Numero 3 del mondo dopo il trionfo di Berlino (secondo della stagione), la tunisina è ormai tra le più apprezzate dal pubblico di tutto il mondo. E non solo: a volerla accanto a sé per il suo rientro, anche Serena, che a Wimbledon giocherà singolo e doppio e oggi fa la prova generale a Eastbourne, in coppia con Ons
21 giugno 2022
Non è (ancora) la numero 1 del mondo, ma ormai la cercano tutti. Ons Jabeur è una stella del tennis e dello sport femminile, per tanti motivi. Il primo è che gioca bene a tennis, nel senso che fa cose antiche e moderne allo stesso tempo, facendo sembrare le colleghe fuori dal (suo) tempo.
Con la vittoria ottenuta a Berlino, la tunisina ha centrato il secondo titolo della stagione, il terzo in carriera, il secondo sull'erba. Dove, per inciso, aveva già brillato lo scorso anno, raccogliendo il primo centro nel Tour maggiore (a Birmingham) e spingendosi poi fino ai quarti di Wimbledon.
Col suo tennis fatto di invenzioni, tanto tocco e poca potenza, Ons lascia un segno in ogni persona che incontra. E anche se la persona in questione si chiama Serena Williams, il concetto vale allo stesso modo. Proprio Serena ha scelto la nuova numero 3 Wta (e 2 della Race) per affrontare il tabellone di doppio ai Championships, dove la 40enne americana farà il suo ritorno, esattamente dove aveva lasciato un anno fa, con un ritiro fra le lacrime sul 3-3 del match di primo turno contro Aliaksandra Sasnovich. Un assaggio di questa inedita partnership lo avremo a Easbourne, dove le vincitrice di 23 Slam si cimenta solo nel doppio (il primo turno le oppone alla ceca Bouzkova e alla spagnola Sorribes Tormo).
Dodici mesi più tardi Serena ci riprova, e a parte il singolare (che una certa pressione gliela metterà), tenterà di divertirsi pure in doppio. E se l'obiettivo, prima ancora di vincere, è quello di ritrovare il gusto del gioco, quale miglior compagna della Jabeur?
“Mi sento fortunata per questa scelta di Serena, sono onorata di poter giocare accanto a lei – ha spiegato la tunisina – anche se sicuramente sarò nervosa al momento di scendere in campo. Per me lei è sempre stata un esempio, sono sempre stata una sua fan. Morivo dalla voglia di dirlo a qualcuno, quando me lo hanno comunicato, ma ovviamente non potevo. Così, a parte la mia famiglia, per un po' non lo ha saputo nessuno”. Ora invece lo sappiamo tutti, anche se – persino agli occhi della Jabeur – i motivi della scelta restano un mistero: “Non ho idea del perché abbia chiesto a me – ha detto sorridendo la tunisina –, magari semplicemente perché aveva visto il torneo di Madrid...”.
La Jabeur va ad aggiungersi a un gruppo molto ristretto di giocatrici che negli anni hanno potuto accompagnare Serena nei tornei di doppio del circuito. Tolta la sorella Venus, partner nella maggior parte dei casi, parliamo di sole quattro atlete: Martina Navratilova, Alexandra Stevenson, Alison Riske e Caroline Wozniacki. Serena e Ons non si sono mai affrontate nel circuito, ed è abbastanza normale se pensiamo che l'esplosione della nordafricana è giunta solo di recente, dopo tanti anni a sgomitare nei tornei minori.
Se Ons dice che Serena è un esempio per tutte, è altrettanto vero che lei stessa è un modello per tante colleghe. Intanto, ha avuto bisogno di parecchio tempo per emergere, proprio perché il suo tennis non era così semplice da sviluppare e aveva bisogno di maturare più a lungo rispetto a quello della maggior parte delle avversarie. Poi perché veniva da un contesto con poca tradizione e con ancora meno risorse.
La Jabeur, che oggi è a due passi dal numero 1 del mondo (anche se la vetta di Iga Swiatek, in termini di punti, è lontana), è cresciuta sfidando coloro che dicevano che il mondo arabo non era ancora maturo per sfornare una tennista di alto livello. È cresciuta sfidando i pregiudizi di quegli sponsor che la scartavano a priori (magari senza averla vista giocare) a causa della sua nazionalità. È cresciuta sapendo che il suo percorso sarebbe stato più difficile di quello di una francese o di una americana, ma poi alla fine – proprio per questo – ancora più gratificante.
“Sono fiera di quello che sono diventata – ha sottolineato Ons, orgogliosa – e so di aver raggiunto traguardi importanti contando quasi solo su me stessa. Nascere in un Paese come la Tunisia, se sei una tennista, diventa una sfida. Ma quando questa sfida la vinci, rendendo il tuo sport popolare e aiutando tante persone a trovare dei momenti di serenità, allora tutto ha un senso, un significato. E gli sforzi fatti per arrivare non pesano più”. Siamo tutti fans di Ons Jabeur, tutti pazzi per lei. Evidentemente, Serena Williams compresa.