Lo statunitense J.J.Wolf ha riportato in auge il "mullet" taglio di capelli in voga negli anni Ottanta. Il suo è un omaggio ad Agassi. A Indian Wells potrebbe sfidare al secondo turno Shapovalov, che qualche anno fa se li era fatti crescere, diceva, un po' come Borg
di Alessandro Mastroluca | 06 ottobre 2021
Nessuno o quasi parla del suo tennis. Tutti o quasi conoscono la sua capigliatura. J.J. Wolf, il mullet più famoso del tennis, è a suo modo uno dei personaggi del circuito ATP. La cascata di capelli che scendono fino alle spalle e diamanti sui lobi di entrambe le orecchie raccontano un chiaro omaggio ad Andre Agassi. “Non direi che il mio look sia del tutto basato su di lui, ma è di sicuro un tributo” ha detto Wolff.
Con quel nome che sembra uscito dritto dritto da un film di Quentin Tarantino e un'anima decisamente vintage, ha contribuito a riportare in auge un taglio di capelli diventato simbolo di estetica ribelle tra gli anni Settanta e Ottanta.
Eppure, ha scritto Alan Henderson nel suo libro Mullet Madness, lo usavano già i popoli preistorici, gli antichi Greci e i Romani. In tempi moderni il mullet (corto davanti, sopra e sui lati, lungo dietro) incorona lo stile androgino di David Bowie.
Nel suo essere corto e lungo insieme, unisce maschile e femminile: ibrido per natura, perfetto per un'estetica fluida. Sono però gli anni '80 il vero decennio del mullet grazie ai protagonisti di due film che hanno fatto scuola: il Patrick Swayze di Dirty Dancing e il Kiefer Sutherland biondo platino di Ragazzi perduti.
Entrato un po' in crisi negli anni Novanta, misconosciuto anche da Bono Vox degli U2 e Mel Gibson che danno un taglio netto al passato, sta tornando di moda negli ultimi anni. La scelta di Wolf di continuare a sfoggiarlo con fierezza dimostra anche un altro lato del suo carattere. Niente o quasi, infatti, sembra intimidirlo. Trasuda fiducia in se stesso, ed essere cresciuto in una famiglia di sportivi di successo ha avuto una qualche influenza.
Suo nonno Charley ha giocato a baseball nei Cincinnati Reds e ha allenato i Detroit Pistons, squadra storica nel basket NBA. Ventisei parenti di Wolf, rivela un articolo dell'ATP, hanno praticato sport al college o da professionisti.
Wolf, che ha giocato per la squadra dell'università di Ohio State frequentata successivamente da sua sorella, ha praticato basket, calcio e baseball prima dei sedici anni. E gli è stato di grande aiuto. “Il calcio mi ha permesso di migliorare gioco di piedi e velocità, il basket mi ha fatto bene per gli spostamenti laterali e i salti, il baseball per la rotazione dell'anca e il movimento del braccio al servizio” ha spiegato.
Dopo tre anni all'università, un periodo nel quale ha vinto il suo primo Challenger organizzato nel campus del suo college a Columbus, Wolf è passato professionista nel 2019. In carriera ha vinto complessivamente quattro Challenger e toccato un best ranking di numero 120 del mondo. E' il risultato del terzo turno allo US Open 2020, al suo debutto in uno Slam.
Happy National Hair Day to J.J. Wolf and his mullet, only. pic.twitter.com/TQ8sFR691i
— USTA (@usta) October 1, 2021
Nel Masters 1000 di Indian Wells che partirà giovedì, su cui SuperTennis aprirà una doppia finestra in chiaro con due match in differita ogni mattina alle 9 e alle 14, sfiderà all'esordio Vasek Pospisil. In caso di vittoria incontrerà un altro canadese, Denis Shapovalov, che come Wolf ha testimoniato il ritorno dei capelli lunghi nella moda del tennis maschile.
“Il mio è un taglio più anni Ottanta o Novanta” diceva qualche tempo fa al Daily Mail il canadese, che sfoggia fiero la sua pettinatura che un po' ricorda il Tom Petty giovane. Shapovalov li ha sempre portati lunghi, finché non è entrato negli Air Cadets, un programma nazionale gestito dalle Forze Armate per i ragazzi tra 12 e i 19 anni. “Li tenevo lunghi come ribellione contro la disciplina, loro me li hanno fatti tagliare – raccontava -. Il mio migliore amico ha i capelli lunghi e mi ha convinto a farli crescere di nuovo. Sono contento di questa decisione, è un po' come Borg”. Ora, però, ha il canadese ha optato per un look intermedio.
Anche se i capelli son più corti, Shapovalov ha mantenuto la fascia che era un simbolo dell'estetica di Borg. Per certi versi, la sua versione moderna in termini di pettinatura potrebbe essere Stefanos Tsitsipas, non solo perché il greco si è fatto immortalare di recente in un look molto vintage che lo ricorda da vicino. “La fascia è il mio marchio di fabbrica, mi è indispensabile altrimenti avrei grandi problemi durante le partite” ha detto.
Hanno portato i capelli lunghi anche Roger Federer, con diverse acconciature dalle meches alla coda di cavallo, e Rafa Nadal. Spiccano i lunghissimi rasta del tedesco Dustin Brown, di origine giamaicana: probabilmente il più singolare dei look nel tennis moderno.
Di stili se ne sono visti tanti. Il grande rivale di Borg, John McEnroe, si è presentato sul palcoscenico dello sport con una massa di ricci ingovernabili quanto il suo capriccioso carattere. Tracce di quella stessa estetica si ritrovano nel primo Murray, convinto poi a una scelta di look più moderata.
Infine, c'è il “look Andrey Rublev”, che in ogni scatto in campo e fuori sembra affermare: “Non mi interessa come stiano i miei capelli”. Poi non è così, visto che in una chiacchierata con i tifosi su Reddit ha raccontato di usare uno shampoo e un balsamo speciali. Ci vuole cura, evidentemente, anche per quel look finto trasandato, un po' spettinato, che lo contraddistingue. Il mullet di J.J.Wolf rimane, comunque, un caso più unico che raro.