-
Campioni internazionali

Coric resuscita: la Croazia minaccia l’Italia di Davis

Dopo due anni di stop per operarsi alla spalla, l’ex talento juniores risorge a Cincinnati e affianca il veterano Cilic che punta addirittura alle ATP Finals di Torino. Dopo il colpaccio dell’anno scorso gli azzurri trovano di nuovo un avversario ostico il 14 settembre a Bologna

di | 20 agosto 2022

Borna Coric è nato a Zagabria il 14 novembre del 1996. Nel novembre del 2018 è stato n.12 del mondo (Foto Getty Images)

Borna Coric è nato a Zagabria il 14 novembre del 1996. Nel novembre del 2018 è stato n.12 del mondo (Foto Getty Images)

Non è facile convivere con una spada di Damocle sulla testa, anzi, sulla spalla, come fa Borna Coric. Non è facile sorridere, anche dopo le imprese di questa settimana nel Masters 1000 di Cincinnati dove s’è presentato da numero 152 del mondo ed è arrivato in semifinale con lo scalpo di Musetti, Nadal, Bautista Agut e Auger Aliassime, garantendosi già la promozione alla poltrona 66, addirittura alla 29 in caso di successo finale.

Non è facile svegliarsi, tutte le mattine, con quel campanello d’allarme, quel movimento istintivo, quella domanda: “Mi fa male, posso muovere il braccio liberamente?”. Questa è spesso la vita di un atleta professionista, angosciato dagli infortuni, cronici ed improvvisi, ed allenato all’ineluttabilità del caso.  Con ore e ore di fisioterapia e attenzione e cure per sostenere e rinforzare tutta la carrozzeria, ma soprattutto le parti più deboli da aggiungere alla preparazione tecnica specifica sul tennis. 

NIENTE SORRISI

Nella battaglia, poi, l’atleta chiede al proprio corpo uno sforzo extra, si spinge al limite, rischia il tutto per tutto. Ecco perché il 25enne di Zagabria, ex promessa juniores (n. 1 del mondo 2013 dopo il successo degli US Open contro Kokkinakis), ex fenomenale neo pro dal 2014 al 2018, quando ha battuto Federer nel suo regno di Halle, diventando il campione più giovane a 21 anni ed aiutando poi la Croazia a conquistare la Davis, da due anni praticamente fuori gioco per i problemi alla spalla, indossa quella maschera di tensione che l’abbandona solo alla stretta di mano sul net.

Sa che deve sforzare la spalla operata un anno fa, dopo essersi trascinato il problema troppo a lungo; sa, da grande difensore, che proprio il servizio gli deve dare quei punti diretti e indiretti, ma sa anche che la sua arma paralizzante è a tempo e a rischio.

Appena sono arrivato a Cincinnati ho iniziato a servire molto bene. Non voglio dire troppo bene perché poi magari la prossima partita non servirò bene, quindi dirò solo che finora sono stato molto solido. Ho corso il rischio anche la settimana scorsa, a Montreal, eppure ho perso subito, e così ho utilizzato il tempo per allenarmi duramente prendendomi tanti rischi con la spalla. Non posso mai sapere quanto posso servire”.

I SEGRETI DELLO STOP 

Dal torneo di Rotterdam del febbario dell’anno scorso, quando era riuscito a malapena ad eseguire il servizio, a marzo 2022, a Indian Wells, Coric ha raccontato di non avere toccato la racchetta per 8 mesi: “Solo a 12 anni, quando m’ero operato al polso, ero stato tanto tempo lontano dal tennis. Ho ripreso gli allenamenti l’1 novembre, ma ancora per un mese non ho potuto servire normalmente, avvertendo comunque sempre un po’ di dolore e tanta paura”.

La sua ancora di salvataggio ha un nome e un cognome, Yiani Louizos, il fisioterapista col quale ha praticamente convissuto: “Ha sempre trovato le parole giuste per motivarmi e rinfrancarmi, perché sono passato per tanti alti e bassi, tanti: “Sento dolore, non sento dolore”. E’ stato fondamentale per la mia salute mentale, soprattutto quando avevo forti dubbi di poter davvero tornare a giocare a tennis”.

Borna è stato anche molto deciso: “Mi è stato suggerito di cambiare il movimento del servizio, ma ho insisto a mantenerlo uguale, naturale, perché era la mia forza e doveva restare così”. Di certo, costretto a fermarsi per la spalla, Coric ha sistemato anche i vecchi problemi al ginocchio e al tendine d’Achille, ha rinforzato il fisico, ha preparato il futuro, abbandonando i sogni di gloria: “Basta obiettivi grandiosi che poi diventano boomerang per la fiducia, so che sembra un clichet, ma oggi come oggi penso soprattutto a star bene e poi vediamo strada facendo che cosa sono ancora in grandi di fare in questi anni che ho davanti”. Una cosa è certa: “Stare fuori mi ha fatto capire ancor di più quanto amo il tennis e quanto voglio essere un tennista professionista”.  

SUPER SERVIZIO

Proprio il servizio, a Cincinnati, ha portato il croato a piegare Musetti, a domare per la terza volta in carriera Nadal, a scoraggiare Bautista Agut e a dominare Auger-Aliassime nei quarti con 31 punti su 32(97%) con la prima, senza fronteggiare palle break. Una buona prima di servizio vuol dire anche poter essere aggressivo superando i limiti di potenza e un’attitudine poco offensiva, e quindi effettuare il salto di qualità che già Riccardo Piatti aveva cercato di fargli fare negli allenamenti di Bordighera, anche se non poteva seguirlo tutto l’anno, come invece riesce l’ex pro, Mate Delic.

Di sicuro, ritrovato anche il veterano Marin Cilic - che dopo i 30 anni è rientrato prima fra i top 30 e poi fra i top 20 e adesso, da 16 della Race, si candida alle ATP Finals coi migliori 8 dell’anno - più il formidabile doppio Mate Pavic-Nikola Mektic, e la riserva Borna Gojo, che l’anno scorso a Torino beffò l’Italia, la Croazia si presenta ancor più forte il 13-17 settembre alla Unipol Arena di Bologna nella fase a gironi di Coppa contro Italia, Argentina e Svezia. 

Loading...

Altri articoli che potrebbero piacerti