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Campioni internazionali

Medvedev, dubbi e paure sulla terra: "Alcaraz? Spaventa"

Tra i big di oggi, in particolare tra coloro che sono già stati capaci di approdare al numero 1 del mondo, c'è un giocatore che con la terra litiga da sempre: Daniil Medvedev. “Non è la mia superficie preferita – chiarisce il russo, alla vigilia del Masters 1000 di Madrid – e non credo che questa situazione cambierà nel corso della mia carriera

27 aprile 2023

Storicamente, il rapporto dei campioni con la terra battuta è stato spesso piuttosto complicato. Pete Sampras – per dirne uno – non ha mai vinto il Roland Garros (e a dirla tutta non ci è mai nemmeno andato vicino), Boris Becker non ha portato a casa nessun trofeo in carriera sul rosso, nemmeno di quelli che oggi chiamiamo Atp 250. Lo stesso Roger Federer, pur avendo vinto a Parigi, sulla terra più che altrove ha patito il duello con Rafael Nadal prima, con Novak Djokovic poi. Tra i big di oggi, in particolare tra coloro che sono già stati capaci di approdare al numero 1 del mondo, c'è un altro giocatore che con la terra litiga da sempre: Daniil Medvedev.

“Non è la mia superficie preferita – chiarisce il russo, alla vigilia del Masters 1000 di Madrid – e non credo che questa situazione cambierà nel corso della mia carriera. A meno che, chissà, giunto al mio ultimo anno di carriera, dirò al mio coach che voglio giocare solo sulla terra per togliermi questo dubbio e dire di poter esprimermi bene anche lì sopra. Seriamente, il punto è che se vuoi migliorare devi prevedere un periodo più lungo di allenamenti sul rosso, e considerato quanto per me siano importanti i tornei sul duro, non me lo posso permettere, sarebbe un azzardo. Prima di Monte-Carlo quest'anno ho fatto 3-4 settimane di lavoro sulla terra, che è troppo poco per essere pronti”.

Al Roland Garros, Medvedev vanta un quarto di finale nel 2021 come miglior risultato, poi un ottavo nel 2022 e per il resto quattro uscite al primo turno. Se prendiamo i tornei del circuito, non troviamo nessun titolo sul rosso. A meno di non tornare ai Futures: nel 2014 e 2015 Daniil vinse un Itf in Georgia (battendo in finale Gianluca Mager) e un altro a Mosca. Una volta arrivato in alto, tuttavia, la musica è cambiata e più volte il 27enne russo ha dichiarato senza mezzi termini di non sopportare la superficie della fatica, dove in effetti i suoi colpi da fondo risultano decisamente spuntati. 

“Madrid è un caso un po' diverso – continua Daniil – intanto perché si gioca in altura (circa 700 metri sul livello del mare, ndr) e poi perché le condizioni di gioco alla Caja Magica sono più rapide rispetto ad altri eventi su terra. Simili a quelle che poi troviamo su alcuni campi del Roland Garros. Comunque non ho mai trovato modo di giocare particolarmente bene qui, ma spero che le cose possano cambiare già da quest'anno. Qualche volta ho giocato bene sul rosso, ho fatto finale a Barcellona, semifinali a Monte-Carlo, dove anche quest'anno non è andata male. Quello che mi riesce difficile sulla terra è scivolare, sono i movimenti molto diversi rispetto agli altri campi. Poi cambiano anche i colpi, il primo dopo il servizio qui è particolarmente importante”.

Sulla terra, come in realtà pure altrove, c'è già un nuovo spauracchio: Carlos Alcaraz. “Sta giocando alla grande, serve bene e sa fare tutto, compresi quei drop shot che risultano imprendibili. Contro altri giocatori non mi sento di temere la palla corta, ma quando la fa lui spesso non ci arrivi. È un colpo stroardinario. Se te lo ritrovi nel tuo settore di tabellone ti spaventi, non c'è dubbio”. L'obiettivo di Daniil ora è di dare ciò che ha, di lavorare per migliorare anche sul rosso, ma senza porsi particolari aspettative.

“Quando gioco sul cemento parto per vincere il torneo – spiega – ma in questo caso devo essere realista: se fin qui il mio miglior risultato è stata la semifinale in un 1000, vuol dire che dovrei essere contento di arrivare in finale in un torneo di questo livello. Ma prima ancora, voglio sentirmi bene in campo, capire che posso fare male col mio tennis anche qui. Come mi definirei? Diciamo così: non uno specialista della terra”.

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