-
Campioni nazionali

Dalla Valle: vi racconto Jannik

Il giovane di Ravenna, finalista nel torneo Red Bull giocato in contemporanea con le Next Gen Atp Finals, si allena al Piatti Tennis Center insieme a Sinner e ad altri giovani di valore. La sua stagione e un'occhiata al promettente compagno di team in questa intervista

di | 17 novembre 2019

Una stagione memorabile, impreziosita dal successo nelle Next Gen Atp Finals di Milano. Jannik Sinner vince e convince, facendo innamorare tutta l’Italia del tennis. Con lui a Bordighera si allena anche Enrico Dalla Valle, finalista nelle qualificazioni Next Gen e nel Red Bull Open, che dopo aver analizzato il suo 2019 a partire dall’approdo nel team di Riccardo Piatti, esprime il proprio punto di vista sul giovanissimo tennista azzurro.

Partiamo dal presente. Hai raggiunto la finale sia nelle qualificazioni alle Next Gen che nel Red Bull Next Gen Open. Sei soddisfatto di questa parte finale della stagione?
“Sono state due settimane importanti per me e sono molto contento di come sono andate le cose. Prima di disputare questi due tornei sono stato fermo per dieci giorni a causa di in infortunio alla spalla, ho forzato i tempi di recupero perché ci tenevo in modo particolare a scendere in campo a Basiglio, e nonostante tutto sono riuscito a trarre indicazioni importanti che mi aiuteranno anche per la prossima stagione. L’ambiente alle qualificazioni per le Next Gen Finals è fantastico e il format decisamente accattivante. Il set breve e la “no-ad” rule ci impone di restare sempre concentrati e giocare al meglio tutti i punti. In finale ho avuto le mie chance e anche se non sono riuscito a sfruttarle ho avuto l’occasione di strappare il pass per il Red Bull Next Gen Open. Calcare il campo del nuovo Allianz Cloud e vivere una settimana a contatto con altri giovani in rampa di lancio è stata un’esperienza positiva”.

Facciamo un passo indietro, al tuo arrivo a Bordighera per lavorare con il team di Riccardo Piatti. Qual è stata la tua prima impressione e cosa chiedevi a te stesso appena arrivato in Liguria?
“Ho avuto sin da subito delle ottime sensazioni. La prima impressione è quella di arrivare in un luogo dove si respira tennis a 360°. Sentivo il bisogno di dare una svolta alla mia vita, ho riflettuto a lungo prima di prendere questa decisione. Quando si scende in campo bisogna essere felici ed è per questo motivo che a volte è necessario dover resettare e ripartire da zero. Nuovo metodo e nuovi stimoli mi hanno dato una scossa, così da poter vivere al meglio il presente e pianificare il futuro”.

La qualità dello staff di Bordighera è nota a tutti. Dallo stesso Piatti, chiaramente, passando per Massimo Sartori e Andrea Volpini, fino al preparatore atletico Dalibor Sirola e all’osteopata e fisioterapista Claudio Zimaglia. Com’è lavorare con loro?
“Il livello dell’intero team è altissimo ed è fantastico poter lavorare con questi professionisti. Dal punto di vista tecnico sono inappuntabili, così come per quanto attiene al carisma. Viene naturale fidarsi e ascoltare costantemente i loro preziosi consigli. C’è sempre più di un maestro in campo che segue l’allenamento dei ragazzi e noi atleti siamo pronti a fare costantemente passi avanti. La struttura funziona benissimo e ciò che mi ha stupito in modo particolare è la capillare attenzione dedicata alla parte atletica e alla prevenzione degli infortuni; Sirola è un vero e proprio pioniere del settore e anche se sono stato poco accanto a lui ho avuto modo di rendermi conto della sua professionalità. Adoro le novità ma allo stesso tempo so che dovrò dare tutto per apprendere concetti importanti nel più breve tempo possibile”.
Team di Riccardo Piatti che in questo periodo è sulla bocca di tutti grazie anche all’eccellente lavoro svolto con Jannik Sinner. Tra te e Jannik ci sono poco più di tre anni di differenza. Che idea ti sei fatto di lui e dove può arrivare?
“Nutro una stima profonda per Jannik, è davvero un ragazzo eccezionale. La considerazione che ho di lui va oltre il campo e abbraccia la quotidianità in tutte le sue sfaccettature. Non ho voglia di parlare di numeri e sbilanciarmi su top-10, top-5 e numero di Slam ma di ciò che sta facendo ora. Anche se è più piccolo di me dal punto di vista anagrafico devo dire che è avanti sotto tutti gli altri aspetti. Trascorrere del tempo insieme e avere la possibilità di potermici allenare mi sta facendo vedere le cose sotto una diversa prospettiva. L’ho conosciuto che era ben fuori dai primi 250 giocatori del mondo e se c’è una cosa che è cambiata è il livello del suo gioco, non la persona. A Milano sono riuscito ad assistere a tutte le sue partite, restando stupito ogni giorno di più. Settimana dopo settimana, torneo dopo torneo, sta facendo passi da gigante ed è una grande fortuna poter imparare molto da lui”.

