Gianluca era entrato nei top 100 per la prima volta il 24 febbraio del 2020: il giorno prima - lo stesso in cui il Covid entrava ufficialmente in Italia - aveva giocato e perso la finale del 500 di Rio contro Cristian Garin. Poi la pandemia, la sospensione del Tour, un urlo di gioia rimasto strozzato in gola. Fino a Marbella e al ritorno al successo
di Cristian Sonzogni | 05 aprile 2021
Poco più di un anno fa, il 23 febbraio 2020, proprio il giorno in cui anche l'Italia entrava nella pandemia che avrebbe condizionato la vita di tutti durante i mesi successivi, Gianluca Mager giocava l'incontro decisivo della settimana più importante della sua carriera. Nel '500' di Rio de Janeiro, dove pareva che la vita scorresse ancora più o meno regolare, il ligure superò Dominic Thiem e raggiunse la finale, dove si arrese al cileno Cristian Garin, riuscendo comunque ad abbattere il muro dei top 100 e approdando al numero 77 Atp.
Dopo essere uscito di soli due posti da quella élite, per rientrare nel gruppo dei migliori 100 del pianeta Mager è dovuto passare invece da Marbella, da un Challenger vinto grazie a una bella rimonta nell'ultimo atto contro Jaume Munar. Uno che in maniera improvvida, in Spagna, tempo fa avevano accostato a Rafael Nadal per il solo fatto di allenarsi nell'Academy di Manacor creata proprio dal vincitore di 13 Roland Garros. Munar non è un fenomeno, e questo si è capito, ma è un giocatore solido, che sbaglia poco e che quando è in forma sa dare fastidio a tanti, in particolare sulla terra. Eppure, contro Mager, è stato lui a doversi arrendere soffrendo per due set la pressione del giocatore italiano.
Gianluca Mager in azione
Proprio questa capacità di produrre un ritmo importante da fondocampo, riducendo gli errori, ha garantito a Mager l'ascesa che lo ha portato a fare un balzo deciso, prima nella mentalità che nella classifica. Passare dall'essere soddisfatto di un ranking tra il 200 e il 150 al non mettersi limiti una volta approdato nei 100 è soprattutto una questione di testa. Perché i mezzi per questo passaggio, in realtà, c'erano già da tempo.
A dare una limata al diamante grezzo ci ha pensato Flavio Cipolla, coach giovane ma perfettamente a proprio agio nella parte, al punto da riuscire a mettere ordine nelle tante scelte possibili del suo assistito, donandogli pure quell'imprevedibilità che era un punto di forza del romano quando frequentava il circuito. Non si tratta di giocare di fino, o di rimbambire l'avversario a forza di drop shot come era solito fare Cipolla; si tratta più semplicemente di cambiare gioco quando serve, di dare meno riferimenti possibili agli avversari.

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Così facendo, Mager ha cambiato dimensione, anche se la pandemia è arrivata a sospendere il circuito proprio nel momento migliore del sanremese. Quando, dopo la finale di Rio, c'era dunque da confermare quel risultato volando sull'onda della fiducia che ne era derivata, Gianluca si è ritrovato rinchiuso in casa come tutti quanti, con poche chance persino di allenarsi. Un cambiamento addirittura violento, a seguire di pochi giorni l'apice della carriera.
Proprio lì, in quel momento, ci è voluta una forza mentale importante per reggere l'urto. Una forza che poi però aveva comunque bisogno del campo per essere messa alla prova. Alla ripresa del Tour, la magia del Brasile se n'era andata e bisognava ricominciare a lavorare giorno dopo giorno, come se quel torneo meraviglioso non fosse mai stato giocato. Dopo la sua prima convocazione in Davis contro la Corea, ecco dunque cinque primi turni consecutivi. E poi ancora un ritiro a match in corso contro Baldi a Parma, altre sconfitte in sfide alla portata, e un 2020 che se ne andava senza donare altri acuti.
Ci è voluto il 2021, per ricominciare davvero. Pronti via, e arriva il quarto di finale sul cemento di Delray Beach, battendo due americani che in teoria, sul duro, sarebbero dovuti essere più attrezzati e più esperti di lui: Ryan Harrison e Sam Querrey.
Poi l'Australia, la sfortuna di incontrare subito il caldissimo Aslan Karatsev (in seguito semifinalista), quindi una trasferta così così in Sudamerica e infine il ritorno temporaneo nei Challenger, coi quarti di Zara e la vittoria di Marbella, appunto. È stato un po' come dover imparare di nuovo a vincere, dopo che la pandemia gli aveva ricacciato in gola l'urlo di gioia dei successi di Rio. È stato un po' come dover ripetere quel percorso fatto in fretta e furia durante una settimana perfetta.
Eppure Gianluca è riuscito nel suo intento, e adesso è pronto a riprendere il filo. Lo attende una stagione sulla terra dove sarà sempre un brutto cliente per chiunque. Lo attendono quelle soddisfazioni che un anno fa gli furono negate per colpa di un virus che ha messo in ginocchio il mondo, tennis compreso. Mager ha dimostrato carattere, temperamento e capacità di reagire, tutte doti che gli serviranno per i prossimi step.
L'esultanza di Gianluca Mager (foto Sposito)