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Campioni internazionali

Santopadre: “Matteo è più forte dopo il lockdown”

A tu per tu con il coach di Berrettini, n.8 del mondo, che spiega: ”Fermarsi e realizzare con calma quello che era successo lo scorso anno è stato importate. E ha migliorato la risposta, il rovescio e lavorato sugli schemi tattici”. Le prospettive di qualificarsi di nuovo per le Atp Finals

di | 13 luglio 2020

Matteo Berrettini imperversa con il suo servizio e diritto esplosivi già in questi primi scampoli di stagione non ufficiali. Esibizioni di lusso, più o meno orginali (come l’UTS, Ultimate Tennis Showdown) non possono fare a meno di un giocare di prestigio come il fresco n.8 del mondo. Uno che ha giocato le ultime Atp Finals, uno dal gioco spumeggiante e dall’ampio sorriso da giovane Vittoria Gassman che conquista i cuori ad ogni latitudine.
E così manca ancora un mese alla ripartenza del circuito maschile ma Matteo è già lanciato. E con lui il suo coach storico, Vincenzo Santopadre, in panchina a Kitzbuhel (dove Matteo è arrivato terzo) e a Sophia-Antiplis dove l’azzurro più caldo ha trionfato battendo in finale Stefanos Tsitsipas, n.5 del mondo.

Inevitabile parlare subito di prospettive per il resto della stagione, quella ufficiale, soprattutto ora che, con il sistema rivisto del ranking Atp, Berrettini ha ottime possibilità di qualificarsi di nuovo per le Atp Finals dato che non dovrà scartare i punti degli ottimi risultati ottenuti nel 2019.

Abbiamo raggiunto Santopadre proprio mentre Matteo viaggia verso Berlino, dove lo aspetta un’altra esibizione di lusso, Bett1 Aces, metà sull'erba metà sul duro. Un torneo a sei giocatori in cui ritroverà anche Jannik Sinner.

Vincenzo, che riflessioni avete fatto su questo sistema di classifiche rivisto e sulle proiezioni che comporta alla ripresa dei tornei?

“Come ti ho già raccontato molte volte, noi non facciamo molti ragionamenti su questo genere di cose. Ci interessa il gioco, il livello di gioco, i miglioramenti, la possibilità di crescere. Certo, man mano che si va avanti, bisognerà tenere presente anche questi aspetti numerici.  In questo momento siamo comunque in attesa. La situazione negli Stati Uniti ancora non è garantita.  Dobbiamo osservare e aspettare. Tutti i programmi che possiamo fare, questa volta, sono dipendenti da cose che noi assolutamente non possiamo controllare. Diciamo che la volontà di andare in America ci sarebbe, però sappiamo benissimo che è difficoltoso creare questa “bolla”, come la chiamano, all'interno della quale isolare i giocatori e tutto il sistema torneo.  L'Atp si sta muovendo però purtroppo penso che dobbiamo essere pronti ad accettare quello che viene.  La scelta di questo metodo di classifica rivisto (considera i 18 migliori risultati degli ultimi 22 mesi anzichè delle ultime 52 settimane n.d.r) potrà anche essere criticabile sotto alcuni aspetti però penso anche che sia impossibile accontentare tutti. Ci potrà essere qualcuno penalizzato però a me piace come è stata impostata e mi sembra una cosa equa. In questo momento dubito che qualcuno possa avere idee diverse che non finiscano per scontentare ancora più persone.  Secondo me il calcolo che mantiene i punti degli ultimi 22 mesi dà la tranquillità ad alcuni giocatori di poter rinunciare a qualche torneo, rinunciando anche a gonfiarsi le tasche perché il tennis per i professionisti è un lavoro. Chi rinuncia a lavorare, quindi al guadagno, però non compromette la carriera, non perde lo status nel ranking.  Se uno decide di non andare agli US Open, perché effettivamente ci può stare di avere timore o di non essere tranquilli, la cosa migliore è che possa non perdere punti”. 

"il nuovo sistema di classifiche mi sembra il giusto compromesso"

“Chi invece decide di andare a New York si può gonfiare il portafoglio e prendere punti se fa un risultato migliore dell'anno precedente. Di questo ho parlato anche con Matteo prima che ci fosse la “call” con tutti i giocatori Atp, quasi 500 persone, e avevamo convenuto insieme che questa potesse essere la decisione migliore da prendere. In questo modo i giocatori possono stare tranquilli sulla carriera e anche sul fatto di poter saltare qualche torneo, perché è plausibile che avvenga. Ritengo dunque che sia stata una cosa fatta bene, il giusto compromesso. Penso che sia stato un buon provvedimento parlando non solo come allenatore di Matteo ma anche come persona che ritiene che il bene comune vada salvaguardato”.

