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Campioni internazionali

Federer, Berrettini, l'Italia: inizio, ispirazione e passaggio

Matteo Berrettini, durante la Laver Cup, raccoglierà il testimone da Roger Federer dopo il suo ritiro. Una responsabilità che è anche un grande onore, meritato dal romano in tanti anni di sacrifici. Ecco cosa l'Italia ha rappresentato per Federer. E viceversa

di | 23 settembre 2022

Nella giornata di venerdì 23 settembre 2022, che non è esagerato definire fra le più importanti nella storia del tennis mondiale, l'Italia è presente e non per fare la comparsa. Nella giornata del ritiro definitivo (al netto di esibizioni future) di Roger Federer, Matteo Berrettini è parte del Team Europe, in panchina a tifare per Mister 20 Slam e per il suo partner di doppio Rafael Nadal, 22 Major in bacheca (finora). Poi, però, Roger non andrà avanti, nemmeno in questa Laver Cup nata dalla sua testa e dal suo desiderio di restituire qualcosa al mondo del quale è stato ambasciatore per oltre due decadi. E a sostituirlo ci sarà proprio Matteo. Una staffetta che lo stesso Roger ha annunciato in conferenza stampa, sottolineando come per lui sarebbe stato impossibile esibirsi in singolare.

“Roger – ha spiegato l'azzurro – è stato il mio idolo d'infanzia, penso di avere imparato tutto da lui. E trovarmi a celebrare il suo ultimo incontro è qualcosa che va oltre la mia immaginazione. È stupendo, è troppo bello per essere vero, ma in fondo penso di essermelo meritato dopo tutti i sacrifici che ho fatto in questi anni. Non avrei mai pensato di potermi trovare a parlare con persone come lui e come tutti gli altri fenomeni presenti qui a Londra, in un giorno così importante, come se fossi uno di loro. Sono in forma, sto bene, ma queste sensazioni vanno oltre il campo e le porterò con me per tutta la vita”.

Il rapporto tra Berrettini e Federer non può essere così stretto, per via dell'età: 26 anni il romano, 41 lo svizzero. Eppure le loro carriere si sono incrociate un paio di volte, malgrado i tre lustri di distanza. La prima volta fu a Wimbledon nel 2019, con un Matteo tesissimo per quel passaggio chiave della sua carriera: Roger vinse in tre set, in una partita a senso unico, persino un po' traumatica nel punteggio. Partita che però fu assorbita come una lezione per il futuro. Sempre nel 2019 ma alle Finals, Berrettini fu costretto a cedere nuovamente, ma stavolta dopo aver lottato, al punto da portarsi pure qualche rimpianto per aver perso al tie-break il primo set.

L'allievo di Vincenzo Santopadre, non lo scopriamo certo oggi, è una persona emotiva, sensibile. Il che, nel mondo dello sport di alto livello, comporta il pagamento di dazi aggiuntivi. Una volta pagato lo scotto del confronto col suo idolo di bambino, Matteo è cresciuto e ha spiccato il volo verso quello che è oggi: un uomo maturo pienamente consapevole dei propri mezzi e delle proprie possibilità, in un mondo che si è abbondamente meritato attraverso un cammino lungo e faticoso.

Ecco perché Roger, anche per Berrettini, resterà una persona fondamentale. Come del resto è stato per tutto il movimento tennistico mondiale negli ultimi vent'anni, contribuendo a rendere la disciplina popolare in ogni continente come mai era accaduto prima del suo passaggio.

Quella tra Berrettini e Federer è solo l'ultima delle relazioni – molto strette – fra il Signore del Tennis e l'Italia. Basta pensare al suo primo titolo Atp, conquistato a Milano nel vecchio Palalido che oggi non c'è più. Era il 2001, Roger era ancora un promettente 19enne ma riuscì a conquistare il trofeo, superando in finale il francese Julien Boutter. A premiarlo Lea Pericoli, la madrina del tennis tricolore. Ma in realtà il rapporto tra Roger e lo Stivale nasce prima, fin dai tempi del Trofeo Bonfiglio Under 18 (che non vinse), passando per l'esordio in Coppa Davis nel 1999 a Neuchatel, Svizzera. Dove superò Davide Sanguinetti prima di cedere, a risultato acquisito, al barese Gianluca Pozzi. Roger avrebbe perso in seguito solo dallo stesso Davide Sanguinetti (in finale ancora a Milano, nel 2002), da Andrea Gaudenzi, Filippo Volandri e Andreas Seppi. Prima di Pozzi, erano riusciti nell'impresa Laurence Tieleman, Daniele Balducci e Filippo Messori, ma contro un Federer ancora teen-ager e decisamente acerbo. 

Roger non ha mai fatto mistero di amare l'Italia, per tanti motivi. Dal cibo al clima alla moda, dalle persone al modo di vivere. Il fatto di avere degli sponsor nostrani gli ha inoltre consentito di essere ancora più vicino allo Stivale, anche nei momenti difficili. Come durante il lockdown. Fu allora, nel luglio del 2020, che Roger andò a far visita a Carola e Vittoria, le due ragazze di Finale Ligure divenute popolari per quei loro palleggi sui tetti, nel momento in cui il tennis – come ogni altra attività – era vietato per legge. Fu un momento speciale, toccante. Fu un momento in cui scese qualche lacrima. Le stesse che inevitabilmente, per chi è dotato di empatia e sensibilità, faranno capolino anche nell'ultimo ballo. 

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