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Eventi Internazionali

Grazie Roger, grazie Fabio: è la giornata perfetta

La splendida vittoria di Federer su Wawinka a Parigi, che prelude alla sua 44esima semifinale Slam, tra l’altro contro Nadal, accende in tutto il mondo i riflettori sul tennis. Al momento giusto per celebrare lo storico approdo di Fabio Fognini alla Top Ten, il gotha del tennis, la consacrazione a Campione

di | 05 giugno 2019

E’ una giornata perfetta. Ti svegli, ti alzi, fai colazione. C’è il primo solo estivo e, quando apri i giornali, decantano la bellezza del tennis visto ieri sul campo Suzanne Lenglen del Roland Garros di Parigi, Federer che batte Wawrinka alla fine di una partita dura e meravigliosa.

E titolano sull’evento storico, per noi malati di tennis italiani, che avverrà ufficialmente lunedì prossimo, 10 giugno 2019. Un azzurro comparirà al numero 10 del ranking Atp, la classifica mondiale. Fabio Fognini, Top Ten più di 40 anni dopo Corrado Barazzutti, l’ultimo dei nostri a farcela.

La giornata è perfetta perché niente può scalfire queste due realtà. Né oggi né domani, vigilia di un’altra sfida che probabilmente non speravamo più di poter rivivere: una semifinale a Parigi tra Federer e Nadal, l’ennesimo Roger contro Rafa di una storia cominciata più di 15 anni fa e che ci ha accompagnato portando il tennis in una nuova dimensione. Il successo planetario. L’esaltazione della bellezza di questo sport portata nelle case di tutti al di là delle differenze politiche, culturali, religiose, sociali.

Alle 8.42 del mattino di questa giornata perfetta gli highlights del match di ieri tra Federer e Wawrinka, nella versione ufficiale, erano già stati visti 706.761 volte. Come l’anteprima del singolo di un nuovo album di Springsteen o degli U2.

E’ questo il palcoscenico che Federer ha inconsapevolmente allestito per la celebrazione di Fabio Fognini, che lunedì taglierà quel traguardo simbolico che sancisce la grandezza assoluta di un tennista in un momento perfetto. I geni assoluti del tennis moderno sono ancora tutti lì davanti, da Novak Djokovic in giù (addirittura è annunciato il rientro, in doppio al Queen’s Club, del povero Andy Murray, con l’anca nuova). I nuovi fenomeni sono già pronti a prendere il loro posto: l’epica partita di Stefanos Tsitsipas con Stan Wawrinka di domenica scorsa è stata una consacrazione di grandezza anche per lo sconfitto. E vedremo Sascha Zverev oggi con Djokovic.

Essere tra i primi 10 del mondo oggi significa essere un campione vero. E Fabio Fognini, contro tutto e contro tutti (qualche volta anche contro se stesso) ha dimostrato di esserlo. E oggi ha il rispetto dei colleghi (che lo temono) e del pubblico (che ha imparato che dietro a quel suo linguaggio del corpo spesso irritante ci sono un tennista e una persona di qualità da sostenere fino in fondo).

C’è da essere contenti per Fabio anche per una semplice questione famigliare: sarebbe stato duro per lui reggere tutta una vita con un complesso di inferiorità nei confronti di sua moglie Flavia. Lei top 10 e lui no. Con il suo andare oltre una barriera che sembrava tabù, il 17 agosto del 2009, Flavia Pennetta ha cambiato l’orizzonte del nostro tennis femminile (poi infatti sono arrivati due titoli del Grande Slam in singolare e un career Grand Slam in doppio). Quasi 10 anni dopo Fabio abbatte un muro che psicologicamente ha segnato generazioni e generazioni di maschi italiani con racchetta. Ora gli resta un problemino (sempre casalingo): la sua signora ha in tasca anche un titolo agli Us Open. Veda un po’ come cavarsela.

Intanto, grazie. Grazie per la perseveranza, per aver sempre creduto in se stesso, per aver combattuto con mille acciacchi. Per averci portato lassù, dove l’aria è fresca e pulitissima, la vista incantevole e la compagnia di altissima classe.

E qui torniamo a quell'elegante signore svizzero (n.3 nel ranking mondiali di oggi, n.1 in quello di sempre) che si alterna con disinvoltura tra un rovescio in back e la cottura di uno spaghetto integrale. Quella di venerdì 7 giugno 2019 sarà la sua 44esima semifinale Slam. Rileggiamolo e pronunciamolo insieme lentamente questo numero: qua-ran-ta-quat-tro semifinali nei quattro grandi tornei che segnano la storia del tennis. Non è pazzesco? Per chiunque, poter raggiungere quel traguardo almeno una volta può valere la carriera. Lui 44 volte. 11 anni di Slam sempre in semifinale.

Non c’è altro da aggiungere sulla statura di questo campione, se non prendere atto che questa sua seconda giovinezza ha coinciso con una scelta tecnica: il cambio di racchetta, avvenuto nel 2014. O meglio l’adeguamento del suo attrezzo ostinatamente obsoleto (quello con cui aveva giocato fino ai 32 anni e con cui aveva conquistato i primi 17 Slam) a una versione più simile a quella degli avversari, più o meno giovani che fossero. Ah perché non lo sapevate che per la ‘stragran’ parte della carriera Federer aveva giocato ad handicap, sfidando Nadal, Djokovic, Murray e soci con una racchetta più piccola, più difficile e che tirava più piano? Ecco qui tutta la documentazione.

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