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Campioni nazionali

Sonego si candida: “Mi sento pronto per la Davis”

Il successo bis a Genova e le imprese dell’amico Berrettini a New York danno a Lorenzo la spinta per un finale di stagione da protagonista: “Felice per i risultati di Matteo, se li è meritati lavorando bene. Spero di vestire la maglia azzurra, sarebbe un onore essere convocato per le Finali di Madrid”

di | 10 settembre 2019

Dodici mesi fa il titolo dell’AON Challenger – Memorial Giorgio Messina aveva segnato un momento chiave, con l’ingresso per la prima volta fra i top 100 della classifica mondiale. Lorenzo Sonego ha concesso il bis e ha sollevato di nuovo il trofeo sul centrale di Valletta Cambiaso, al termine di una finale conclusa oltre l’una e mezza di notte, a causa della pioggia che ha fatto slittare di quattro ore l’inizio.
Non mi era mai capitato di disputare un match così tardi – riconosce il torinese -, del resto il mio avversario poi lunedì sarebbe dovuto partire per un altro torneo e quindi le alternative erano o giocare al mattino presto oppure attendere che smettesse di piovere, visto che le previsioni indicavano che il tempo sarebbe migliorato alle 22.30. Abbiamo aspettato e siamo scesi in campo, peccato che per l’orario ci fossero sugli spalti meno spettatori di quando, qualche ora prima, avevamo iniziato il riscaldamento. E con tanta umidità le condizioni di gioco erano molto più lente e diverse del solito, sicuramente più complicate”.

L’abbraccio consolatorio a Davidovich Fokina

Eppure, dopo oltre due ore e tre quarti di lotta, è riuscito a spuntarla al tie-break decisivo (era sotto 4-0) il 24enne torinese, che già era stato costretto a incontri maratona negli ottavi con il ceco Vesely e in semifinale con l’argentino Andreozzi. “E’ stato importante rimanere sempre aggrappato al match, anche quando il mio tennis ha perso un po’ di efficacia e Davidovich Fokina ha alzato tanto il suo livello di gioco. Ci tenevo molto a vincere e ho continuato a crederci sino alla fine, anche quando il punteggio sembrava compromesso. Una tenacia che è stata premiata, anche se devo riconoscere che in alcune situazioni ho avuto un pizzico di fortuna e che il mio avversario non avrebbe meritato di perdere. Per questo quando l’ho visto in lacrime, dopo l’ultimo punto, mi sono sentito di consolarlo abbracciandolo. E’ un bravo ragazzo, molto giovane, e sono sicuro che si farà largo nel circuito. Purtroppo, il tennis è uno sport in cui non esiste il pareggio, ma la finale di domenica a Genova era proprio una di quelle partite da terminare senza un vincitore e un vinto…”.

“Genova come un Atp per organizzazione e livello”

Una cosa è certa: l’allievo di ‘Gipo’ Arbino, in gara con una wild card dopo l’uscita di scena agli US Open e prima testa di serie di questa edizione (la settimana scorsa era numero 49 Atp, da lunedì è al 52° posto del ranking), nel capoluogo ligure riesce sempre ad esprimersi ad alto livello. “E’ un torneo paragonabile in tutto e per tutto a un ATP, come qualità di organizzazione e livello tecnico dei partecipanti, sicuramente il miglior challenger in Italia ma pure uno dei più belli nel calendario internazionale. E poi c’è sempre tantissimo pubblico, con un tifo caloroso e un sostegno speciale per noi italiani, ingredienti che rappresentano una spinta in più nel voler fare bene e infondono stimoli particolari durante le partite”, spiega Sonego.

Sono molto felice per Berrettini, certi risultati non arrivano per caso, se li è meritati lavorando bene. E per noi tennisti italiani è un esempio da seguire e uno stimolo a migliorarci

“Mi hanno aiutato le vittorie di Matteo a New York”

Una carica supplementare gli arrivava anche dalle imprese dell’amico Matteo Berrettini agli US Open, con la storica semifinale raggiunta dal 23enne romano, ora balzato al 13esimo posto della classifica mondiale. “Ci siamo sentiti alla fine di ogni sua partita. Cosa gli ho detto? Gli facevo i complimenti e scherzavamo un po’. E devo ammettere che vedere i suoi successi a New York mi è servito per non mollare nei momenti difficili che ho dovuto affrontare in alcuni match proprio a Genova. Personalmente sono molto felice per Matteo, perché certi risultati non arrivano per caso, si è meritato tutto questo lavorando bene e facendo le cose nella giusta maniera. E per noi tennisti italiani quello di Berrettini è un esempio da seguire, oltre che uno sprone a cercare di migliorarci”.

“Misurarmi con i più forti mi aiuta a crescere”

Progressi che, dopo l’escalation del 2018, proprio il piemontese sta ottenendo, in una stagione di progressivo consolidamento nel tennis che conta, lui che a differenza della stragrande maggioranza dei colleghi non ha svolto attività junior a livello internazionale e quindi vede sbocciare in ambito professionistico solo ora il suo talento tennistico. Il primo titolo Atp, sull’erba di Antalya a giugno, e i quarti di finale in un Masters 1000 come Monte-Carlo sono gli acuti di un’annata positiva, ma tutt’altro che conclusa.
Giocherò il torneo Atp di Metz la prossima settimana, poi mi sposterò per la stagione asiatica sul cemento, per una serie di altri importanti appuntamenti. Conto di mettere insieme ulteriori preziose esperienze in questa che è la mia prima stagione a tempo pieno nel tour maggiore, sto arricchendo il mio bagaglio personale e il potermi misurare con avversari di livello assoluto mi sta aiutando a crescere e a capire dove e come lavorare per migliorare ancora”.

Ma c’è un obiettivo a cui nel suo percorso di maturazione Lorenzo, grande tifoso granata (da ragazzo ha giocato pure nelle giovanili del Toro), tiene in modo particolare: le finali di Coppa Davis a novembre. “Non c’è nulla di più emozionante che difendere i colori del proprio Paese per un atleta e quindi, in tutta sincerità, un pensierino ce lo faccio, anche perché mi sento pronto per una chiamata. Indicazioni da Barazzutti? Ancora nessuna, il capitano di solito fa all’ultimo momento le sue scelte, valutando stato di forma e altri aspetti. Certo, due top 15 come Fognini e Berrettini hanno il posto assicurato e meritano di giocare, ma per quanto mi riguarda già l’essere convocato insieme a loro sarebbe un onore - l’auspicio di Sonego - e un grande motivo d’orgoglio”.

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