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Campioni internazionali

Karatsev, il martellatore di Nole: la sfida estrema di Matteo

Matteo Berrettini torna in finale per la prima volta da Stoccarda 2019. Sfida il russo Karatsev, dai polpacci extra-large, che ha sfiancato, in una partita di livello strardinario, Novak Djokovic in semifinale. Conosciamo meglio la rivelazione del 2021

di | 25 aprile 2021

In quattro mesi, Aslan Karatsev ha cambiato vita e carriera. Ventisette anni, numero 114 del mondo a inizio 2021, da febbraio ha festeggiato la semifinale all'Australian Open, al suo primo Slam in main draw, il primo titolo ATP a Dubai e la prima vittoria contro un numero 1 del mondo. L'ha completata al Novak Tennis Centre di Belgrado, in una semifinale già destinata a diventare una delle partite top della stagione, con il successo 7-5 4-6 6-4 su Novak Djokovic.

Al serbo ha salvato 23 palle break su 28, di cui dieci nel solo terzo set. L'ha costretto a una battaglia di tre ore e 25 minuti. Solo una partita al meglio dei tre set è durata di più nella carriera di Djokovic, la semifinale di Madrid 2009 contro Rafa Nadal.

"Sono entrato in campo per vincere. Credevo in me stesso, mi sono detto: gioca ogni palla, qualunque cosa accada" ha detto Karatsev dopo quella che ha definito, prevedibilmente, "la più grande vittoria della carriera. Contro campioni così devi essere aggressivo, altrimenti ti sembra di giocare contro un muro. Ti torna indietro tutto, ti fa muovere tanto".

Fermarlo sarà in finale la missione di Matteo Berrettini. L'azzurro ha osservato la sfida, che ha preceduto il suo ingresso in campo, ma non ha mai affrontato il russo in carriera. Anche il numero 1 azzurro ha chiuso la sua semifinale in tre set, 6-1, 6-7(5), 6-0 al giapponese Taro Daniel, costringendosi a una fatica supplementare dopo aver servito per il match sul 5-4 nel secondo set.

"In quel momento, Taro ha giocato davvero un gran game - ha detto Berrettini nell'intervista post-partita -. Poi, si sa, il tennis è uno sport un po' matto. Ecco perché siamo qui". Ecco perché ha prolungato l'attesa sua e dei tifosi per la sua quinta finale ATP, la prima dal torneo di Stoccarda del 2019. "Sono molto felice, ho reagito bene nel terzo e non è facile quando non capisci cosa sia successo e non sai cosa aspettarti" ha spiegato.

Dalle tribune ha avuto un chiaro assaggio di cosa lo attende in finale. Un avversario dal look anonimo e dal tennis martellante, capace perfino di sfiancare, aggredendolo, il campione dell'elasticità che sembra fatto di gomma. Un avversario che ha vinto tutte le ultime sei, e tredici delle ultime quindici, partite contro avversari italiani. Negli ultimi tre anni, solo due azzurri l'hanno sconfitto: Andreas Seppi a Nur-Sultan l'anno scorso e Lorenzo Frigerio in un ITF a Doha del 2018.

A Belgrado, prima della semifinale ha ringraziato i tifosi serbi per i tanti messaggi che gli stanno arrivando sui social network. "Sono simili a noi russi, usiamo tutti l'alfabeto cirillico, siamo due popoli con caratteri simili" ha detto il russo.

La storia di Karatsev

Figlio di una dottoressa e di un ex calciatore, Aslan è nato 27 anni fa a Vladikavkaz, ex avamposto militare e ed ex capitale dell’altrettanto ex Repubblica Socialista Russa delle Montagne. La regione, ha raccontato il nostro Dario Castaldo durante l'Australian Open, ha vissuto parecchi conflitti – come quello del Nagorno-Karabah tra armeni e azeri.

"Venuto al mondo in una terra abitata dagli Ingusci ma stretta tra quella dei Circassi, dei Ceceni e dei Georgiani, a due passi dai territori degli Osseti, dei Daghestani, dei Cabardino-Balcari e degli Abkazi, Aslan ha probabilmente benedetto la decisione dei genitori, che quando aveva tre anni hanno deciso di trasferirsi in Israele. Privandolo in questo modo di una serie di complicazioni pratiche ed esistenziali" ha scritto.

A tre anni, la famiglia si è trasferita in Israele. Non è un periodo facile per Aslan che a dodici anni rientra in Russia ma solo con suo padre. Si allena solo una volta a settimana fino ai 15 anni, quando si sposta ancora a Taganrog, vicino a Rostov-sul-Don, nel sudovest della Russia.

A 21 anni, la prima svolta della carriera. L'ex pro Dmitry Tursunov, futuro coach di Aryna Sabalenka, lo aiuta e lo porta con sé a Halle, in Germania. Gli mostra come ci si allena, ma l'Europa non fa per lui. 

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Il vero incontro che gli cambia la vita è avvenuto tre anni fa. In un ITF in Francia, conosce Yahor Yatsyk, bielorusso di un anno più grande, che diventa il suo allenatore. Karatsev inizia a lavorare anche con un mental coach portoghese che gli rinforza la mente. Fisico e polpacci li potenzia durante il lockdown. La pausa forzata, ha raccontato, gli ha fatto bene. 

L'anno scorso, dopo un periodo di due settimane per allenarsi a Minsk, ha giocato una serie di esibizioni negli USA prima della ripresa del circuito. Al ritorno, è un altro giocatore. Vince 19 partite su 20 nei Challenger, con due titoli a Praga e Ostrava. Numero 253 del mondo a inizio 2020, chiude la stagione da numero 114. E non si ferma più. 

Gli obiettivi

In pochi mesi il ventisettenne si è ritrovato tra i primi trenta del mondo, con una quota di tempo perduto da recuperare. "Il mio primo obiettivo - ha detto prima della semifinale - è entrare in Top 20. Poi mi darò un altro obiettivo. Vado un passo alla volta, cerco di dare il massimo in ogni singola partita". 

Numero 6 nella Race to Turin, Karatsev non è più solo "l'arma segreta" della Russia in ATP Cup. E' la supernova del circuito ATP.

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