Nel caso specifico di Matteo con questo criterio di ranking rivisto ci sono chance importanti di poter andare alle ATP Finals di Londra anche nel 2020. In condizioni normali non sarebbe stato così ovvio e in questo momento della stagione sarebbe stato difficile poter avere una prospettiva così chiara. Questo modifica il vostro modo di ragionare sulla ripresa dei tornei?

"Sicuramente non avremmo avuto questa prospettiva all'inizio del mese di luglio.  Matteo ha giocato un torneo solo e, probabilmente, dovendo scommettere  sulla possibilità di andare alle ATP Finals, non saremmo stati particolarmente sicuri.  Ha fatto il secondo turno agli Australian Open e poi si è infortunato,  ha giocato solo due partite nel 2020. Quindi era impensabile immaginarsi alle ATP Finals di nuovo. È ovvio che adesso è rientrato in corsa. I calcoli vanno fatti ma lasciano anche un po' il tempo che trovano perché poi quello che conta è come si presenterà lui ai grandi appuntamenti, in quale stato di forma".

"Matteo è migliorato. Nella risposta, nel rovescio, in alcuni schemi tattici..."

"Tutto dipende dalla la possibilità di ottenere dei risultati: i punti sono la conseguenza.  Io sono molto fiducioso perché credo che questa pausa gli sia servita per prendere consapevolezza di quello che è successo lo scorso anno, consapevolezza del giocatore che è diventato.  E’ importante realizzare e  fermarsi un attimo perché quando sei dentro al frullatore, come è stato l'anno scorso, giocare di nuovo un torneo dopo l'altro poteva anche destabilizzarlo. In più non ti nego che io credo che Matteo sia migliorato.  E’ riuscito a lavorare durante il lockdown a livello fisico, è riuscito anche a mantenere il suo tennis  e adesso si sta preparando molto bene, con molta voglia.  Ci siamo allenati all'accademia di Mouratoglou.  Io penso che tennisticamente sia migliorato. E' migliorato nella risposta, nel  rovescio. Nel lockdown abbiamo  analizzato delle situazioni che possono tornare utili a livello tattico e quindi io credo che Matteo oggi sia un giocatore migliore di come l'avevamo lasciato dopo gli Australian Open”.

Le prime partite in queste esibizioni come l’Uts o il Thiem's7 a Kitzbuhel lo hanno mostrato in buona condizione, per quanto possono valere...

“Sì, è vero. Io credo che una cosa importante è che lui stia anche sfruttando questa opportunità, quella di giocare con con gente come Thiem,  come Tsitsipas o Goffin,  cosa che fino a un anno fa era molto più difficoltosa.  Penso che il fatto di poterti allenare e di competere frequentemente con giocatori di questo calibro finisca per tirare fuori in automatico questo livello.  Come quando hai davanti una lepre: sei stimolato. Comunque, tornando alla domanda di partenza e cioè alla considerazione di meccanismi di classifica, certamente qualche calcolo sarà importante farlo. Sono calcoli che deve fare l'allenatore, sapendo che magari con una certa classifica il suo giocatore parte un turno avanti e va tenuto conto nei ragionamenti sulla programmazione, legati ai punti e i tornei".  

"Sugli usa i dubbi sono ancora tanti: male che vada si ripartirà dalla terra battuta: madrid, roma, Parigi"

“Quella di lavorare bene sulla programmazione è una sensibilità che un allenatore deve avere e tenere a mente. Per esempio la scelta di non giocare tornei nelle settimane precedenti agli Slam, per caricarsi bene di energie e allenarsi in funzione di quelle prove, (rinunciando magari ai punti di un torneo minore) si è rivelata vincente. Lo scorso anno prima di Wimbledon Matteo ha saltato Eastbourne. Prima degli US Open, anche se aveva poche partite sul cemento, abbiamo deciso di non andare a Winston Salem  per arrivare a New York un po' di giorni prima del torneo, allenarci e caricare le batterie. Alla fine sono stati i due Slam dov'è andato meglio. Quindi, come vedi, qualche calcolo si fa ma solo per giocare meglio. A questo punto l'augurio che possiamo farci tutti è di riuscire davvero a giocare, a ripartire con i tornei. Questa è la cosa più importante”.

Avete ancora dubbi?

“Dubbi sugli Us Open ce ne sono ancora tanti e non sono solo nostri: la situazione negli Usa e il loro sistema sanitario non fanno stare tranquillo nessuno, che sia italiano, spagnolo, francese, tedesco o russo. Male che vada si ripartirà dalla terra battuta. Madrid, Roma, Parigi: ci vediamo di sicuro là”.

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