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Campioni internazionali

Il senso di Medvedev per... la linea di fondo

Il posizionamento in campo, molto diverso tra il russo e Zverev, ha fatto la differenza nella finale del Masters 1000 di Parigi-Bercy. Perché come colpisci la palla conta, ma da dove la colpisci fa la differenza…

di | 09 novembre 2020

Daniil Medvedev ha vinto il Masters 1000 di Parigi Bercy con la calamita. Quella strategica che l’ha tenuto sempre molto vicino alla linea di fondo campo. La vittoria su Alexander Zverev, maturata per 5-7 6-4 6-1 è frutto della “guerra di posizione” vinta nell’inevitabile battaglia degli scambi da fondo.

Quando si guarda Medvedev colpire la palla, l’attenzione viene catturata dai suoi movimenti ampi, lunghi, quasi come se stesse impugnando un’ascia invece di una racchetta.

Ma la cosa più importante è soffermarsi sul punto dal quale dà metaforicamente colpi d’ascia alla palla: spesso si trova in una posizione strategicamente più vantaggiosa rispetto alla linea di fondo rispetto al suo avversario di turno.

Medvedev contro Zverev ha colpito il 27% dei colpi da “dentro” la linea di fondo, un dato che praticamente doppia quello del tedesco (15%).

La stragrande maggioranza di questi colpi sono stati effettuati con Medvedev almeno due metri all’interno della stessa linea di fondo campo, cosa che gli ha permesso di sfruttare al meglio le geometrie e “allargare” il campo all’avversario grazie a diritti e rovesci molto angolati.

I giocatori solitamente giocano la maggior parte dei loro colpi in una zona compresa tra la linea di fondo e due metri all’infuori di essa. La finale di Bercy non ha fatto eccezione, con Zverev che da questa area ha colpito il 50% dei suoi colpi da fondo e Medvedev che da lì ne ha colpiti il 46%.

L’ultima zona, quella più esterna, parte da due metri dietro la linea di fondo e si estende a ritroso fino alla fine del campo. Si tratta di quella zona dalla quale i giocatori sono costretti a difendersi. Il problema è che da quest’ultima area è praticamente impossibile attaccare l’avversario, un fattore che Medvedev ha saputo sfruttare appieno a suo vantaggio.

Il russo ha colpito soltanto il 27% dei colpi da quest’ultima zona contro Zverev. Al contrario Sascha ne ha dovuti giocare il 35%, praticamente un terzo del totale, da un’area nella quale solitamente non puoi far altro che correre e difenderti, perdendo via via sempre più terreno.

La profondità

Giocare nella parte più “alta” del campo (dalla linea di fondo in su) ha aiutato Medvedev a trovare più profondità con i propri colpi. Tanto che alla fine dei conti ne ha giocati ben l’89% oltre la linea del servizio avversario, una percentuale molto superiore a quella di Zverev (83%).

Un distacco che si è ulteriormente allargato se si prende in considerazione soltanto il primo set, con i colpi di Medvedev più del 90% delle volte oltre la linea di servizio contro il 75% del tedesco.

La potenza

Stando sempre più attaccato alla linea di fondo e potendo colpire con più anticipo, Medvedev è riuscito anche a colpire la palla più forte del suo avversario. La media della velocità di palla dei colpi da fondo del russo si è attestata a 116 km/h, mentre quella di Zverev non ha superato i 112.

Nel terzo set, Daniil ha addirittura alzato i giri fino a 117 mentre Sascha è sceso a 110. Il tedesco stazionava in una zona di campo troppo lontana dalla linea di fondo, colpendo troppo “corto” e senza riuscire a imprimere la forza necessaria per impensierire il russo.

Il rovescio

Come è facile immaginare, la grande maggioranza dei punti si è giocata sulla diagonale del rovescio, con entrambi i giocatori impegnati a mettere pressione sul rovescio avversario. Medvedev ha giocato il 49% dei colpi in direzione del rovescio avversario, il 14% al centro e il restante 37% in direzione del diritto.

A una prima occhiata questi scambi rovescio-su-rovescio sono apparsi praticamente in equilibrio, ma in realtà Medvedev ha sempre avuto un vantaggio dovuto al fatto che non si è mai trovato in difficoltà né “spinto all’indietro”. In generale, Medvedev è riuscito a colpire la palla di rovescio all’interno della linea di fondo nel 29% dei casi, una percentuale molto superiore a quella fatta registrare da Zverev (10%).

Un altro fattore chiave della sfida è consistito nel fatto che Zverev, molto semplicemente, ha giocato troppi rovesci durante il match: 183 contro i 162 diritti, con un surplus dal lato sinistro di ben 21 colpi. Non è così che oggi si costruisce un piano d’attacco. Medvedev al contrario ha colpito 158 rovesci e 175 diritti, dandosi così la possibilità di sfruttare 17 colpi più aggressivi e incisi.

Di seguito, la velocità di palla media espressa con il diritto rispetto a quella fatta registrare con il rovescio.

Diritto

• Medvedev = 126 km/h

• Zverev = 123 km/h

Rovescio

• Medvedev = 108 km/h

• Zverev=105 km/h

Il risultato finale è come al solito la somma di tanti piccoli fattori, tante minuscole battaglie che Medvedev ha vinto per fare sua “la guerra”. Rispetto al suo avversario, il russo ha giocato più diritti, e li ha tirati più forte, e quando si è trovato a giocare di rovescio ha esercitato più pressione colpendo da più “dentro” nel campo.

Come colpisci la palla conta. Così come da dove la colpisci.

 

* Craig O'Shannessy, consulente dell'Atp, della Federazione Italiana Tennis, di Novak Djokovic, è il maggiore esperto mondiale di Match Analisys, di cui tratta sul suo sito Brain Game tennis

 

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