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Campioni nazionali

Matteo, il bello del tennis azzurro

Ospite graditissimo negli studi di SuperTennis, il giovane romano si è raccontato a cuore aperto. Da Federer a Nadal, dalla storica semifinale agli US Open all'amore...

di | 18 settembre 2019

Correva il 1977 e mentre da lì a poco sarebbe uscito il primo episodio della fortunata saga cinematografica di Guerre Stellari, Corrado Barazzutti si spingeva in semifinale sull’har-tru di Forest Hills. Esattamente quarantadue anni più tardi, un altro italiano è stato in grado di eguagliare lo storico traguardo tagliato dall’attuale capitano azzurro di Coppa Davis: Matteo Berrettini.

Modi aggraziati, faccia pulita, ampio lessico e una maturità non comune. Le opinioni notoriamente dividono, il giovane romano, al contrario, unisce la massa di appassionati a suon di risultati e interviste contraddistinte dalla sua solita compostezza e genuinità.
Cresciuto nel quartiere dei Prati Fiscali di Roma, Matteo ha voluto iniziare il proprio racconto della fantastica cavalcata agli Us Open con i ringraziamenti. “Il primo pensiero è andato alla mia famiglia, al mio staff e a gli amici di sempre. Sono coloro che hanno creduto più di tutti in me e sostenuto anche nei momenti più difficili”. Le radici profonde, d’altronde, non dubitano mai che la primavera arriverà.

L'infortunio alla caviglia

È stato un percorso lungo e tortuoso a Flushing Meadows. Un cammino - ha spiegato a microfoni spenti l’azzurro - nel quale non sono affatto mancati gli ostacoli da superare. Il più ostico in assoluto quell’infortunio alla caviglia nel mese di luglio che lo ha tenuto fermo ai box per qualche settimana. 

"Mi stavo riscaldando con Vincenzo Santopadre nel corso di un allenamento blando quando di punto in bianco mi si è girata la caviglia. Ho avuto fortunatamente quasi subito la forza di reagire. Mi sono rimboccato le maniche - prosegue Matteo - investendo tempo e tanto sudore pur di recuperare al meglio. Ho svolto un grandissimo lavoro di riabilitazione sebbene in testa sapevo che avrei dovuto saltare l’appuntamento di Gstaad (dove avrebbe dovuto difendere il titolo della passata stagione, ndr) e probabilmente anche Montreal. In realtà poi sono partito per il Canada ma non mi sentivo di giocare, mentre a Cincinnati le sensazioni erano migliori ma ancora non me la sentivo del tutto di scendere in campo. Non è stato un periodo semplice ma se mi volto indietro e guardo da dove sono partito sono fiero di me stesso".

Federer e Nadal a confronto

La seconda tappa del viaggio di Matteo ha fatto scalo a Londra con la “lezione” di Roger Federer nel teatro dei sogni di Wimbledon. “Avevo davanti a me una divinità, colui che da sempre rappresenta il mio idolo d’infanzia. In quel contesto mi sono sentito particolarmente teso - ammette il romano - e non avevo idea di come fargli il punto. Non sapevo come comportarmi in campo né come avrei potuto gestire i diversi momenti della partita. Mi sono ritrovato catapultato in una realtà a me sconosciuta ma sono contento oggi perché so di aver imparato tanto dopo quella batosta”.

Esperienze di questo genere aiutano a crescere e a farsi trovarsi pronti un domani quando si ripresenteranno. Quella sonora battuta d’arresto ha rappresentato per Matteo un nuovo punto di partenza per diventare ancora più consapevole di quanto già non lo fosse. “Tutto dipende da come si metabolizza una sconfitta e da quanto si è bravi ad apprendere la lezione - chiarisce Berrettini -. Anche se ho perso, con Nadal credo di aver avuto invece un approccio diverso e di essere stato all’altezza della situazione. Sono riuscito a isolarmi dal contesto e a pensare a cosa dovevo fare in campo. Differenze con Federer? Lo spagnolo ha un’energia impressionante, ti dà l’idea di spazzarti via fisicamente già dal riscaldamento negli spogliatoi. Lo svizzero, a mio parere, ha un tipo di gioco che mi crea più fastidi perché ti manda il tilt col suo tennis vario e brillante. Ammetto di aver avuto una maggior pressione con Roger, una sorta di sudditanza psicologica”.
È un periodo magico per me ma anche per tutto il movimento. Si è creato un bel clima tra noi, anche in Davis 

