha ottenuto più voti di tutti, davanti a Goran Ivanisevic e Mary Pierce.

 

Li Na, che a 14 anni giocava per aiutare mamma Yan-Pinh dopo la morte del padre Sheng-Peng, e a 20, nel 2002, ha deciso di abbandonare tutto e studiare giornalismo, è diventata un'icona prima di conquistare il suo primo Slam, battendo Francesca Schiavone davanti a oltre 100 milioni di cinesi davanti alla tv. Tornata nel circuito nel 2004, quattro anni dopo ha deciso di uscire dal sistema sportivo centralizzato che la supportava ma le chiedeva anche di versare il 65% del suo prize money e di “volare da sola”. In un anno, è entrata per la prima volta in top 20. Arrivata fino al numero 2 del mondo, Li Na ha spinto in alto il destino tennistico di un'intera nazione.

Il “Principe” Kafelnikov, orgoglio di Russia

L’ex n.1 del mondo Yevgeny Kafelnikov è diventato il primo russo a vincere uno Slam e l'ultimo a conquistare il titolo in singolo e doppio in uno stesso major, al Roland Garros del 1996. Con quasi 1000 partite vinte complessivamente nelle due specialità, figlio di un coach di pallavolo e di una giocatrice di basket, ha preferito uno sport individuale, ispirato dai contemporanei Andrei Cherkasov e Alexander Volkov. A Parigi stimola l'orgoglio della Russia. “Essere il primo, penso sia l'equivalente di volare sulla Luna” ha detto. Tre anni dopo, quando è arrivato al numero 1 del mondo, il presidente Boris Eltsin, grande appassionato di tennis che al Cremlino ha avuto come maestro personale il futuro presidente federale Shamil Tarpischevm gli ha scritto una lettera per complimentarsi. Dava qualcosa in più quando giocava per la nazione. Oro olimpico nel 2000, ha disputato 68 incontri di Coppa Davis e contribuito al successo del 2002. Ha scelto di rimanere in Russia dopo la carriera. “So che le persone qui hanno bisogno della mia esperienza, che ho costruito negli anni viaggiando per il mondo grazie al tennis”.

Pierce, cittadina del mondo

Anche Mary Pierce adora viaggiare. Nata in Canada da madre canadese e padre francese (un terribile padre padrone morto nel 2017), cresciuta in Florida, ha vinto due Slam in singolare e negli ultimi dieci anni si è trasferita alle Mauritius. Le piaceva conoscere il mondo, le piaceva soprattutto giocare le grandi partite. “Più era importante la posta in palio, più c'era pressione, più mi piaceva” ha detto. Aveva un tennis di potenza da fondo, ammirava Jimmy Connors, Ivan Lendl, Andre Agassi e Chris Evert. Prima francese a conquistare uno Slam in singolare nell'era Open in Australia nel 1995, convertita alla fede cristiana prima di trionfare al Roland Garros nel 2000, ha vinto due Fed Cup ed è salita al numero 3 del mondo. Il tennis, e non solo francese, le deve molto.

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