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Campioni internazionali

Verso le Nitto ATP Finals: occhio a Opelka, il gigante buono

"Bastano un paio di tornei fatti bene e tutto può cambiare". Reilly Opelka si dimostra ottimista dopo la splendida finale a Toronto. E tutto sommato, con le sue qualità e tanti tornei sul duro a disposizione da qui a fine anno, nessun risultato gli è precluso sulla strada per Torino

di | 17 agosto 2021

Fino al torneo di Toronto, la sua candidatura per le Nitto ATP Finals non era nemmeno pervenuta. Troppo lontano dai top 10, troppo distante dai migliori persino per fare un piccolo pensierino all'evento dei Maestri. Invece è accaduto che il Masters 1000 canadese, nel giro di una settimana, abbia cambiato le carte in tavola.

E così Reilly Opelka ha guadagnato in un colpo solo 32 posti nella Race verso Torino, approdando al numero 17 con 1235 punti all'attivo, miglior americano davanti a John Isner. Con il cemento yankee che propone ancora il piatto forte degli Us Open e una stagione indoor che sembra disegnata apposta per il suo tennis bum-bum, il pivot di due metri e 11 è pronto per dire la sua.

In fondo, a separarlo dal numero 8 – Casper Ruud – ci sono 'soltanto' 1215 punti, e qualche possibile defezione potrebbe permettergli di arrivare a Torino anche rimanendo alle spalle dell'emergente norvegese.

America oggi: la strada verso New York

Opelka è uno che divide, come divisivi sono un po' tutti i grandi battitori nella storia del tennis. Persino Goran Ivanisevic, amatissimo in ogni angolo del mondo, a un certo punto era diventato oggetto dei fischi di coloro che si erano stancati di assistere al suo continuo bombardamento. Dunque anche Reilly ha ammiratori e detrattori, che permangono malgrado stia dimostrando di non essere soltanto servizio.

Nelle ultime stagioni, il 23enne cresciuto al sole della Florida ha imparato a difendersi anche da fondocampo, pur palesando le ovvie difficoltà nel momento in cui deve fronteggiare palle troppo basse. Non a caso, sull'erba fa molta fatica, e la sua scheda racconta che – a sorpresa – sarebbe la terra la sua superficie preferita. In mezzo sta probabilmente, come spesso accade, la verità: ed è dunque sugli hardcourt che il tennis dello statunitense trova il rendimento migliore.

A testimoniarlo c'è anche la sua bacheca: entrambi i titoli Atp conquistati sono arrivati sul duro, nel 2019 nel 250 di New York e nel 2020 a Delray Beach. Ma ancora di più, è il suo cammino nel 1000 di Toronto a mettere in luce qualità non comuni: non si battono per caso, nella stessa settimana, Kyrgios, Dimitrov, Harris, Bautista Agut e Tsitsipas.

Non si vince contro cinque personaggi di questo calibro senza avere doti da top 10. A Opelka fin qui è mancata un po' di convinzione: a volte è sembrato non crederci abbastanza, persino non prendersi troppo sul serio. Eppure chi lo segue da fuori capisce chiaramente a quale sforzo siano sottoposti i suoi avversari per riuscire a tenere testa ai suoi turni di servizio.

Quando uno ha un'arma del genere, poi, basta poco per fare la differenza. E costruire un palleggio robusto da fondo senza patire troppo negli spostamenti sta diventando l'obiettivo principale per un salto di qualità ulteriore.

Appassionato di arte e di moda, Reilly è americano fino al midollo, anche negli sport che segue nel suo tempo libero: dal basket Nba al football della Nfl, passando per l'hockey della Nhl. Per questo, non sarebbe così strano vederlo costruire il proprio 'american dream' proprio sui campi a stelle e strisce.

In questo periodo dell'anno incontra tutto ciò che gli serve per esprimere il massimo del suo potenziale, e se il fisico lo lascerà in pace c'è da scommettere che proverà a dare tutto per l'assalto ai top 10, che poi vorrebbe pure dire un serio tentativo di approdare a Torino.

Il capitolo infortuni non è secondario, come non lo è quasi mai per personaggi come lui, ragazzi cresciuti in fretta e con i muscoli e i tendini messi a dura prova. Mentre stava muovendo i primi passi nel mondo del professionismo, tra il 2015 e il 2016, proprio la sua crescita fisica impetuosa gli portò seri grattacapi alla schiena. Ma oggi anche da quel punto di vista, tutto sembra sotto controllo.

Il tennis – ha detto dopo aver perso la finale con Medvedev a Toronto – è uno sport a volte brutale, che non perdona niente. Si tratta quasi sempre di una questione di dettagli, di centimetri o di frazioni di secondo.

Per questo è meglio non farsi troppe aspettative, cercare di guardare a ogni singolo match, senza pensare troppo al futuro. In questo percorso sto imparando tanto su me stesso, anche dai miei errori.

Si tratta di volgere il tutto in positivo, almeno sino a che è possibile. Non mi riuscirà tutto l'anno, ma bastano un paio di tornei fatti come si deve e la stagione cambia. Il mio ranking di adesso lo dimostra”. E allora, perché non continuare a rimanere ottimisti?

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