Il movimento Maschile italiano

Il risultato straordinario di Matteo Berrettini a New York è soltanto l’ultimo di una serie di piazzamenti straordinari da parte del plotone azzurro negli ultimi anni. Dalla semifinale al Roland Garros di Marco Cecchinato la scorsa stagione, al primo titolo Masters 1000 di Fognini a Montecarlo passando per gli exploit di Lorenzo Sonego fino ad arrivare ai considerevoli passi in avant dei tanti giovani italiani ora più che mai in rampa di lancio. “È un periodo magico a livello personale ma anche per tutto il nostro movimento. Si è creato da tempo un bel clima tra di noi, anche in Davis, nel quale ci confrontiamo e motiviamo a vicenda per fare sempre meglio. Sono d’accordo con chi - prosegue Matteo - lo definisce un effetto-traino positivo. La speranza è che giorno dopo giorno attraverso il duro lavoro si continui su questo trend senza perdere di vista gli obiettivi personali. I giovani? Senza fare nomi nello specifico ritengo che il ricambio generazionale sia di assoluto valore. Stiamo costruendo le fondamenta del domani”.

Il rapporto con Alja Tomljanovic ed i fan

Nel corso degli Us Open si è dibattuto molto non solo delle prestazioni sul campo di Matteo ma anche sul presunto amore sbocciato tra lui e Ajla Tomljanovic. Sia l’azzurro che l’australiana sono stati infatti avvistati nei loro rispettivi box durante alcuni match giocati dai due a Flushing Meadows. Il tennista romano, a tal proposito, ha vuotato il sacco e confermato i vari rumors. “Sì, stiamo insieme dal torneo di Wimbledon. Lei è venuta a seguire la mia partita contro Rublev, mentre io sono andato a vederne una sua nel match di primo turno (partita vinta da Tomljanovic in rimonta opposta alla ceca Marie Bouzkova, ndr). Spesso saremo costretti a giocare in località diverse - commenta Berrettini - ma nonostante le giornate impegnate ci stiamo ritagliando i nostri spazi per viverci e stare insieme. Vedremo in futuro come proseguirà ma sono felice di come sta andando”.

Non sono inoltre mancate le manifestazioni d’affetto e i messaggi da parte della gente, anche dai meno appassionati. “Ringrazio tutti gli appassionati e mi scuso per non essere riuscito a rispondere a tutti. Questo calore lo percepisco ogni giorno anche grazie ai social e alle interazioni che la tecnologia di oggi ci mette a disposizione. Ammetto che mi dà una grande carica sentire questa grande partecipazione e ritengo sia un ulteriore motivo per continuare a lavorare senza sosta e fare bene. Così come quando scendo in campo con la maglia della Nazionale, sono orgoglioso di poter rappresentare il mio Paese anche nella mia consueta attività nel circuito internazionale”.
Terribilmente forte e bello, tanto spontaneo quanto corretto fuori e dentro al campo da gioco. Matteo incarna il perfetto prototipo del tennista moderno con due qualità che abbinate tra loro lo rendono oggi unico nel suo genere se rapportate ai suoi coetanei (ma non solo): apprende in fretta e dispone di una solidità mentale spaventosa. È difficile sbilanciarsi e azzardare previsioni sulla futura carriera di Matteo ma di una cosa siam certi: il suo sogno e quello di tutta l’Italia intera del tennis è appena iniziato.
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