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Campioni nazionali

Australian Open, Berrettini: "Debutto facile? E' merito mio"

Matteo Berrettini ha facilmente battuto la wild card Harris, figlio di una ex Top 30. “Ieri, dopo la storta in allenamento, ero parecchio innervosito" ha detto. "Stamattina mi sono sentito improvvisamente bene. Non giocavo da tanto, sono stato attento ai dettagli"

di | 20 gennaio 2020

Dal 20 novembre al 20 gennaio, da Fritz a Harris, da Madrid a Melbourne. Matteo Berrettini non giocava un match ufficiale dalle finali di Coppa Davis, dopodiché  aveva convissuto per tutto il mese di dicembre con un paio di fastidi muscolari, che durante le vacanze di Natale avevano fatto in tempo a mescolarsi ai dubbi fino a lievitare e prendere la forma di timori. Sabato, poi, una storta alla caviglia nella partitella di allenamento con Djokovic ne aveva minato la serenità, se non le certezze. Per questo, nonostante un sorteggio appetitoso contro una wild card australiana al suo debutto assoluto nello Slam di casa, il numero 8 del mondo si era presentato sulla Melbourne Arena ancora pieno di crucci. Durati 5 minuti. Giusto il tempo di tenere due turni di servizio a zero, ottenere il break grazie a tre gratuiti e un doppio fallo di Harris, e scavare un solco tra sé e qualche fantasmino invernale. Trovando anche risposte ai tanti interrogativi e ritrovando il sorriso.

“Ieri ero parecchio innervosito al pensiero che dopo essere uscito da infortunio potevo finire subito vittima di un altro stop – rivela Matteo -. Onestamente non so cosa sia successo durante la notte, perché stamattina mi sono sentito improvvisamente bene. Sono davvero contento e sorpreso, sia di come mi sono sentito fisicamente sia di come ho giocato. Ma in assoluto la notizia più bella è che ho accettato di non essere al 100% e sono riuscito a reagire alle avversità”. Contro Andrew Harris, 25enne cresciuto nel quartiere della comunità asiatica di Melbourne e numero 162 ATP, i quesiti del Trattore di Roma nord erano più mentali che tecnici. “Magari nel circuito giocatori e allenatori mi guardano in maniera diversa alla luce dei risultati degli ultimi mesi, ma io so che devo continuare ad essere quello che sono, quello che mi ha portato fin qui”.

La parola d’ordine è conservare quel mix di entusiasmo, passione e umiltà che lo hanno portato alle Finals. “Mi sento sempre lo stesso e non do nulla per scontato, per cui sono entrato in campo a testa alta ma conscio di non avere il ritmo partita e di non aver mai vinto un match a Melbourne. Quindi non ho certo preso il mio avversario sotto gamba. La partita ha dimostrato che ci fossero dei margini sul piano del gioco, ma se il match si fosse trasformato in una corrida si sarebbe potuto complicare”. Invece la sfida non ha avuto storia, con Berrettini subito avanti 3-0 con due palle per il doppio break. Il romano non le ha sfruttate e nel quarto game del primo set Harris si è procurato due palle break – le prime e le ultime del suo incontro. “Proprio perché mi mancava l’abitudine al match ho cercato particolare attenzione a tanti dettagli – spiega Berrettini -. Ci sono stati dei momenti in cui ho staccato la spina, ma non mi sono mai disunito”.

Matteo l’ha portata a casa per 6-3 6-1 6-3 in 114 minuti, finendo per la prima volta al secondo turno degli Australian Open. In un pomeriggio quasi perfetto, nel quale l’incrocio Sandgren-Trungelliti dal quale uscirà il suo avversario di secondo turno è stato sospeso per pioggia dopo il primo game, paradossalmente l’unico neo potrebbe essere stato rappresentato proprio dall’eccessiva semplicità con la quale l’azzurro ha chiuso il quaderno dopo aver finito i compiti. Per riprendere l’abitudine con la scuola dopo rientro dalle vacanze va più che bene. Ma per prepararsi per un esame tosto potrebbe servire altro. “Già dovevo convivere con delle incertezze fisiche e con alcune preoccupazioni – riconosce Berrettini - per cui sono contento che non ci siano state altre difficoltà. E il fatto che non ci siano state situazioni complicate da affrontare in parte è merito mio. E quindi va bene così".

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