L’aspetto mentale è una componente fondamentale sul piano del gioco e di conseguenza dei risultati. Ritieni sia questa, al momento, la chiave di volta di Sinner o pensi ci sia dell’altro?
“La sua attitudine e il modo che ha di ragionare sono impressionanti. Il lato mentale è importantissimo a tutti i livelli e Jannik sembra essere davvero di un altro pianeta. Si nutre di tennis come ho visto fare a pochi altri professionisti, ogni occasione è utile per potersi migliorare. Superare i limiti fa parte del suo DNA. Mi è capitato di accorgermene da tante piccole cose che fa sia in partita che durante gli allenamenti, e poterlo osservare così da vicino mi sta dando una grande mano. Non c’è mai nulla di scontato negli atteggiamenti e nelle sue parole e sono certo che arriverà in alto per questo. Quando si riesce a coniugare una mentalità del genere con un tennis di questo spessore è impossibile non togliersi delle soddisfazioni. Colpisce la palla fortissimo con estrema facilità e non ha punti deboli: serve bene, il rovescio è il suo colpo naturale e con il dritto tira delle autentiche cannonate. Si parlerà di lui per tanto tempo”.
Quando un ragazzo con queste potenzialità riesce ad ottenere presto ottimi risultati l’opinione pubblica si divide tra coloro che predicano calma e chi, invece, schiaccia subito il piede sull’acceleratore. Esiste, a tuo avviso, un punto di incontro tra questi modi di porsi?
“Vivere il circuito dall’interno facilita nel comprendere aspetti che da fuori sono piuttosto complessi. Può accadere che si vincano o perdono match incredibili, deludendo o sovvertendo i pronostici. La prestazione offerta da Sinner a Milano lascia credere che sia qualcosa di scontato che d’ora in avanti batta tennisti come Alex De Minaur, ma ovviamente non è così. Serve sempre misura nei giudizi e sta a noi atleti cercare di farci scalfire il meno possibile da voci e rumori, fa parte del nostro percorso di maturazione. Jannik è cresciuto in una famiglia ricca di valori, che ha fatto dell’umiltà e del lavoro un vero e proprio credo. La strada che farà sarà molto lunga e a mio avviso non si lascerà distrarre da ciò che va oltre il campo. Coloro che gli sono accanto vogliono il meglio per lui e lo aiuteranno come si deve”.

Non solo Sinner. Il 2019 è stato un grande anno per il tennis italiano, ricco di sorprese e conferme. Dall’exploit di Matteo Berrettini, ai traguardi importanti raggiunti da Sonego, Travaglia, Caruso e tanti altri. Anche per te sono arrivati quattro titoli ITF in poco tempo. Sta cambiando il vento?
“L’Italia sta attraversando un momento unico. Tanti ragazzi hanno raggiunto traguardi straordinari grazie al lavoro e ai sacrifici fatti nel tempo. Il cammino è arduo e ricco di insidie ma con costanza si può arrivare in alto. I loro risultati sono uno stimolo continuo per noi. Bisogna sempre sognare in grande”.

Commenti

Partecipa anche tu alla discussione, accedi