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Campioni nazionali

Matteo, un italiano brillante

Il 23enne azzurro, che ha battuto due Top 10 in due giorni, continua a dimostrare una dote fondamentale oltre alla potenza del suo servizio e diritto: cresce velocemente perché impara da vittore e sconfitte. Che bello se facesse scuola…

di | 12 ottobre 2019

“Brilla!” scrive con il pennarello verde sul vetro della telecamera, dopo aver battuto il n.5 del mondo facendolo sembrare un giocatore qualsiasi. Dicono sia un messaggio segreto alla sua fidanzata tennista, l’australiana Ayla Tomlianovic.

Di certo Matteo Berrettini in campo è davvero brillante, tanto da far sembrare Dominic Thiem una pietra di bigiotteria. Brilllante è il suo tennis che fulmina col servizio e, se non basta, rifulmina con il diritto. Brillante lo sguardo di chi non si limita a queste soluzioni potentissime ma ha tanto tennis cui attingere per costruire la partita vincente.

Ogni volta che gli si vede gestire lo scambio con un rovescio tagliato sapientissimo non si può non pensare al tennis del suo coach, Vincenzo Santopadre, quello ‘vecchia scuola’ che gli permetteva (dopo essere stato n.100 del mondo) di misurarsi e vincere in serie A anche da quarantenne contro i ragazzini.

Matteo di anni ne ha 23 e scaglia spesso servizi otre i 220 chilometri orari. Ieri, sul 4-3 nel primo set, le statistiche dicevamo che la velocità media della sua “prima palla” era 209 chilometri orari. Però è bello rendersi conto che anche quando quest’arma letale non finisce il punto, le sue soluzioni vincenti sono tante e variegate.

Brilla, Matteo Berrettini, perché ti apre la prospettiva di un futuro esaltante. Ha ancora ampi margini di miglioramento. Ieri contro Thiem è riuscito a complicarsi la vita con errori plateali in momenti importanti per poi risolvere il tutto, nel punto seguente, con una giocata che non ammetteva replica.

La cosa fantastica di questo poco più che Next Gen (due anni fa giocava le qualificazioni delle Finals allo Sporting Milano 3 e perdeva al primo turno…) è che impara tanto e in fretta. Ci riesce perché si mette continuamente in gioco. Ha già sperimentato grandi cadute e ha imparato a risollevarsi. Ecco, quella frase che torna: Matteo non perde mai: o vince o impara. E’ tutto vero, non uno slogan.

Matteo non perde mai: o vince o impara. E’ tutto vero, non uno slogan.

La figuraccia proprio contro Fabio Fognini il giorno dell’esordio nel tabellone principale degli Internazionali BNL d’Italia 2017. Proprio a Roma, davanti ai suoi amici e parenti. La figuraccia contro Roger Federer negli ottavi di finale a Wimbledon quest’anno: proprio nel Tempio del Tennis, faccia a faccia con il suo mito. 

Devi avere una testa speciale non solo per riprenderti, ma addirittura per farne velocemente tesoro e usare il tuo corpo, steso per terra, come gradino per salire più in alto. Berrettini brilla anche per questa dote unica, che può servire da modello alla generazione dei suoi coetanei.

 

Anche per questo è bello seguire la sua scalata mondiale, il suo avvicinarsi alla vetta. Con il cappellino girato al contrario, il suo gesto istintivo di soffiarsi sulla mano e sull’impugnatura tra un servizio e l’altro, come il pistolero che soffia sulla canna della colt nei western all’italiana, è l’emblema di un’Italia che vuole vincere andando all’attacco.

Facendo gioco e punti senza aspettare l’errore dell’avversario. Tirando più forte, dimostrando di essere più bravo dell’avversario. E rimanendo nell’ambito della correttezza, dell’educazione. Che spettacolo, uno così! Vai, brilla Matteo: seguiremo la tua luce.

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