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Campioni nazionali

Gatto Monticone: "Primo Slam? Me lo merito"

La torinese ha superato Katarina Zavatska in rimonta e centrato così la qualificazione al main draw del Roland Garros. "Gli ultimi anni sono stati difficili, pensavo che questa fosse la mia ultima chance"

di Alessandro Nizegorodcew | 25 maggio 2019

Le sorprese arrivano quando meno te le aspetti. Giulia Gatto-Monticone, 32 anni il prossimo novembre, ha giocato sei ore in due giorni ma festeggia la prima volta in uno Slam. Qualificarsi per il main draw del Roland Garros, dice con le lacrime di chi lascia sfogare un'emozione a lungo trattenuta, “vuol dire tanto. Egoisticamente me lo meritavo dopo tanti anni di lavoro, dopo tanta fatica. Gli ultimi due anni sono stati difficili per l'infortunio al polso, ma ci ho sempre creduto. Pensavo che questa fosse l'ultima chance”.

E invece, è un nuovo inizio. La torinese, numero 167 del mondo, ha battuto all'ultimo turno di qualificazioni 4-6 7-5 6-3 l’ucraina Katarina Zavatska, numero 205 del ranking mondiale. Lasciar andare la racchetta dopo l'ultimo punto, commenta, “è stata una liberazione, non ce la facevo più. Ho vissuto tante emozioni, positive e negative, ho cercato di restare in partita ma le energie erano poche”. La stanchezza, spiega, l'ha portata a giocare un match molto intenso anche se non sempre lucidissimo. “Lei giocava bene, mi stringeva sul rovescio tanto, e questo mi dava molto fastidio. Spingeva, di dritto mi prendeva un sacco di tempo. Dopo un po' non ce la facevo più, non riuscivo a tagliare il campo. Alla fine mi son detta: devi spingere, vai, vattela a prendere”.

La partita ha avuto un primo momento di svolta nel secondo set. L'azzurra, avanti 5-2, manca tre set point consecutivi in risposta sul 5-4 0-40 e si fa raggiungere sul 5-5. “Lì mi è girata anche male. Lei ha fatto ace, poi nastro, poi ho sbagliato un rovescio che non c'entrava niente tatticamente”. Riesce comunque a portare il match al set decisivo e rimane in vantaggio dall'inizio: 2-0, 3-1, 4-2. “Nel terzo cerco sempre di dare il massimo all'inizio per avere un minimo di vantaggio. Al terzo so di avere più chances che in due set secchi”.

Se la gode, questa qualificazione. Ringrazia la mamma, la famiglia, il preparatore Stefano Pucci, l'allenatore Tommaso Iozzo, che è anche il suo fidanzato.

Se lo merita” commenta Iozzo, “lavoriamo insieme ormai da quattro anni. Lei si è voluta mettere in gioco a 27 anni, quando era scesa al numero 500 del mondo, e non è facile. Ha cambiato metodo di lavoro, prospettiva, si è fidata di me. Il mio background è prettamente psico-fisiologico, ma quello che ci tiene motivati è la grande passione che abbiamo tutti, lei per prima. Giulia ha un tennis che le può consentire di giocare anche a livello più alto. Io penso che il meglio debba ancora venire”. Di sicuro, all'orizzonte c'è una giornata di shopping nel centro di Parigi. C'è tempo per pensare al main draw.